Siria, allarme dei generali americani: l’aviazione è «impreparata» per un attacco

Di Redazione
04 Settembre 2013
Tutti i capi di Stato maggiore, guidati dal generale Martin Dempsey esprimono riserve su un'operazione in Siria

L’ipotesi americana di una guerra “lampo” in Siria, come rappresaglia per il presunto uso di armi chimiche da parte di Bashar al-Assad, non è solo un problema di politica internazionale. Il giornale israeliano Haaretz ha spiegato che alla base dell’indecisione di Barack Obama ci sono anche obiezioni di tipo militare. Una su tutte è la condizione dell’esercito americano e dell’Air Force.

AVIAZIONE INDEBOLITA DAI TAGLI. A denunciare l’impreparazione dell’aviazione americana è il Capo di Stato maggiore dell’Air Force Usa, Mark Welsh. In un incontro con le truppe in una base in Giappone e in un’intervista con Air Force Magazine, Welsh ha dichiarato che i tagli al bilancio del Pentagono hanno colpito duramente la capacità operativa delle forze aeree americane, già impegnate in numerosi teatri nel mondo.

«OPERAZIONE COMPLESSA». Quando il segretario alla Difesa americano Chuck Hagel aveva chiesto ai capi di Stato maggiore di preparare «una serie di opzioni» per l’attacco in Siria, Welsh sostiene di essere stato «schietto» con lui e di aver espresso «riserve circa le truppe necessarie all’operazione, alla capacità, al metodo per portarla a termine, e alle possibili conseguenze», riporta Haaretz. Welsh non è il solo a pensarla così al Pentagono:  «Nel corso degli ultimi otto mesi», spiega, tutti i capi di Stato maggiore guidati dal generale Martin Dempsey «sono stati d’accordo su questo»: «Le sfide che ha davanti l’esercito americano in Siria sono più complesse di quanto non fossero in Libia, alla vigilia dell’operazione dell’estate del 2011».

«ESERCITO IMPREPARATO». La più grande fonte di preoccupazione per il capo dell’Air Force è l’impreparazione dell’esercito. Sono crollate infatti le ore di volo delle squadriglie per le intercettazioni aeree e per il combattimento elettronico, che svolgono le «funzioni più vitali in una qualsiasi operazione aerea contro la Siria». Anche il Generale Burton M. Field, viceresponsabile del personale per le operazioni e i piani dell’Air Force, sostiene che la situazione è grave. Le ore di volo sono state tagliate del 30 per cento e nemmeno la metà delle «forze di combattimento primarie» dell’Aeronautica Militare riescono ad arrivare a un «livello di prontezza» dell’80 per cento. Inoltre, spiega il generale, la massima priorità del Pentagono è stata data alle unità che operano in Afghanistan, alla sorveglianza sul nucleare, alla prevenzione da eventi disastrosi come l’11 settembre e alla protezione della Corea e del Giappone.

CARENZA DI PERSONALE. Esprime i suoi dubbi sull’intervento in Siria anche il direttore generale dell’Air Combat Command, G. Michael Hostage III, che ha lanciato l’allarme per la carenza di personale combattente nell’Air Force. «Se salta in aria la Siria o l’Iran o la Corea del Nord non ho forze a disposizione da mobilitare immediatamente. Devo per forza richiamarle da altri teatri». I tagli, spiega il generale a quattro stelle, non riguardano soltanto le ore di volo, lo stop alle squadriglie per il combattimento elettronico ma anche gli aerei da rifornimento, la formazione avanzata dei piloti da caccia, la formazione delle forze di terra che si occupano della manutenzione aeromobili e del motore.

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