
Simone. Al mio compagno di cella auguro di non essere mai tranquillo

Quarantottesima lettera inviata a tempi.it da Antonio Simone, detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. Qui trovate la lettera che monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, ha scritto a Simone (la lettera può essere sottoscritta). Qui l’intervista di Simone al Corriere della Sera. Qui gli articoli di Simone pubblicati sul Foglio (1 e 2). Qui la lettera a Repubblica. Qui la lettera al convegno “Aspettando giustizia”.
Il mio compagno di cella ha gli anni di mia figlia e io, probabilmente, quelli di suo padre. È uno sano, è buono ed ha un solo problema: far “esplodere” tutto quel che ha di positivo dentro, anziché quella parte cupa che lo ha portato fino in galera.
È molto premuroso con me. Non vuole che io faccia i lavori più pesanti, è attento ai miei bisogni, la sera controlla che io dorma e, con un gesto affettuoso della mano, mi stringe la spalla, quasi volesse proteggermi. Mi vede come uno un po’ anziano, simpatico e rompicoglioni. Una volta ha sfondato il muro dell’indifferenza e mi ha detto: «Secondo me, tu sei buono».
Sono convinto che se abbattesse quello strano muro che a volte ci tiene lontani – come se temesse di invadere la sfera personale altrui, come se temesse di non essere pronto a chissà cosa – e se vivesse la sua esistenza con un compito, ecco, sono persuaso che la sua vita sarebbe una potenza. Ma un compito, da soli, anche quando lo si intravede, è difficile da scegliere e da seguire. Invece, se chiamati da qualcun altro, può farci “esplodere”.
Sto con lui per dirgli che può fare tutto, se risponde, se non sta mai tranquillo.
Ringrazio don Giussani per avermi sempre ricordato e augurato di “non essere mai tranquillo”.
Antonio Simone
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44. I sapienti dei giornali e gli ultimi di San Vittore
43. L’estorsore che mi ha rispiegato don Giussani
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41. Leggere Dostoevskij al gabbio. «Senza scopo non si può vivere»
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31. San Francesco riletto da noi carcerati
30. Il segreto (rivoluzionario) del nuovo compagno di cella
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