Non fatevi ingannare dall’attonito silenzio calato in Europa dopo il referendum

Di Pier Giacomo Ghirardini
17 Dicembre 2016
L’autore di questo capolavoro non è il soldatino Renzi. Lui le ha provate tutte ma solo per portare a termine le riforme dettate dalla Troika

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Pubblichiamo la rubrica di Pier Giacomo Ghirardini contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Lesito del referendum è stato catastrofico ad un punto tale che sarebbe miope attribuirne la colpa solo a Renzi. Pensavo di sommergervi di dati per mostrarvi la correlazione delle percentuali del No per regione con le corrispondenti incidenze dei giovani disoccupati: come ci avevano messo in guardia i sondaggisti, il No è avanzato nella disperazione dei giovani e dei loro genitori, mentre il Sì si è arroccato fra quei grandi anziani pensionati che votano Pd convinti che sia ancora il partito dei “veri compagni”, con la stessa lucidità con cui si ostinano a fare fantasie sconce sulle coetanee vedendole belle e fresche come quando avevano diciott’anni.

Solo nel “triangolo della morte”, dove alcuni di questi vecchietti da giovanotti impazzavano (angariando e talvolta ammazzando poveri cristi, preti e seminaristi), e in qualche altra paciosa provincia della Toscana e dell’Umbria dove la prima industria è “il partito”, il Sì l’ha sfangata. E in Alto Adige, ci mancherebbe, col ben di Dio che gli mandiamo per far sciare i nuovi ricchi a spese nostre.

Ma l’autore di questo capolavoro che riporta indietro l’orologio della storia italiana al suo ultimo 8 settembre in ordine di tempo (la defenestrazione di Letta), non è il “soldatino Renzi”. Renzi ha solo obbedito alla missione per la quale il suo esecutivo è stato concepito: realizzare le “riforme” imposte dalla Troika e dalla Germania, esemplificate nella famosa lettera di Draghi: povertà, disoccupazione e la virtuale perdita totale di sovranità del nostro paese è stato il compromesso negoziato dai “poteri forti” italiani per conservare i propri asset e i propri privilegi.

No, Renzi non ha lasciato nulla di intentato per portare a compimento la missione: come ha tenuto a sottolineare nel suo discorso di dimissioni, ha tentato anche l’impossibile per vincere il referendum – e badate bene, non stava giustificandosi con i suoi elettori, ma con i suoi “generali”. Con i vecchi e i nuovi Badoglio che già il 5 dicembre ci hanno annunciato per radio che la guerra continua, al fianco dell’alleato tedesco – che sta facendo fuori “ben altri” leader europei a un ritmo degno della Casetta Rossa di Cefalonia. Cameron. Hollande. Renzi – non sarà l’ultimo.

Per cui non parlateci, per cortesia, di politica italiana. E se qualche cosa vi è ancora restato, fino ad adesso – un pezzo di sanità pubblica che funziona, un comune che riempie le buche nelle strade, la vostra casetta, uno straccio di contratto a tempo indeterminato – non fatevi ingannare da questo totale inconcepibile attonito silenzio che è calato dopo l’esito del referendum: è solo la canna della mitragliatrice che deve raffreddarsi.

Foto: Ansa

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