
Non fatevi ingannare dall’attonito silenzio calato in Europa dopo il referendum

Pubblichiamo la rubrica di Pier Giacomo Ghirardini contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)
L’esito del referendum è stato catastrofico ad un punto tale che sarebbe miope attribuirne la colpa solo a Renzi. Pensavo di sommergervi di dati per mostrarvi la correlazione delle percentuali del No per regione con le corrispondenti incidenze dei giovani disoccupati: come ci avevano messo in guardia i sondaggisti, il No è avanzato nella disperazione dei giovani e dei loro genitori, mentre il Sì si è arroccato fra quei grandi anziani pensionati che votano Pd convinti che sia ancora il partito dei “veri compagni”, con la stessa lucidità con cui si ostinano a fare fantasie sconce sulle coetanee vedendole belle e fresche come quando avevano diciott’anni.
Solo nel “triangolo della morte”, dove alcuni di questi vecchietti da giovanotti impazzavano (angariando e talvolta ammazzando poveri cristi, preti e seminaristi), e in qualche altra paciosa provincia della Toscana e dell’Umbria dove la prima industria è “il partito”, il Sì l’ha sfangata. E in Alto Adige, ci mancherebbe, col ben di Dio che gli mandiamo per far sciare i nuovi ricchi a spese nostre.
Ma l’autore di questo capolavoro che riporta indietro l’orologio della storia italiana al suo ultimo 8 settembre in ordine di tempo (la defenestrazione di Letta), non è il “soldatino Renzi”. Renzi ha solo obbedito alla missione per la quale il suo esecutivo è stato concepito: realizzare le “riforme” imposte dalla Troika e dalla Germania, esemplificate nella famosa lettera di Draghi: povertà, disoccupazione e la virtuale perdita totale di sovranità del nostro paese è stato il compromesso negoziato dai “poteri forti” italiani per conservare i propri asset e i propri privilegi.
No, Renzi non ha lasciato nulla di intentato per portare a compimento la missione: come ha tenuto a sottolineare nel suo discorso di dimissioni, ha tentato anche l’impossibile per vincere il referendum – e badate bene, non stava giustificandosi con i suoi elettori, ma con i suoi “generali”. Con i vecchi e i nuovi Badoglio che già il 5 dicembre ci hanno annunciato per radio che la guerra continua, al fianco dell’alleato tedesco – che sta facendo fuori “ben altri” leader europei a un ritmo degno della Casetta Rossa di Cefalonia. Cameron. Hollande. Renzi – non sarà l’ultimo.
Per cui non parlateci, per cortesia, di politica italiana. E se qualche cosa vi è ancora restato, fino ad adesso – un pezzo di sanità pubblica che funziona, un comune che riempie le buche nelle strade, la vostra casetta, uno straccio di contratto a tempo indeterminato – non fatevi ingannare da questo totale inconcepibile attonito silenzio che è calato dopo l’esito del referendum: è solo la canna della mitragliatrice che deve raffreddarsi.
Foto: Ansa
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