In Sicilia 400 persone senza lavoro per i ritardi della magistratura

Di Chiara Rizzo
16 Luglio 2013
A Ragusa tre villaggi turistici sono stati sequestrati per presunti illeciti ambientali a gennaio e oggi sono ancora chiusi.

«Ovviamente non appena entra in gioco la magistratura non si può fare altro che aspettare i suoi tempi tecnici» esordisce con un sospiro Angelo Gulizia, segretario provinciale di Ragusa della Uil tucs, parlando con tempi.it della vicenda di 400 persone rimaste senza lavoro nella provincia siciliana. Si tratta dei dipendenti di tre villaggi turistici molto noti nella zona, che sono stati sequestrati il 19 gennaio 2013, nell’ambito di un’indagine sull’inquinamento marino nei dintorni delle strutture, condotta dalle procure di Modica e di Catania. Si tratta di villaggi che ospitavano sino a mille turisti al giorno nei mesi estivi, e quindi che riuscivano ad affrontare la crisi economica, dando occupazione. Ma per il ritardo nelle procedure giudiziarie, dopo più di sei mesi, i villaggi non hanno potuto più riaprire i battenti. «Domani noi sindacati saremo al tavolo tecnico con il presidente della Regione Rosario Crocetta: la stagione quest’anno è andata perduta, ma speriamo di non perdere del tutto i villaggi» riprende Gulizia.

Perché si è arrivati ai sequestri giudiziari dei villaggi?
È stata aperta un’indagine per presunto traffico illecito di rifiuti di una società che si occupa del servizio nella zona. Il 19 gennaio, su ordine del Gip di Catania, è scattato il sequestro dei villaggi turistici Marsa Siclà e Baia Samuele per verificare se gli impianti fossero a norma e che fossero in grado di smaltire i reflui anche con presenze importanti. Tra l’altro sono nella zona della “Mannara”, immortalata nei romanzi del Commissario Montalbano, e molto gradita dai turisti. Si tratta di villaggi nati diversi anni fa, che hanno probabilmente impianti datati. Secondo l’accusa sarebbero stati smaltiti illegalmente in mare i reflui fognari delle strutture, grazie anche a due funzionari comunali che avrebbero dato alle strutture pareri favorevoli allo scarico senza effettuare controlli adeguati. Poco tempo dopo, è stato sequestrato anche un terzo villaggio, Marispica, sempre con le stesse motivazioni. Il problema è che la vicenda si sarebbe dovuta chiudere al massimo tra fine giugno e inizio luglio. Purtroppo il consulente tecnico della procura, a fine giugno, invece ha presentato una nuova richiesta di proroga delle indagini.

Perché questo ritardo? Non era possibile in sei mesi mettere in regola le strutture e riaprirle?
È questa la domanda che ci poniamo anche noi sindacati. La proprietà del villaggio di Marispica, e per quello che so anche i proprietari delle altre due strutture, hanno subito detto che erano pronti a compiere tutte le operazioni e gli investimenti necessari per riaprire i villaggi. E invece, di proroga giudiziaria in proroga, siamo arrivati ad oggi, con 250 dipendenti che non possono lavorare. Contando anche l’indotto, ci sono 400 persone a casa.

E in tutti questi mesi i sindacati non hanno chiesto spiegazioni dei ritardi alla magistratura?
Certo, e noi sindacati ci siamo rivolti anche al prefetto, che ha analizzato la problematica e ci ha risposto che non si può non cedere ai tempi della magistratura e delle indagini. Solo che la nostra domanda rimane lo stesso senza risposta: perché sino ad oggi, pur con la disponibilità della proprietà di dar corso alle modifiche, non si è trovata una soluzione? È possibile che le indagini siano state prorogate perché ci sono elementi che noi non conosciamo, ma nessuno ci ha dato alcuna spiegazione.

È previsto oggi un tavolo con l’assessore regionale al Territorio e ambiente, Mariella Lo Bello, e con Crocetta. Cosa accadrà?
C’è già stato un impegno, assunto più di un mese fa, dell’assessore per verificare tutte le possibilità di far accedere questi lavoratori agli ammortizzatori sociali in deroga. Noi sindacati stiamo chiedendo l’intervento del presidente Crocetta non solo per concedere questa deroga. Vogliamo anche che il presidente della Regione chieda a chi di competenza di accellerare i tempi per la riapertura delle strutture. È chiaro che la stagione 2013 è saltata, ma non vogliamo che saltino in maniera definitiva i tre villaggi. Vanno accertate le responsabilità degli illeciti, ma va anche accertata la responsabilità di chi non ha permesso di avviare in tempo le bonifiche necessarie, lasciando 400 persone per strada.

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2 commenti

  1. oikos

    Qua non si sta parlando di soldi pubblici ma di un impedimento creato dalla magistratura ad un’ attività privata ….come al solito la mamma dei cretini è sempre incinta …

  2. blues188

    Perché si parla della Sicilia? Tutta l’Italia è nelle stesse condizioni. E le altre regioni non ricevono l’oceano di soldi che riceve (e spreca ampiamente) la regione siciliana.

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