
Sicilia, Bianco e Crocetta trascinano il Pd. Senza Berlusconi il Pdl non vince
C’era una volta la Sicilia del 61 a 0, del “cappotto”, o del Pdl pigliatutto. Ora non c’è più: quattro capoluoghi di provincia su quattro vedono il centrosinistra in testa, o già sulla sedia del sindaco, mentre il Pdl nemmeno riesce ad arrivare al ballottaggio: «È questo il dato che sicuramente fa più riflettere» spiega Andrea Lodato, editorialista de La Sicilia, il principale quotidiano dell’isola con sede a Catania: «Ma la vittoria del Pd è stata più trainata dalle personalità mediatiche che dal partito in sé».
Stamattina Catania si è svegliata con il nuovo sindaco, Enzo Bianco, che torna dopo due amministrazioni (nell’88 e poi dal ’93 al 2000): è sempre stato molto amato dai catanesi. Ci si aspettava una sua vittoria al primo turno?
No, e so che non se lo aspettava nemmeno lui nonostante avesse delle liste molto forti che lo sostenevano, liste contaminate da personaggi di “centrodestra”: fuoriusciti dall’Mpa e transitati nell’Udc o nel Pid. Non era immaginabile una vittoria al primo colpo, soprattutto perché ci si aspettavano risultati diversi dagli altri candidati, non tanto quello del Pdl, Raffaele Stancanelli (36 per cento), ma soprattutto del M5s, bloccato sotto la soglia di sbarramento, col 4 per cento, e di una lista civica di un professore di economia, che invece ha avuto solo il 7 per cento (partendo da zero). Bianco, al di là di tutto, vince perché ha esperienza nell’amministrazione, ed capace di intrecciare tanto relazioni con il governo nazionale per sbloccare il patto di stabilità, quanto relazioni internazionali con imprenditori o personaggi della cultura. Potrà giocare queste carte, e rappresenta un’amministrazione avvertita come “forte” dai catanesi.
Catania è sicuramente la città più grande tra quelle al voto in Sicilia e la più rappresentativa. Il Pd, con il 9 per cento dei voti, resta dietro comunque come partito al Megafono del governatore Rosario Crocetta (10,7) e al Pdl (13,8). Di chi è il merito della vittoria di Bianco, allora?
Il risultato premia Bianco perché la lista più votata è stata la sua: Patto per Catania con il 14,4 per cento dei voti. Così il neo sindaco si riscatta dalla sconfitta avuta con l’ex sindaco Pdl, Umberto Scapagnini, nel 2005. Ma questa è una vittoria certo anche di Crocetta che ha dato un forte contributo mediatico-popolare. In Regione Crocetta non ha ancora fatto grandi cose, ma sta regalando dei “sogni”, un’idea di rivoluzione che passa come messaggio forte in una terra in difficoltà, dove l’occupazione è sotto al 50 per cento. Bianco a Catania ha fatto un lavoro straordinario: ha mobilitato i giovani, il mondo della cultura e anche lui ha fatto da traino. Il sindaco uscente del Pdl (poi passato a Fratelli d’Italia, ndr) Raffaele Stancanelli è stato un buon risanatore, ma non un buon affabulatore, e non è riuscito a comunicare di essere il sindaco della gente. Bianco invece sì. Stancanelli non era voluto dal suo partito, alla fine è stato un candidato d’emergenza.
La città vive il dissesto delle casse comunali. Quanto ha influito la vicenda sulla sconfitta di Stancanelli?
Non molto credo. Ae qualcuno avesse dovuto pagare quel conto lo avrebbe fatto alle elezioni precedente. Stancanelli ha pagato il fatto che il Pdl non esiste sul territorio, pur avendo preso una buona percentuale come partito. Non lo ha sostenuto. Berlusconi non è venuto a Catania. Evidentemente la percezione dei vertici era che la partita fosse persa in partenza. Alle precedenti elezioni, il Cavaliere era sceso a Catania e alla vigilia del voto per Stancanelli sbloccò 140 milioni di euro per il risanamento delle casse del comune guidato dall’uscente Scapagnini.
Quale lettura dell’esito generale delle amministrative siciliane si può dare per il Pdl?
Il trend siciliano rispecchia quello nazionale, con il Pd avanti. A Ragusa e Siracusa il Pd va al ballottaggio, ma non contro un candidato del Pdl. Anche in Sicilia il Pdl è allo sbando. Va ricordato che il Pdl che qui in Sicilia sebbene sia stato sempre il primo partito, non ha mai avuto un candidato proprio in Regione, e nelle città siciliane solo Scapagnini o l’ex sindaco di Palermo, Diego Cammarata, erano del Pdl, ed entrambi furono due disastri. In Sicilia c’è sempre stato un voto al leader Berlusconi, ma non ai suoi uomini locali.
E il Pd? Può cantare vittoria?
Sì, si sta riscattando. Fino ad oggi, a livello locale, è stato dilaniato: era arrivato a sostenere il governo Lombardo, con Bianco che si era opposto, e addirittura era stato osteggiato dalla componente cgiellina che oggi invece lo ha sostenuto. Diciamo quindi che è ancora in una fase “magmatica”. In Sicilia era arrivato al minimo storico, adesso risale. Risale trascinato da figure carismatiche come Bianco e Crocetta, che hanno sostituito nell’effetto Berlusconi e Grillo.
A proposito, M5S in Sicilia registra una clamorosa sconfitta: 4 per cento a Catania e Siracusa, 2,5 a Messina, solo a Ragusa giunge al ballottaggio ma con il 9 per cento. Perché?
Paga un conto che va ben oltre il calo fisiologico prevedibile delle amministrative. A Catania, per esempio, ha pagato l’errore clamoroso della scelta del candidato, che qui ha portato alla spaccatura in due gruppi. Per un Movimento che fa della coesione anti-sistema la sua forza, presentarsi con un candidato di compromesso, invisibile, impalpabile, che non si è nemmeno presentata al confronto sulla tv regionale, è causa di sconfitta. Consideriamo poi che a Ragusa invece il candidato partiva nei sondaggi con il 40 per cento ed è arrivato al ballottaggio col 9, a Catania partiva dal 30 e si è fermato al 4: un tonfo che ha quindi una serie di motivazioni solo in parte dipendenti dai problemi nazionali. I candidati non hanno fatto nulla sul territorio, i meetup sulle amministrative non funzionano bene. Teniamo conto che l’affluenza è stata buona alle urne. Il dato di Catania dovrebbe far riflettere a livello nazionale.
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