Se nel regno delle intercettazioni ci s’indigna quando le spie spiano

Di Berlicche
04 Novembre 2013
Vatileaks era un gioco pulito, origliare la Merkel è sporco? Da diavolo non so se rallegrarmi più per la doppia misura o l’ingenuità di chi si scandalizza

Mio caro Malacoda, lo spionaggio è reato? Dipende chi lo fa, chi lo subisce, chi lo divulga. L’opinione pubblica occidentale scopre con stupore che i servizi segreti spiano. Spiano anche gli alleati. Di più, spiano i diplomatici dei paesi alleati, finanche i politici, addirittura i leader.

Non si fa! Sentenziano i giornali che di spiate vivono. Non si fa! Dicono gli uomini di legge che di spioni abbisognano per i loro processi (loro li chiamano pentiti, gli ex sodali degli spioni traditori). Non si fa! Si indignano i teorizzatori della trasparenza assoluta di ogni palazzo. Non si fa! Si scandalizzano i puri che irridevano gli ultimi garantisti al motto “Intercettateci tutti, noi non abbiamo nulla da nascondere”. Non si fa!

Resto sempre meravigliato di come i moralisti “senza se e senza ma” che abbiamo allevato in questi decenni siano sempre pronti a sposare qualsiasi causa possa permettergli di alzare il dito contro qualcuno. A volte con ampia soddisfazione, a volte – è il caso dell’America democratica e liberal di Obama – con qualche malcelato imbarazzo. Ma non c’è pregiudizio politico favorevole che tenga, la possibilità di fare la morale a qualcuno vince su ogni titubanza. E su ogni forma di coerenza, sino alla caduta nel ridicolo, involontario quanto incosciente.

Il giornalismo italiano è stato per anni un occhio sbarrato dietro a un buco della serratura, un orecchio appoggiato a una cornetta del telefono piuttosto che a una parete. Trascrizioni di conversazioni di un capo di governo, di un presidente della Repubblica (queste ascoltate ma non diffuse, se non nell’argomento supposto), origliamenti etici e pubblicazioni virtuose in nome del diritto del cittadino a essere informato.

Abbiamo letto la corrispondenza di un leader religioso, nonché capo di uno Stato estero. Ed era giusto, doveroso, morale, catartico farlo. Deontologicamente obbligatorio in nome della trasparenza, della pulizia, della buona fede di chi spiava, della sua volontà di purezza dell’istituzione che serviva e che voleva servire ancor meglio trafugando e consegnando documenti. Un’attività di spionaggio, non si è bene ancora capito per conto di chi, apprezzata a livello mondiale.

Ora ci dicono che non si fa. Che quello contro il Vaticano era un gioco pulito, quello contro Angela Merkel è un gioco sporco. Non so se rallegrami di più per la malafede di chi usa una doppia misura o per l’ingenuità di chi si scandalizza. Una cattiva intenzione fa al caso nostro, una buona intenzione sostenuta con stupidità lo fa doppiamente.

Qualunque persona realista sa che in ambito di spionaggio non esistono alleati. Gli Stati spiano per raccogliere informazioni. Lo fanno in segreto, ma non è un segreto per nessuno. Quali decisioni prenda un paese la cui crisi economica o politica può avere conseguenza in uno stato alleato chiunque cerca di saperlo: quali accordi commerciali, quali mosse della Banca centrale… Gli Stati Uniti spiano l’Europa, Israele spia gli Stati Uniti… solo la Francia e la Germania non hanno più un’intelligence?
La parola intelligence mi ha acceso un dubbio. Come sai in politica non esistono i vuoti: che l’overdose di etica riempia una mancanza di intelligenza?

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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