
Se Letta non vuole esser cattolico, non impedisca agli altri di esserlo

«Lo dico da cattolico: se tu non vuoi divorziare non divorzi, se sei contro l’aborto non lo pratichi, se sei contro le relazioni omosessuali sei libero di non averne. Ma non puoi impedire ai tuoi concittadini di fare quel che tu non sceglieresti per te. Questa è la laicità dello Stato, una delle grandi conquiste del nostro mondo. Ora in pericolo»: così Enrico Letta ha esternato il suo pensiero dopo la recente sentenza della Corte Suprema statunitense in tema di aborto in una intervista sulla Stampa dello scorso 28 giugno 2022.
Tre equivoci
Sulle suddette esternazioni molto vi sarebbe da controbattere, ma primariamente occorre sgomberare il campo da almeno tre equivoci, espressione di altrettante falle ideologiche di fondo, che le caratterizzano.
In primo luogo: contrapporre la laicità al cattolicesimo è proprio l’errore ideologico di base della cultura anticattolica che nega e rinnega il fondamento cattolico – sia storico che concettuale – della laicità medesima.
In secondo luogo: ritenere da cattolico che sia “lecito” tutto ciò che contrasta con la dottrina morale cattolica per di più senza avvertire la insanabile contraddizione sostanziale del ragionamento, come se un magistrato ritenesse lecito tutto ciò che può essere compiuto dalla criminalità organizzata o dalla mafia pur continuando a ricoprire il ruolo e la funzione di uomo di legge.
In terzo luogo: la critica di certe pratiche non è necessariamente frutto di una adesione alla Chiesa o alla fede, ma espressione di una razionalità universale in nome della quale si rivela che certe pratiche, come per esempio l’aborto, sono strutturalmente anti-umane.
Cattolici indifferenti
Ciò premesso, non si può fare a meno di rilevare come il pensiero lettiano su questi temi altro non esprime che la sintesi perfetta di quella rivoluzione antropologica in corso da decenni in Occidente quale frutto di tre forze distinte, ma tra loro cooperanti che pervengono ad unità d’intenti e di risultati nello smantellamento della dignità della persona (come scoperta in secoli di civilizzazione filosofica, giuridica e morale della cultura occidentale), cioè il laicismo, il soggettivismo etico e l’utilitarismo.
Come se ciò non fosse ancora sufficiente, dalle parole di Letta emerge un ulteriore dato, cioè l’idea che il cattolico possa e debba rimanere indifferente alle questioni pubbliche e al destino del proprio prossimo.
Come dice papa Francesco
Letta il cattolico, in questa direzione, trascura almeno tre elementi inderogabili.
In primo luogo: per il cattolico la sorte, l’azione, la vita del proprio prossimo non è indifferente stante l’esortazione evangelica ad amare il proprio prossimo (Gv., 13,34), così che le scelte del proprio prossimo non possono essere ritenute (almeno in un’ottica autenticamente cattolica) come puramente private secondo una concezione intimistica più tipica del luteranesimo che del cattolicesimo.
In secondo luogo: come ha scritto papa Francesco «un antropocentrismo deviato dà luogo ad uno stile di vita deviato» (Laudato si’, n. 122), così che non gli stili di vita deviati che sempre più diffusamente oggi si radicano nella civiltà occidentale non possono essere ignorati da chi ritiene di essere autenticamente cattolico.
In terzo luogo: come ha insegnato la Congregazione per la Dottrina della Fede (che per un cattolico autentico dovrebbe rappresentare guida sicura e costante) «la “laicità”, infatti, indica in primo luogo l’atteggiamento di chi rispetta le verità che scaturiscono dalla conoscenza naturale sull’uomo che vive in società, anche se tali verità siano nello stesso tempo insegnate da una religione specifica, poiché la verità è una. Sarebbe un errore confondere la giusta autonomia che i cattolici in politica debbono assumere con la rivendicazione di un principio che prescinde dall’insegnamento morale e sociale della Chiesa» (Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, III,6).
Un problema di ragione
Se Letta e una parte del Pd, dunque, ritengono di poter continuare a definirsi cattolici pur sostenendo politiche, comportamenti e ideologie radicalmente e frontalmente anticattoliche sono ben liberi di farlo, ma non dovrebbero impedire al resto della comunità cattolica di vivere autenticamente il cattolicesimo, cominciando da una adesione profonda e completa alla verità della natura e del magistero, alla luce non soltanto della fede, ma anche e soprattutto della ragione, di quella ragione universale perché depurata da tutte quelle scorie ideologiche di cui Letta e il Pd non riescono a fare a meno.
Foto Ansa
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