Se la democrazia muore è grazie ai democratici che l’hanno resa banale

Di Luigi Amicone
27 Gennaio 2017
Appena uscito dall’angioplastica del suo presidente, il Consiglio dei ministri ha ritenuto opportuno approvare subito i decreti sulle cosiddette unioni civili.
Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante il Consiglio dei ministri, poche ore dopo le dimissioni dal policlinico Gemelli in seguito ad un'angioplastica. Roma, 14 gennaio 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

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Sotto un titolo molto educato (“Silvana De Mari, medico chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice, avverte sui pericoli delle pratiche omosessuali”), gli autori della Zanzara, famosissima trasmissione dell’organo radiofonico di Confindustria, hanno postato su YouTube una strepitosa diretta dell’11 gennaio scorso. Non starò qui anch’io a intrattenere il lettore su un tema che interessa l’estrema propaggine del tubo digerente.

Però, affrontato come l’ha affrontato, uscendone parecchio scornato, il pregevole bullismo nichilista della coppia Cruciani-Parenzo, è un tema che vale la pena riprendere e riascoltare. Naturalmente La zanzara è pungente sulla notizia che, appena uscito dall’angioplastica del suo presidente, il Consiglio dei ministri ha ritenuto opportuno, data l’emergenza che c’è nel paese, approvare subito i decreti sulle cosiddette unioni civili. Capito? Non fai a tempo a dare un po’ di credito all’ultimo obamiano di turno a Palazzo Chigi (ricordate? Ne avevamo parlato bene nella scorsa rubrica, di questo Paolo Gentiloni) che lui subito conferma quel che è. Cioè un secondino gallonato nel carcere della propaganda che le unioni civili, adozioni gay e gender a gogò sarebbero la riforma delle riforme. Il Mondo Nuovo. E via col vento.

Ovviamente qui nessuno si scandalizza più che due persone dello stesso sesso possano essere dichiarate, a rigor di logica marziana, “marito” e “moglie”. Però, se il piallamento della diversità, se l’abolizione della realtà e il far finta che anche la biologia sia uno “stereotipo culturale”, se l’uomo bianco è la sentina di ogni infamia e mai dire che la pastasciutta è meglio del minestrone (che altrimenti fai lo spaghetto che discrimina la verza), se questi sono i dogmi e i tabù dell’Occidente (e dire “uomo” o “donna” è solo un rigurgito di fondamentalismo, o come dice il nuovo dizionario di Oxford, una “post-verità”), a rigor di logica terrena, non dobbiamo neanche scandalizzarci se siamo diventati abitanti di un castello di carte.

Che anche senza il terrorismo vien giù, bastando a farlo crollare il venticello dell’economia scambiata per un valore di algoritmo e l’amore per un atto di erotismo. Ovvero, bastando la confusione generale generata dal traffico dei diritti insaziabili e dalla loro traduzione in leggi positive, dogmi e tabù che impregnano il livello già pre-scolare della nostra vita dentro il Castello. Non sto facendo la filosofia del tramonto dell’Occidente. Ci siamo dentro da un pezzo. E di improbabile c’è solo la ripresa. In effetti, mi dice un avvocato d’affari che trascorre le sue giornate tra il Qatar e New York, «qui viene giù tutto».

Quando torneranno i capitali esteri
Il riferimento è all’Italia. «Che all’estero è ormai percepita come irriformabile». Dove «nessun investitore si sogna di fare investimenti strategici». E rispetto alla quale «gli investitori si dimostrano attendisti, come quel tale che aspettava il cadavere lungo il fiume. Solo allora, e non manca molto, quando saremo finiti gambe all’aria come la Grecia, gli stranieri torneranno e ci acquisteranno a prezzi stracciati».

Se questo fosse giudicato troppo postveritiero, complottardo, inattendibile, pessimismo della fantasia, beh, rimando al realismo del finanziere e proprietario del giornale che molto si è speso perché l’Italia diventasse un cadavere. Però molto educatamente mummificato sotto il profilo politicamente corretto. Ebbene, non più lontano della vigilia della caduta di Renzi, in una articolata e puntuta intervista, Carlo De Benedetti avvertiva che «siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo
conosciute».

In verità la democrazia muore grazie ai democratici che l’hanno resa banale, priva di pensiero e senza radici. Da noi, per esempio, a contribuire a rendere la democrazia un cadavere è bastato un ventennio di perditempo e girotondi manettari. Ventennio in cui i debenedettiani ci hanno dato sotto. E per ottenere cosa oltre ai quattrini di un lodo Mondadori? Per ottenere la morte politica di un leader che aveva bloccato i flussi migratori e aperto la nostra economia agli scambi con l’Oriente. Così, infine, quando la coppia Obama-Merkel decise di far fuori Berlusconi perché era troppo protagonista in Europa, troppo amico della Russia e indipendente nel Mediterraneo, Repubblica e i loro cari gridarono “Urrà”, e meno male che c’è Grillo che ci libererà dalla Casta. E adesso? Adesso, auguri.

@LuigiAmicone

Foto Ansa

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