
Una scuola fatta da scuole. Nasce l’Istituto Carlo Acutis

Una scuola che apre orizzonti educativi finora inesplorati e fatta “insieme” per aiutare meglio i ragazzi a trovare una loro strada. Non soltanto professionale. Si chiama Istituto tecnico Carlo Acutis, partirà con il prossimo anno scolastico e prevede due percorsi quadriennali (uno in Informatica e telecomunicazioni l’altro in Grafica e comunicazione), concepiti in filiera con i principali Istituti tecnici superiori (Its) lombardi e progettati insieme alle aziende con cui la scuola è stata fondata.
È «una scuola fatta da scuole», come recita il titolo dell’incontro di presentazione (venerdì 13 settembre, ore 18, Auditorium Cmc in Largo Corsia dei Servi 4 a Milano) e come testimonia la genesi che vede quattro realtà formative di ispirazione cristiana, da anni radicate nel milanese, impegnate in quest’avventura. Questa nuova scuola sorgerà presso il GiGroup Training Hub e il suo preside sarà Nicola Terenzi, già preside negli ultimi sette anni all’Istituto Candia a Seregno.
Terenzi, perché la decisione di fondare, a Milano, una nuova scuola. Mancava l’offerta formativa?
Non che a Milano mancasse l’offerta formativa in senso stretto. Il motore dell’impresa non è quello. Il fatto è che, negli ultimi anni, alcune scuole del Milanese – che sono la Fondazione Grossman, la Fondazione Mandelli Rodari, la Zolla e Aslam – avevano maturato il desiderio di ampliare la propria offerta formativa. Desideravano, infatti, offrire alle famiglie una scuola che garantisse il medesimo orizzonte educativo sperimentato nella scuola secondaria di primo grado anche nel campo degli istituti tecnici dove, in questo senso sì, l’offerta poteva ancora essere integrata. L’idea di aprire questo tipo di indirizzo va dunque a rispondere a un bisogno importante emerso soprattutto nell’ambito di alcune scuole paritarie cattoliche.
Perché proprio un istituto tecnico nell’ambito della sperimentazione della filiera tecnologico-professionale 4+2 (dove il +2 sono gli Its)?
Non è nuova la pur giusta – anche se a mio avviso parziale – lettura che vede la scuola italiana come un sistema strutturalmente antico e sempre meno in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni di studenti e società. La scelta di andare verso la formula del 4+2 è coerente con la nostra volontà di scommettere su qualcosa di nuovo sia come opportunità di formazione e istruzione sia come possibilità di andare incontro a nuove esigenze. Una scuola nuova, in una struttura nuova, che offre didattica e contenuti nuovi. Quindi la formula non poteva che essere quella del 4+2, della filiera e del campus condiviso con enti di formazione e aziende.
I corsi previsti sono due come due sono le aziende partner (Beta 80 Group e Mr*Digital Education). A quali specifiche esigenze formative si rivolge l’Istituto tecnico Carlo Acutis?
Innanzitutto, ritengo significativo il fatto che due aziende del territorio siano tra i fondatori della scuola. Perché non si tratta di aziende che la scuola chiama come consulenti nella progettazione dei corsi o come partner nell’ambito di percorsi per lo sviluppo di competenze trasversali o per l’orientamento (Pcto). Queste aziende sono parte attiva del progetto e ciò aiuta ad avvicinare il mondo della scuola al mondo fuori dalla scuola. Ma ancora prima che rivolgerci a specifiche esigenze formative, che pure possiamo intercettare e a cui possiamo rispondere con percorsi all’avanguardia, proprio grazie alle due aziende fondatrici, noi puntiamo molto sulla formazione della persona. Che un ragazzo conosca se stesso, le proprie inclinazioni e attitudini, i propri punti di lavoro, che sappia chiedere quando è in difficoltà e sia capace di relazionarsi con adulti e suoi pari, è per noi il punto fondamentale per la formazione dei nostri studenti. L’ambito in cui ciò avviene è quello dell’informatica e della grafica, due indirizzi che riteniamo potenzialmente aperti alla creatività e al pensiero critico. Proprio per questo motivo, abbiamo aggiunto nel piano di studi due materie umanistiche come filosofia e storia dell’arte.
Quanto agli sbocchi professionali in senso stretto, non sono che una delle strade post-diploma che prevediamo: la prima, infatti, è il naturale proseguimento nella filiera con l’accesso all’istruzione tecnica superiore (gli Its, appunto, il +2 della formula); la seconda è l’accesso a università come, per esempio, i Politecnici; la terza è l’inserimento nel mondo del lavoro e l’avvio della propria carriera; la quarta è un anno di lavoro all’estero per maturare ulteriori esperienze personali e professionali inclusa la padronanza di una lingua straniera.
Perché quattro scuole hanno scelto di fare una scuola insieme e non altre quattro da sole?
Dal mio punto di vista di preside, il fatto che delle realtà si mettano insieme per creare un’opera comune è rivoluzionario in sé, o almeno in totale controtendenza con la pervasiva logica contemporanea del “fare da soli”. Intanto, uno, da solo, potrebbe anche non farcela, potrebbe cioè non essere in grado di rispondere a un determinato bisogno che rimarrebbe così disatteso. “Fare insieme”, invece, immaginare insieme un progetto e costruirlo insieme credo che sia da sempre il metodo più generativo e interessante. Oltretutto ha una sua ragionevolezza anche considerando la situazione attuale, tra il calo demografico e un’economia non proprio florida: fondare quattro opere anziché una, pur nate con il desiderio di rispondere a un bisogno concreto, potrebbe diventare un “problema” da gestire. Pertanto, trovo che “fare insieme” sia un suggerimento di metodo prezioso.
Come mai si è deciso di dedicare la nuova scuola al beato Carlo Acutis?
Dovendo immaginare a chi intitolare una scuola tecnica orientata alle competenze informatiche e grafiche, ci è parso di grande ispirazione l’esempio di Carlo Acutis; e non solo perché è considerato il patrono di internet. Carlo Acutis, che presto sarà santo, è infatti un santo “vicino” ai nostri ragazzi, sia per età sia come epoca: ha abitato i loro stessi contesti, anche quelli digitali. In un’epoca e a un’età in cui l’omologazione estetica e comportamentale spinge i giovani sempre più verso standard ideali promossi dai social, la sua celebre provocazione «tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie» è quanto mai attuale e apre molte ipotesi di verifica: cosa significa essere nati originali? Cos’è quest’originalità che ci costituisce? Sono domande importanti, una sana provocazione con cui i ragazzi (ma anche noi adulti) possiamo fare i conti. Guardando, inoltre, a come questo adolescente, che avrebbe potuto essere loro compagno di banco, si è lasciato prendere dall’amicizia per Cristo, la speranza è che anche i nostri ragazzi possano essere messi in contatto con l’ipotesi cristiana che ha guidato e valorizzato i giovani anni dell’adolescenza di Carlo rendendoli intensi e fecondi.
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