Scuola italiana imputato d’Europa

Di Giancarlo Tettamanti
21 Aprile 1999
Già dichiarata ricevibile nell’apposita commissione europea, il prossimo 21 aprile il parlamento di Strasburgo si pronuncerà su una petizione promossa dall’Agesc che chiede all’Europa di intervenire per porre rimedio alle violazioni in materia di parità scolastica e di libertà educativa in Italia. Il punto sulle ragioni (e i numeri) che condannano lo statalismo italiano a fanalino di coda dei sistemi di istruzione occidentali

In Italia, sul fatto che lo Stato non sia in grado di produrre in modo efficiente acciaio, telefoni, mattoni o quant’altro, sembra esservi ormai una convinzione comune. Quando si tratta, pero’, di scuola, diffusa permane l’idea che lo Stato non solo deve avere scuole proprie, ma deve averle in regime di monopolio, lasciando alla società civile soltanto quote marginali ed insignificanti, quasi questa fosse al servizio dello Stato e non viceversa. Ne consegue che, fra i Paesi sviluppati, il nostro è rimasto tra i pochissimi, se non l’unico, a penalizzare economicamente quei genitori che vogliono scegliere una scuola diversa per i propri figli. Siamo di fronte ad una “anomalia” ormai inconcepibile, che non discrimina soltanto i cittadini italiani, ma anche i cittadini europei che, in virtù dei Trattati comunitari, sono liberi di risiedere e lavorare nel nostro Paese, ma non possono altrettanto liberamente scegliere la scuola, statale o non statale, così come invece possono fare nel Paese di origine e negli altri Paesi dell’Unione Europea dove vige libertà scolastica. Di fronte al perdurare di una situazione illogica e contraddittoria, l’Agesc (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) ha inteso coinvolgere il Parlamento Europeo con una “petizione”. Richiamandosi ai principi inerenti le libertà fondamentali, e particolarmente alla “Risoluzione” del Parlamento Europeo del 14 marzo 1984, l’Agesc chiede all’Europa di esprimersi affinché si ponga rimedio alle violazioni in materia di parità scolastica e di libertà di scelta educativa in Italia. La “petizione” – che sollecita un intervento teso al riconoscimento della funzione pubblica della scuola non statale, della libertà della scuola e del rispetto del diritto di scelta dei genitori, e conseguentemente al sostegno economico ad alunni e famiglie mediante la rimozione degli ostacoli che impediscono l’esercizio della libertà di apprendimento e di educazione – è stata dichiarata “ricevibile” dalla apposita Commissione e verrà discussa il prossimo 21 aprile a Strasburgo.

Il fatto che una Associazione cattolica, come l’Agesc, varchi il “palazzo europeo” per rivendicare un diritto di libertà per tutti, è avvenimento di grande rilevanza sociale e politica: auspicabile che in quella sede si riconosca che la libertà di educazione e di insegnamento è valore universale irrinunciabile, da realizzarsi all’interno di una Europa che non può ritenersi unita soltanto in virtù della “moneta unica”, e che si avviino le procedure per una concreta armonizzazione dei sistemi scolastici dei vari Paesi membri.

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