
Scuola cattoliche scuole per tutti
Alzi la mano chi, nel corso di una discussione sulla parità scolastica, non si è mai sentito accusare di voler provocare, attraverso la parificazione finanziaria fra statale e non statale, la “balcanizzazione” del sistema scolastico in ghetti confessionali l’un contro l’altro armati. Eppure l’immagine delle realtà educative promosse dal mondo cattolico come grigi lidi di conformismo e di lavaggio del cervello a fini di proselitismo è una menzogna propagandistica che grida vendetta al cielo. Se ne è detto consapevole persino il ministro Luigi Berlinguer, che nel suo intervento all’assemblea nazionale della Fidae di un mese fa ha trovato il modo di prendere in giro i presenti con un argomento ineccepibile: “Voi cattolici non sapete proprio “vendere” il vostro prodotto, le vostre scuole sono le più pluraliste del mondo”. Alla battuta il ministro ci era arrivato evocando una sua visita all’università Nanzan dei missionari Verbiti a Nagoya, la migliore università privata del Giappone sud-occidentale, dove la quasi totalità degli studenti non è cattolica, e quel che ha detto è la pura verità.
Pochi i cattolici nelle scuole cattoliche Peccato che il provincialismo e la doppiezza dello schieramento anti-parità italiano mantengano un velo di ignoranza su questa realtà: le scuole cattoliche nel mondo sono un esempio di convivenza fra diversi, di accettazione dell’altro e di promozione delle potenzialità di tutti. Ovunque gli studenti non cattolici sono numerosi, e in alcune rappresentano la quasi totalità degli iscritti.
Statistiche generali sulla loro partecipazione alle scuole cattoliche non ne esistono, ma numeri e fatti che confermano le parole di Berlinguer abbondano. Basti pensare che i due quinti degli oltre 5 milioni di bambini che nel mondo frequentano scuole elementari cattoliche e i tre quinti dei 25 milioni e mezzo di ragazzi che frequentano scuole medie inferiori e superiori cattoliche si trovano in Africa o in Asia, due continenti dove i seguaci del Papa sono rispettivamente appena il 15 e il 3 per cento. In casi estremi, come per esempio in Giappone, in Thailandia e in Nepal, il numero degli studenti delle scuole cattoliche è uguale o superiore a quello di tutti i cattolici del paese! In Thailandia infatti i primi sono 373 mila, e i secondi solo 260 mila, in Nepal i primi 7.500 e i secondi solo 6 mila. Questo vuol dire che i non cattolici nelle scuole confessionali thailandesi e nepalesi e nelle prestigiose università cattoliche giapponesi rappresentanto il 95 per cento degli iscritti! Al Collegio femminile del Sacro Cuore di Tokyo, una delle più prestigiose scuole superiori della capitale, le studentesse cattoliche sono appena il 20 per cento. In altri paesi del terzo mondo dove il credo di Roma è fortemente minoritario viene seguita, di fatto, la politica del fifty-fifty: in Senegal o fra gli arabi israeliani, realtà fortemente islamizzate, nelle scuole create dalle diocesi o dagli istituti religiosi gli studenti musulmani sono il 50 per cento. Ma anche nella vecchia Europa la composizione fortemente multireligiosa delle scuole cattoliche non è più un’eccezione: nella cattolicissima Spagna, dove il 20 per cento della popolazione scolastica frequenta scuole diocesane e religiose, nei quartieri di Madrid dove più intensa è la presenza di immigrati per lo più di religione islamica le scuole cattoliche accolgono numerosi figli di Allah. E’ il caso della scuola materna “Nuestra Senora de las Victorias” al Tetuan e del collegio “Beata Maria Ana de Jesus” all’Arganzuela. Lo stesso accade nei quartieri marginali delle città francesi e belghe: la maggioranza dei 450 studenti del liceo cattolico Charles de Foucald presso Porte de Chapelle, a Parigi, è musulmana. Per non parlare della Bosnia, dove per l’arcivescovo Vinko Pulic è un punto di onore che le scuole diocesane siano realmente multietniche e multireligiose come è sempre stata la capitale Sarajevo: due anni fa le “Scuole per l’Europa” del cardinale, dove studiano gomito a gomito studenti e studentesse cattolici, musulmani e ortodossi, trovarono sostegno in Italia attraverso l’operazione “Mille scuole per mille borse di studio”, che si rivolse agli studenti delle scuole italiane per finanziare le borse in questione.
Gli anticlericali ci mandano i figli Che le scuole cattoliche non siano viste in nessun posto al mondo (tranne che presso alcuni sindacalisti scolastici italiani) come pericolosi centri di lavaggio del cervello è dimostrato anche da un curioso fenomeno: spesso sono proprio i leader politici e le autorità tradizionali più lontane dal cristianesimo a mandare i propri figli a studiare nelle scuole cattoliche. Capita a Kaolack in Senegal, dove il leader locale del gruppo musulmano più radicale ha due figli nella scuole cattolica, ma capita anche a Nazareth, dove un deputato del Movimento Islamico al Parlamento israeliano fa frequentare ai suoi tre figli l’istituto tecnologico dei salesiani diretto da un italiano, don Antonio Scudu. A Bissau, nell’omonima Guinea ex colonia africana portoghese, un altro italiano, il padre Dioniso Ferraro del PIME, ha fondato un liceo diocesano frequentato dai giovani dell’élite della capitale. I loro genitori fino all’altro ieri si proclamavano marxisti-leninisti ed avevano nazionalizzato tutte le scuole dei preti dell’epoca portoghese. Poi però si sono accorti che il livello delle scuole statali, dove insegnavano docenti cubani sulla base di programmi preparati nella Germania dell’Est comprendenti lezioni di ateismo e di militanza politica, era deplorevole al punto che ai loro figli era poi negato l’accesso nelle università portoghesi. Così nel 1982 hanno deciso di permettere ai missionari di aprire il loro liceo, dove l’insegnamento è fornito da suore benedettine brasiliane: “Abbiamo 500 studenti -si lamenta padre Dioniso-, se riuscissi a convincere le suore a fare due turni ne avremmo mille”. Fucina della classe dirigente del PSOE, il Partito socialista spagnolo, anche le più prestigiose scuole cattoliche di Madrid: Nuestra Senora del Recuerdo e Nuestra Senora del Pilar. In Giappone ha studiato presso le suore del Sacro Cuore nientemeno che l’imperatrice Michiko, che dopo il matrimonio con l’imperatore è diventata a tutti gli effetti una semi-dea del pantheon scintoista, la religione nazionale giapponese. In Nepal, dove l’induismo è religione di Stato ed è vietata qualunque forma di proselitismo religioso, a chiamare prima i gesuiti e poi altre congregazioni religiose cristiane per istituire scuole di ogni ordine e grado è stato il monarca Birendra Shah Dev, il cui anniversario di incoronazione è anche giornata nazionale dell’educazione. Negli Emirati Arabi Uniti è stato l’emiro di Abu Dhabi, Zaid bin Sultan an-Nahayyan, a caldeggiare l’arrivo delle suore salesiane e l’apertura della loro scuola per ragazze.
Perché le scuole cattoliche nel mondo incontrano tanto successo di pubblico e di critica? Perché sono delle ottime scuole, perché rispettano le diversità e perché curano la formazione integrale della persona più delle statali. Queste tre risposte si ritrovano, singolarmente o tutte insieme, un po’ dappertutto. “In tutti i paesi di recente indipendenza la scuola cattolica gode di un prestigio grandissimo -dice padre Piero Gheddo, 72enne missionario-giornalista di lungo corso-. In India, in Thailandia, in Giappone, ad Hong Kong le scuole cattoliche sono onoratissime e sono frequentate quasi totalmente da non cristiani. In Africa quasi tutti i capi di Stato sono passati attraverso le scuole cristiane, cattoliche o protestanti: sopra un certo livello non ce ne sono altre. Normalmente, soprattutto nell’Africa e nell’Asia anglofone, sono quelle che ottengono i migliori risultati a livello nazionale alla fine dell’anno”. Anche nei paesi industrializzati vale la stessa tendenza: negli Stati Uniti solo il 3 per cento degli allievi delle scuole cattoliche abbandona gli studi, mentre negli istituti pubblici l’incidenza è del 14 per cento; il 95 per cento di essi arriva al diploma, contro una percentuale del 66 per cento nelle scuole statali; l’83 per cento degli studenti provenienti dalle scuole cattoliche si iscrive all’università contro il 52 per cento dei loro colleghi provenienti dall’istruzione statale. Secondo uno studio della Heritage Foundation nel 72 per cento dei casi gli studenti di colore che escono dalle scuole cattoliche hanno una conoscenza della matematica migliore di quella dei neri che frequentano le scuole pubbliche.
Zattera di salvataggio per musulmani e giapponesi Oltre alla qualità dell’insegnamento, è molto apprezzata la capacità di accoglienza di persone di altre religioni. “Gli immigrati musulmani nei quartieri popolari delle grandi città europee preferiscono per i loro figli le scuole cattoliche -spiega Cristiana Caricato, inviata che ha realizzato servizi sulle scuole cattoliche nel mondo per SAT 2000, la tivù della Cei-. Rappresentano un’oasi di pace in quartieri turbolenti, dove le scuole statali conoscono un clima di violenza, rispettano la dieta alimentare islamica e il digiuno del Ramadan, che non trovano altrettanta comprensione nelle scuole statali. Le famiglie musulmane conoscono l’ispirazione cristiana del progetto educativo di queste scuole, ma sono certi che la loro identità religiosa sarà rispettata”. Infine, le scuole cattoliche sono viste come un ambiente ideale per lo sviluppo integrale della persona e per un’educazione che non si limita alla trasmissione di nozioni. Il caso più lampante è quello del Giappone.
Il boom delle scuole cattoliche di ogni ordine e grado è dovuto al clima di disumanità che regna nelle altre scuole nipponiche, dove ogni istante della giornata è scandito dallo stress di una competizione senza respiro e dall’agonismo di una selezione che costringe a vedere negli altri solo degli avversari da superare sin dalla scuola materna. I frutti avvelenati di questo sistema stanno arrivando a maturazione: l’anno scorso 120 mila studenti si sono rifiutati di tornare a scuola, molti di loro sono caduti vittime di malattie psicosomatiche. Nelle scuole del paese si sono compiuti 60 omicidi, spesso si è trattato di insegnanti uccisi da studenti. “L’educazione cattolica forma personalità autonome e aperte al mondo -spiega padre William Currie, rettore della Sophia University di Tokyo-, capaci di relazioni umane con gli altri”. In un servizio di Cristiana Caricato si vede una mamma giapponese nei locali della scuola materna Sei Maria gestita dalle suore concezioniste: “Porto qui mio figlio perché le maestre hanno più amore per i bambini che nelle altre scuole”. Tutte le mattine bimbetti e bimbette cantilenano convinti una preghiera a Maria: su 170 i cattolici sono 12. Chissà cosa penserebbero se sapessero che i loro coetanei cattolici degli asili statali italiani a Gesù e alla sua mamma non possono dire proprio niente.
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