Scopriamo la patata di Rotzo

Di Tommaso Farina
31 Gennaio 2011
Cibo dei poveri? Non solo. La patata è un tubero dai mille utilizzi e dalle dozzine di varietà. In Italia se ne possono trovare di eccellente qualità, e ce n'è persino una viola...

Sarebbe troppo semplice e semplicistico dire che la patata è il cibo dei poveri, magari sotto la suggestione del famoso quadro di Vincent van Gogh. Più realisticamente, la patata è cibo di tutti, ricchi e meno ricchi. Il tubero più famoso del mondo è uno degli ortaggi più adattabili: questa caratteristica, unita al prezzo finale abbastanza basso, ne ha fomentato senza tema di smentita la diffusione.
L’Italia è piena di patate celebri, e in qualche modo tutelate: citiamo quella di Starleggia (Sondrio), quella di Gottolengo (Brescia), quella di Martinengo (Bergamo), quella strepitosa di Lomaso (Trento), quella brianzola di Oreno (frazione di Vimercate, Monza e Brianza), quella di Montescudo (Rimini), quella di Montese (Modena). E molte altre che solo per motivi di spazio omettiamo.

 

Una delle più caratteristiche (e buone) è la patata di Rotzo (Vicenza). Rotzo è un paese dell’Altipiano di Asiago: per essere precisi, è uno dei cosiddetti “Sette Comuni”. In questa zona, famosissima per il formaggio omonimo, il suolo morenico e ben drenato (“sciolto”, si dice) ha consentito lo sviluppo di una tradizione di coltivazione delle patate che tuttora è forte di circa 3500 quintali annui, quasi tutti prodotti da aziende a conduzione familiare. La semina della patata non si limita a Rotzo ma è comune ai paesi circostanti. A Roana (Vicenza) ha infatti sede l’azienda agricola di Dino Panozzo (tel. 335311362), che vende patate d’eccellenza, coltivate in più varietà. Ad esempio, la Cicero, oppure la Tonda di Berlino. Stupenda anche da vedere è la patata viola, che è proprio color violetto, come una melanzana. Si presta in particolare alla frittura, come si può intuire dalla foto. In genere, queste patate si possono lessare con la buccia, e servire assieme a un buon pezzetto di Asiago, rigorosamente Stravecchio e d’alpeggio.

 

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