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Scontro tra giudici e politica sull’immigrazione. Sembra l’Italia, invece è la Francia

Di Rodolfo Casadei
20 Febbraio 2025
Il caso Doualemn rinfocola una furia non nuova nel paese per gli interventi a gamba tesa dei tribunali nazionali ed europei in materia di clandestini e sicurezza. «Il diritto si è rivoltato contro il diritto»
Il ministro dell’Interno francese Bruno Retailleau al lancio di una campagna contro le droghe, Parigi, 6 febbraio 2025 (foto Ansa)
Il ministro dell’Interno francese Bruno Retailleau al lancio di una campagna contro le droghe, Parigi, 6 febbraio 2025 (foto Ansa)

L’Italia non è l’unico paese europeo che ha problemi con le corti di giustizia e con le magistrature, siano quelle nazionali o quelle internazionali: basta dare un’occhiata di là dalle Alpi per rendersene conto. In Francia l’esasperazione del mondo politico per gli interventi dei tribunali amministrativi è pari solo a quella per le sentenze della Corte europea dei Diritti umani (Cedu), dalla quale da anni alcune personalità chiedono di uscire, almeno temporaneamente.
Il caso Doualemn
L’ultimo episodio in ordine di tempo è quello che ha innescato lo sfogo di Bruno Retailleau, il ministro dell’Interno neogollista (Les Républicains) del governo Bayrou:

«Si tratta di una persona entrata irregolarmente nel paese per due volte. È stato condannato sei volte dai tribunali e adesso dice che bisogna colpire e far soffrire un oppositore del regime di Algeri. Si tratta evidentemente di un incitamento all’odio, di una provocazione. Ci siamo rivolti alla giustizia, che una prima volta si è pronunc...

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