
Scontri in Egitto: Internet e telefonini bloccati, ElBaradei agli arresti domiciliari
Una vera e propria battaglia urbana è scoppiata in tarda mattinata nel popolare quartiere di Giza, cuore del Cairo, dove subito dopo le preghiere settimanali del preannunciato “Venerdì della Rabbia” migliaia di fedeli hanno intonato canti e slogan contro il presidente Hosni Mubarak. Negli scontri ci sarebbe stato almeno tre morti e decine di feriti.
Il governo egiziano ha ordinato a tutti gli operatori di telefonia mobile di sospendere il servizio in determinate aree del Paese: lo ha reso noto uno dei gestori, la compagnia britannica Vodafone, precisando che si atterrà alle disposizioni ricevute. A tempo debito le autorità hanno assicurato che chiariranno meglio l’evolversi della situazione.
Teatro principale delle contestazioni, il piazzale antistante la grande moschea nella quale aveva appena partecipato al rituale della giornata festiva islamica anche il più famoso dei dissidenti in Egitto, Mohamed ElBaradei, già direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Per disperdere i dimostranti le forze speciali in assetto anti-sommossa, che fin dall’alba erano state schierate in massa per sorvegliare la situazione, hanno puntato contro di loro gli idranti, poi hanno sparato proiettili in gomma, dapprima in aria e quindi altezza d’uomo, mentre lanciavano un fitto sbarramento di gas lacrimogeni.
I manifestanti a quel punto hanno reagito, incominciando a scagliare sassi e immondizia contro gli agenti, e a tempestare di pugni i manifesti con l’effigie del leader egiziano. Scene simili nel frattempo si ripetevano anche in altre citta’, da Alessandria a Suez. “Abbasso Mubarak! Basta con la corruzione!”, sono le grida che si susseguono da un angolo all’altro del Paese. Il governo aveva avvertito che per fare fronte alle proteste odierne avrebbe fatto ricorso a “provvedimenti risoluti”. In piazza sono attesi anche esponenti dei Fratelli Musulmani, principale partito d’opposizione, colpito nella notte da un’ondata di arresti.
Non solo al Cairo, ma in tutto l’Egitto il “Venerdì della Rabbia” proclamato dai dimostranti contro il regime del presidente Hosni Mubarak ha riscosso una grande partecipazione popolare: stando a quanto riferito dai diversi testimoni oculari, da Alessandria ad Assuan, da Suez a Mansoura, decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare. Le autorità non hanno invece fornito alcuna stima. La situazione in molti casi è precipitata rapidamente e dai semplici raduni e cortei seguiti alle preghiere del venerdì si è passati a scontri di piazza con le forze di sicurezza, tavolta anche molto violenti.
Il leader dell’opposizione laica in Egitto, Mohamed ElBaradei, è stato bloccato dalla polizia nei pressi della moschea dove aveva appena partecipato alla preghiera del venerdì. Gli agenti gli hanno proibito di allontanarsi dalla zona, il popolare quartiere di Giza dove nel frattempo erano divampati nuovo disordini. Ora, è stato posto agli arresti domiciliari.
Nella notte, le forze di sicurezza hanno arrestato almeno una ventina di attivisti dei Fratelli Musulmani, principale forza di opposizione: lo ha reso noto il loro avvocato, Abdel-Moneim Abdel Maqsoud, secondo cui si potrebbe in realtà trattare di un numero anche più elevato, giacchè «è difficile calcolare la cifra esatta», ha affermato.
Sempre nella notte, i servizi via Internet sono stati messi fuori uso, con ogni probabilità per ordine delle autorità. La mancata disponibilità del web è stata denunciata da più parti in mattinata: da singoli utenti, ma anche dai gestori dei principali alberghi cittadini. Sembra inoltre che il medesimo fenomeno si sia verificato in molte altre zone del Paese nord-africano.
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