Scaricata (anche dai sindacati) l’infermiera che disse no alla “pillola del giorno dopo”. «Sono disoccupata ma rifarei tutto»

Di Benedetta Frigerio
18 Marzo 2015
Intervista a Margherita Ulisse, che ha perso il posto all'ospedale di Voghera, e al consigliere lombardo Stefano Carugo, che ha portato il suo caso in Regione

MANOVRA: OGGI IL VARO, STRETTA SU SPESE, MA ANCHE TASSENon riesce più a trovare lavoro Margherita Ulisse, l’infermiera dipendente dell’ospedale di Voghera che il 15 maggio del 2014 in pronto soccorso si è rifiutata di somministrare a una ragazza il Norlevo (“pillola del giorno dopo”) illustrandole i possibili effetti abortivi del farmaco.

COSTRETTA A DIMETTERSI. In seguito la giovane ha deciso di denunciare l’infermiera, ma solo a ottobre i media hanno dato eco alla notizia montando un caso intorno all’obiezione di coscienza. Anche se, spiega la Ulisse a tempi.it, «sin dall’inizio del mio lavoro in pronto soccorso, dal settembre 2013, sia il caposala sia il primario sapevano cosa pensavo e come agivo, tanto che per ben sette mesi mi avevano pressata: volevano che tradissi la mia coscienza e più volte mi avevano impedito di realizzare un opuscolo informativo per le pazienti. Quando poi il fatto è stato dato in pasto ai media, sono stata costretta alle dimissioni. “Ulisse, con la coscienza che si ritrova non è proprio adatta al pronto soccorso”, mi dissero».

«TENGA LA COSCIENZA PER SÉ». Dopo la tempesta mediatica, l’azienda ospedaliera ha indagato sul caso per proporre all’infermiera il licenziamento volontario: «Ricordo ancora con tristezza le parole che mi rivolse un dirigente prima delle dimissioni: “Ulisse, mi dia retta, la coscienza se la tenga per sé, compili il foglio del triage e demandi tutto al medico, mi dia retta che le conviene, la giovinezza è una malattia che passa presto!”. Mi hanno lasciata senza alternative: l’azienda non avrebbe aperto il provvedimento disciplinare per omissione d’atti d’ufficio solo se avessi smesso di agire secondo coscienza». Dopo un certo periodo di inattività l’infermiera ha chiesto la revoca delle dimissioni, perché «secondo accordi verbali avrei potuto revocarle senza fretta, dato che non sarebbero state deliberate prima di dicembre». Invece la richiesta revoca non è stata accolta.

SCARICATA DAI SINDACATI. Per difendere il diritto al lavoro della Ulisse e di tutti gli infermieri obiettori, martedì 24 febbraio il consigliere regionale Stefano Carugo ha presentato un’interrogazione in Commissione Sanità. «Perché quando la Ulisse ha chiesto il reintegro in ospedale si è sentita abbandonata perfino dai sindacati che, anziché tutelarla come sarebbe stato loro dovere, le hanno risposto di farsi difendere dal vescovo», spiega Carugo a tempi.it. Racconta l’infermiera: «Mi sono sentita rispondere dai sindacati che “onestamente noi siamo per l’aborto e per la pillola. Capisce?”. Ho fatto notare loro che c’era in gioco un posto di lavoro a causa di una discriminazione, ma la cosa più carina che hanno saputo dirmi è stata: “Se dovessero concederle un altro colloquio ci ricontatti telefonicamente. Buon Natale!”. Beh, sto ancora aspettando».

PILLOLA 5 GIORNI DOPO DAL 2 APRILE IN VENDITA IN FARMACIAIL DETTATO DEONTOLOGICO. Carugo sottolinea che «l’infermiera è stata trattata come se avesse ucciso qualcuno, mentre ha agito proprio allo scopo contrario. Perciò ho fatto notare alla Commissione quanto sia falso il mito secondo cui i medici abortisti sarebbero discriminati dagli obiettori di coscienza». L’assessore ha incalzato anche il direttore generale del’Asl di Pavia: «Gli ho chiesto: “Come difendete voi gli infermieri che, come da statuto, hanno il diritto di esercitare l’obiezione di coscienza?”». La Ulisse, infatti, ricorda che «il nostro codice deontologico recita così all’articolo 8: “L’infermiere, nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche, si impegna a trovare la soluzione attraverso il dialogo. Qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attività in contrasto con i princìpi etici della professione e con i propri valori, si avvale della clausola di coscienza”. Mentre all’articolo 9 si legge che “nell’agire professionale, si impegna ad adoperare con prudenza al fine di non nuocere”. L’articolo 16 poi stabilisce che “l’infermiere si attiva per l’analisi dei dilemmi etici vissuti nell’operatività quotidiana e promuove il ricorso alla consulenza etica”. Il 38, infine, prevede che chi svolge questo mestiere “non partecipa a interventi finalizzati a provocare la morte, anche se la richiesta proviene dall’assistito”».

ESSERE OBIETTORI. La donna vuole denunciare l’assurdità di «uno Stato che avalla la soppressione di piccoli innocenti ma tralascia di aiutare le donne confuse». Per di più c’è un maschilismo nascosto dietro la bandiera femminista, dice, dato che «spesso sono i partner a spingere le donne a chiedere la pillola». Ma perché un caso come il suo dà tanto scandalo quando in fondo non è così difficile farsi prescrivere la pillola del giorno dopo da qualcun altro? «Ricordo un ragazzo che dopo aver parlato con me non ha più proposto l’aborto alla fidanzata. Un mio collega, invece, aveva sconsigliato a una donna l’uso della pillola, poi non aveva più saputo niente di di lei e del suo uomo. Ha incontrato di nuovo la coppia quattro anni dopo: i due avevano deciso di tenere il frutto del proprio amore e che poi hanno avuto altri due figli. Il mio collega aveva semplicemente detto loro: “Ripensateci, sono papà da pochi mesi e vi posso garantire che è davvero bello essere genitori”».

DIRITTI LESI. Se la Ulisse ha rispettato la legge, perché allora si ritrova senza lavoro? Secondo Carugo «è una vergogna, come ho detto in Consiglio: sulla carta si riconosce un diritto che la Regione Lombardia non è in grado di tutelare, anzi ora permette che chi se ne avvalga venga discriminato». L’assessore regionale alla Sanità, Mario Mantovani, ha risposto all’interrogazione di Carugo spiegando che l’infermiera ha rifiutato un’offerta alternativa di assunzione nel reparto di cardiologia avanzata dall’azienda. Ma lei smentisce: «Non è vero, in cardiologia ho lavorato solo un mese, a dicembre, quello di preavviso necessario a non perdere il Tfr». Il caso per Carugo è tanto più emblematico «del pericolo che corrono coloro che non vogliono partecipare all’aborto di bambini. Soprattutto se si tratta di infermieri, ancor meno tutelati dei medici».

«RIFAREI TUTTO». A conti fatti, comunque, l’infermiera non tornerebbe indietro: «Ho studiato e so che per essere certi che l’effetto della “pillola del giorno dopo” sia solo contraccettivo bisognerebbe assumerla entro tre minuti dal rapporto. Quindi non va chiamata contraccettivo, ma “antiannidatorio”, e penso che l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco, ndr) dovrebbe scrivere sui bugiardini la verità. Quindi sì, rifarei tutto, perché chi sono io per impedire a qualcuno di esistere? Rifarei tutto perché desidero che le donne in difficoltà siano sostenute in tutti i modi possibili invece che essere strumentalizzate e lasciate sole. Rifarei tutto perché i miei coetanei (e non solo loro) possano comprendere la grandezza e la bellezza del corpo umano proprio e altrui, dandosi tempo fino a quando non si sentano pronti ad accogliere le conseguenze dei propri atti». E «sì, vale la pena anche di perdere il lavoro per affermare ciò in cui si crede e non barattare la verità».

@frigeriobenedet

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39 commenti

  1. filomena______

    Se l’obiezione di coscienza è un diritto a prescindere, allora un sanitario potrebbe rifiutarsi per esempio di curare un nero o un mussulmano o un criminale o uno che bestemmia ecc.
    Ma cosa stai dicendo, se una legge dello Stato non prevede l’obiezione o esegui la prestazione o cambi lavoro!

    1. To_Ni

      Paragone incongruo.

      Ma coerente con “contraccezione ……. abortiva” (la classe non è acqua).

      Basta chiamare un farmaco “abortivo” … “non abortivo” ed il gioco e fatto.

      Filomena, è da capire, ama l’aborto è calpesterebbe qualsiasi cosa per dimostrarlo. Cosa non si fa per amore? Si diventa pure stupidi, in questo caso benché capisce che il farmaco è abortivo, crea paragoni, definizioni “ad minchiam” .

      1. giovanna

        Il fatto è che prima di aprire la bocca tanto per darle fiato, bisognerebbe avere almeno una minima cognizione di cosa sia l’obiezione di coscienza e di cosa sia , soprattutto, la coscienza !
        Non basta dare la coscienza all’ammasso e tuffarla nella banalità nel male !

  2. Daniele

    Una cosa non mi è chiara: “Licenziata l’INFERMIERA che si rifiutò di somministrare la pillola del giorno dopo”. Infermiera!? La prescrizione dei farmaci non spetta forse ai medici e la loro dispensazione ai farmacisti!? Come mai, allora, nella dispensazione della pillola in questione è stata coinvolta un’infermiera!?
    Detto questo, la Legge italiana garantisce al personale sanitario (medici, farmacisti, infermieri, tecnici, ecc…) il DIRITTO all’obiezione di coscienza qualora vemgano chiamati a svolgere azioni contrarie alla loro coscienza (es. aborti). La pillola del giorno dopo, così come quella dei 5 giorni dopo, ha una DIMOSTRATA efficacia come “farmaco abortivo con meccanismo antinidatorio” (cioè impedisce l’attecchimento dell’embrione – cioè dell’ovulo fecondato – nell’utero: trattasi di aborto), per cui si può fare obiezione di coscienza sia nel prescriverla sia nel dispensarla. L’infermiera in questione non ha perciò commesso alcuna irregolarità, ma ha semplicemente esercitato un proprio diritto. È grave, perciò, che sia stata licenziata per il solo fatto di aver usufruito di un suo sacrosanto diritto. Ed è grottesco che i Sindacati, che difendono tutti i lavoratori (talvolta anche quelli che hanno palesemente torto), abbiano scaricato in quel modo una persona la cui unica “colpa” è stata quella di esercitare un proprio diritto.

    1. filomena_____

      Non è cosí!! L’obiezione di coscienza è prevista nell’applicazione della 194. Altra cosa è la contraccezione (che la si ritenga abortiva o meno) per la quale NON è prevista l’obiezione di coscienza. Il codice deontologico poi in ogni caso non ha forza di legge ma disciplina le professioni sanitarie e tra l’altro è diverso tra professione medica e infermieristica. Inoltre con l’obiezione di coscienza ci si puó rifiutare di eseguire una prestazione ma non si puó impedire che il servizio dove si lavora fornisca la prestazione, cosa che invece ha fatto l’infermiera anche in considerazione che comunque non le spettava prescrivere il farmaco, ma solo inviare la ragazza dal medico.

      1. To_Ni

        Chi te lo dice che si sarebbe trattata di contraccezione. Se l’ovulo era fecondato la pillola avrebbe avuto un effetto abortivo ( il TAR Lazio ammette che è potenzialmente abortivo). Anzi pare che questa cacca di pillola in questo è efficiente come un gerarca nazista. Quindi è inevitabile che l’infermiera si trovasse difronte ad un bivio con la sua coscienza . Un poco come un cacciatore che ha il dubbio se dietro la siepe ha intravisto un uomo e non un coniglio. Quindi non spara.

        Resto dell’idea che se l’infermiera avesse rubato i portafogli o tagliato i copertoni alla macchina della “vittima del diritto negato” a quest’ora lavorava ed i sindacati l’avrebbero aiutata.

        Mobbing abortista.

        Che brutte persone….brutte… bruttissime…. hanno “i diritti” e le necrofile che prendono vita per difenderle.

        1. giovanna

          E’ la prima volta che sento parlare di “contraccezione abortiva” ! Che gnuranza crassa !

          Certo che tocca inventarsele di sana pianta per poter affermare il falso ! Il Norlevo, comunque, rientra in pieno nella possibilità dell’obiezione di coscienza, come Ella One, come qualsiasi atto che possa sopprimere una vita umana.

          E poi, la clausola di coscienza del codice deontologico, capirai, per chi la coscienza l’ha buttata all’ammasso, cosa vuoi che sia.

          Ci vogliono tutti meri esecutori degli ordini, novelli Eichmann.La banalità del male.

      2. Cisco

        @Filomena

        Il diritto all’obiezione di coscienza e’ un diritto umano, a prescindere da quello che dicono o non dicono le legislazioni dei vari stati. In questo caso, peraltro, si trattava di pillola con possibili effetti abortivi come il Norlevo.

  3. filomena.....

    Di fatto la prescrizione del Norlevo non prevede l’obiezione di coscienza, tanto piú se si tratta di un sanitario come l’infermiera in questione che non puó prescrivere farmaci. Si configura invece l’interruzione di servizio visto che non ha svolto l’attività per cui era assunta. Se la coscienza le impediva di rispondere ai bisogni della sua assistita poteva chiedere a una collega di occuparsi del caso e comunque in ogni caso non avrebbe dovuto cercare di divulgare opuscoli contro l’applicazione di una legge dello stato.

    1. giovanna

      Gianni-Filomena, prima di intervenire a vanvera, leggi l’articolo !
      Va bene che una segretaria o addetta alle pulizie di una residenza per anziani ( spero tu non sia infermiera, nemmeno inserviente, nemmeno badante, soprattutto di anziani, come a volte hai fatto intendere , brrrrr ) non è tenuta a conoscere la legge intorno all’ obiezione di coscienza e il codice deontologico delle professioni sanitarie, ma leggere…. saprai leggere !

  4. Cisco

    Massima solidarietà e ammirazione per questa infermiera, che dimostra come lo stato etico-giacobino voglia imporre una visione intollerante della coscienza altrui, alla faccia della sua sedicente laicità.

  5. leo aletti

    Gran parte commenta e basta. Sarò in piazza Cadorna a Milano sabato 11 aprile alle15.

    1. giramondo

      Io il 9 aprile in piazza Verdi alle 18, e allora? Facciamo il giro delle piazze?

  6. Emanuele

    caro Rameto,

    non so a quale legge ti riferisci, ma 194 non crea un diritto all’aborto ma lo tollera solo per gravissimi motivi di salute della madre.

    Ovviamente la pillola del giorno dopo non è certo un salva vita, né la ragazza era in pericolo. Quindi neppure si tratta di un’applicazione del diritto all’obiezzione della 194, ma del rispetto del codice deontologico (come riportato nell’articolo), cui ogni medico deve sottostare indipendentemente dalla struttura in cui opera.

    1. rameto

      Salve Emanuele- Il discorso era un pò più lungo in quanto c’era stato uno scambio di opinioni con To_Ni su un altro caso e tentavo di fargli capire che quello che lui aveva detto nella precedente occasione poteva benissimo applicarsi anche in questo caso dalla parte inversa. Ovviamente la pillola non è un salva vita, il problema è che l’infermiera, proprio perchè tale, non può prescrivere farmaci che sono a cura del medico, e quindi non può nemmeno giudicare se la ragazza fosse o meno in pericolo di vita, semplicemente ha impedito la visita stessa del medico che sicuramente avrebbe prescritto la pillola, o forse no, ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte.

      1. To_Ni

        Cosa che io nego, non vedendo la contraddizione e ritenendo che fai un sillogismo illogico.
        Ho il post in moderazione

      2. Emanuele

        Non voglio entrare nella tua discussione, ma almeno sii preciso. ..

        se fosse come la metti tu, Ulisse avrebbe esercitato abusivamente la professione medica… ma non è stata licenziata per questo, che sarebbe pure un reato. L’Ospedale non è una caserma, lei ha esercitato il suo diritto/dovere di non fare cose contrarie alla sua coscienza (vedi codice deontologico riportato sopra)

        Il punto è che quando dici: ” In un ospedale, sempre per legge, si impone di assumere e tutelare persone che hanno pensieri contrari alla morale ospedaliera”, parli di una legge che non esiste.

        Non esiste neppure una legge che permette la “morale ospedaliera” cui accenni. Infatti, o la pillola del giorno dopo è anticoncezionale (ed allora non ricade nella 194) o è abortiva, come purtroppo è in molti casi, ed allora prescriverla viola la 194 ed è un reato penale.

        Quindi, l’ospedale dovrebbe ringraziare l’infermiera che ha impedito una somministrazione impropria che, se le cose fossero andate storte come a volte accade, avrebbe potuto portare a richieste di risarcimento molto salate.

        1. rameto

          da quel che so, chiaramente letto sui diversi giornali, ,l’infermiera che al momento era al triage che si occupa di accogliere i malati e dirottarli verso i medici specialisti a seconda dei casi, ha di fatto impedito alla ragazza di essere visitata dal ginecologo a cui ella stessa chiedeva la pillola del giorno dopo, che pur essendo considerato un contraccettivo dall’aifa, si acquista esclusivamente su presentazione di ricetta medica. Pertando essendo un contraccettivo a norma di legge, non si può invocare l’obiezione di coscienza, che è comunque tutelata proprio in questo caso specifico dalla L.194 e ss.in cui si parla della possibilità sancita appunto per legge di poter essere obiettiori e non incorrere in sanzioni in caso in cui si esercita tale diritto. Non trovo affatto scandaloso che l’infermiera abbia esposto la sua opinione, trovo invece inappropriato e stupido impedire la visita del ginecologo, che sicuramente avrebbe prescritto il farmaco, ma forse anche no. Poi ribadisco che licenziare una persona per questo motivo mi sembra esagerato, così come mi sembra assurdo, se vero, il discorso fatto dai sindacati, ma questo poi rientrava in un discorso più ampio fatto appunto con To_Ni che riguardava le prese di posizioni di certe persone senza mai considerare gli altri come persone ma solo come nemici.

  7. luca

    Grazie Margherita, un posto lo ritroverai a breve.Pregherò per questo insieme al pensiero che certi direttori Asl,da fare ribrezzo,
    siano più idonei a cambiare le lenzuola sporche negli ospedali piuttosto che dirigere…

  8. Sebastiano

    Mi sono sentita rispondere dai sindacati che “onestamente noi siamo per l’aborto e per la pillola. Capisce?” Per capire, si capisce. Ecco un altro motivo che mi rafforza nella scelta di non essere iscritto a nessuna organizzazione dei suddetti parolai. Grandissima Margherita, avessi un posto di lavoro te lo darei subito.

    1. vitus1976

      E’ la dimostrazione che ormai i sindacati fanno tutto, tranne l’unica cosa di cui si dovrebbero occupare: difendere un posto di lavoro!
      Ricordo che nel 2005 la CGIL si schierò per il referendum contro la Legge 40, quindi a favore del caos scientifico che, successivamente, i compagni togati hanno ripristinato.
      I sindacati non servono a nulla sono sanguisughe!

  9. pietro

    La legge uccide,lo Spirito salva! Auguri Margherita! Sei una persona meravigliosa, coerente nella propria vita tra ciò che credi,ciò che pensi,fai,testimoni! Questa coerenza è frutto di un’armonia interiore,di un cammino di fede, e della gioia che il Signore dona ogni giorno ai Suoi discepoli fedeli! Auguriamo che tutti, credenti e no, possano fare l’esperienza tanto bella e benefica a livello personale,familiare e sociale della Presenza del Signore nella mente e nel cuore che arde d’amore! E’ realtà-verità: fede-speranza-carità… Solidarietà,condivisione,amore concreto. Cultura dell’incontro!! .Oggi, non è un caso,noi cristiani non crediamo al caso,Papa Francesco nell’Udienza Generale del Mercoledì ha elogiato i bambini che sono sempre spontanei,ma hanno bisogno di educatori che li sanno ascoltare,come faceva Gesù:”Lasciate che i bambini vengano a Me!” Però in Italia non ne nascono più… La causa, le cause? lasciamo le analisi al bla bla degli specialisti dell’Educazione,preparazione,formazione umana! La cronaca è molto eloquente: L’uomo è ridotto in un essere disadattato,confuso,disorientato, bisognoso di amore più della vita! L’amore si propone,ma non si impone!
    Buon pomeriggio.

  10. Livio

    Non ho capito in quale misura il farmaco risulta contraccettivo e in quale abortivo. Ci vorrebbe maggiore chiarezza perchè la differenza non è da poco in ambito morale.

    1. giovanna

      Caro Livio, in effetti nessuno studio è riuscito a stabilirlo con sicurezza, anche perché ci va di mezzo la vita umana e la salute della donna imbottita di ormoni, non un terreno adatto per una sperimentazione !
      Si parla di “gravidanze attese ” in percentuale maggiore o minore rispetto all’uso del Norlevo.
      Ma ,in fondo, non credo faccia una grande differenza : fosse anche un solo essere umano ucciso dal Norlevo, sarebbe comunque abbastanza per obiettare al suo uso.
      Certo che la frase della coraggiosa infermiera, che dice che il Norlevo non sarebbe abortivo se assunto entro i primi minuti dal rapporto, non mi sembra precisa : e se l’ovulazione c’è stata nelle ore precedenti, comunque non la blocchi di certo ! E chi può affermarlo con certezza ? Dubito che prima di un rapporto sessuale ” a rischio ” ci sia nei dintorni un medico per fare l’ecografia !

      1. fabio

        Infatti il test di gravidanza è positivo sollo 8 giorni dopo il concepimento.

  11. To_Ni

    Se avesse sabotato alla Fiat o rubato all’aeroporto di Malpensa avrebbe avuto più tutela.
    Si vede che questa porcheria ( “contraccettivo”) di aborto è molto più importante. E’ qualcosa di indiscutibile, un dogma, una colonna della nostra società.
    Che schifo!

    1. rameto

      Questa signora, che diciamola tutta, lavorava in un ospedale pubblico ma confessionale in quanto prevede l’aborto, e dove già era stata ripresa, ha continuato a svolgere pratiche “incongrue” con la confessionalità dell’ospedale stesso, pertanto è stata cacciata, non vedo perchè lamentarsi, l’hai detto tu stesso che le persone incongrue con quello che predica e vuole la struttura che le ospita vanno cacciate via.

      1. Su Connottu

        Leggiti la 194. Si aprirà un mondo per te del tutto sconosciuto.

      2. To_Ni

        Io non ho detto questo, raffronti capre e cavoli, ed incongruo diventi tu. Inoltre la legge è chiara, non per alcuni che, causa una misteriosa malattia, nel leggere la parte dell'”obbiezione di coscienza” diventano spesso dislessici.

        1. rameto

          La legge è chiara anche nell’alto caso e la contesti, comunque è vero che i casi sono diversi, ma il concetto che tu hai nespresso l’altra volta è proprio questo e lo si può applicare benissimo, questo è il problema, io non ho fatto altro che applicare un tuo ragionamento che se è valido in un caso non può non esserlo in un altro.

          1. To_Ni

            Un ragionamento per essere valido deve partire da premesse coerenti.
            Dove vedi la coerenza se qui abbiamo una infermiera che si “forza” sulla sua coscienza per commettere un aborto (per lei =omicidio), mentre nell’altra discussione abbiamo l’istallazione di una Guantanamo in ogni scuola cattolica canadese, nel contesto di una legislazione “persecutoria” nei confronti della religione, dove il fine è proprio di condizionare la libertà di coscienza?

          2. rameto

            i fatti sono semplici, in una scuola, per legge, si impone di poter aprire club contrari alla propria visione morale. In un ospedale, sempre per legge, si impone di assumere e tutelare persone che hanno pensieri contrari alla morale ospedaliera. Se nel primo caso è giusto lamentarsi perchè si ritiene incongrua e incompatibile la presenza di un club, formato da persone, che hanno una visione contrastante alla morale dell’istituto, lo è per logica e per coerenza allontanare una persona giudicata incongrua dall’ospedale. e ricordati che la libertà, non solo di coscienza, vale per tutti, non solo per alcune categorie di persone, te l’ho già detto, quello che tu promulghi si chiama apartheid, o se preferisci assolutismo. Poi per carità se a te piace l’assolutismo non metto certo in discussione il tuo pensiero, però per cortesia che in questo ci sia chiarezza, e non si voglia far passare l’assolutismo poer una forma di libertà.

          3. To_Ni

            Credo che stai facendo un ragionamento terribile e dove il “semplice” diventa una pessima qualità:
            Paragoni sul piano logico la vicenda del licenziamento con l’eventuale assenza di un club gay in una scuola cattolica. Cioè la presenza organizzata addirittura in club, senza alcun scopo se non sottrarre libertà ai primi nella loro attività. E tralasci che nel momento in cui uno Stato impone questo ad una scuola cattolica (ma pure di altre religioni) degrada la loro ragione d’essere.
            Nel costruire il paragone ti inventi il falso presupposto che “In un ospedale, sempre per legge, si impone di assumere e tutelare persone che hanno pensieri contrari alla morale ospedaliera” per giustificare L’IMPOSIZIONE, a questa persona, un agire contro la propria coscienza (ignorando che c’è un codice deontologico e un diritto all’obiezione di coscienza … che entrambi hanno garanzie sul piano normativo ). Tralascio l’aspetto della menzogna del rifiuto del trasferimento in cardiologia (non vede che è una menzogna?)
            In definitiva fai un ponte inesistente con fatti diversi a monte che portano ad effetti diversi e li poni sullo stesso piano.
            In questa operazione trascuri l’ovvia illogicità di dire “no” ad un innesto innaturale di un Club in una scuola cattolica (dove vedi “la questione di coscienza”? cosa subisce il Club? Perché minimizzi l’intento spacciatamente persecutorio in una nazione che una legislazione come il Canada?) con la coscienza di una persona rispetto al dilemma della soppressione di “un essere umano”. E chiami me assolutista quando tu adotti una visione totalitaria che demanda allo Stato (a maggioranza sì…ma pure questo possono sposare cause totalitarie) il criterio di cosa è un essere umano e forte di questo punta a coercizzare con il ricatto la volontà, la coscienza e la ragione delle persone.
            E partendo da questo presupposto terrificante tralasci che congruamente (in questo caso si può dire) lo stesso personale che oggi alacremente convinto di non far nulla di male abortendo (anche in buona fede) si può trovare nella situazione che se un domani lo Stato, con un nuova maggioranza, stabilisse che la vita umana (Singer ed allievi non vedono il problema in tal senso) inizia dopo un mese dalla nascita, il loro rifiuto dovrebbe essere considerata una “incongruità” rispetto alle esigenze dell’ospedale. La tua non è libertà di coscienza, ma diventa sudditanza al potere. Tu anteponi lo Stato alla persona e riduci questo a semplice cittadino –suddito.

          4. rameto

            Mi spiace dirlo ma non hai capito ciò che volevo far intendere, forse è colpa mia, mi sono espresso male, comunque questo non è un problema, forse scrivendo perdiamo il senso del discorso, ma fa niente si fa per parlare. In ultimo io credo che lo stato debba essere “servo” dei cittadini, di ogni singolo cittadino, quindi deve proteggere e tutelare ognuno di essi, qualsivoglia sia il loro desiderio, sempre che questi desideri rientrino nella famosa sfera di ciò che lo stato stesso, quindi i cittadini, considera legale e fattibile, almeno dal punto di vista squisitamente umano. Se gli studenti possono aprire dei club non vedo nessun attacco alla chiesa cattolica, si parla di pluralità di espressione, come non vedo nessun motivo di licenziare una persona che combatte l’aborto in un ospedale in cui il credo è proprio l’aborto, anche se a dire il vero l’infermiera ha delle colpe specifiche, sebbene contraria all’aborto, e qui si parla di pillola del giorno dopo su cui possiamo benissimo discutere se si tratta di aborto o contraccezione, ma mettiamo pure che sia aborto, diamolo per scontato, la sua colpa non è certo convincere una persona a non abortire, non ci vedo niente di male in questo, magari tempo e luogo sono sicuramente sbagliati ma diamo giustamente precedenza a d una vita futura, il fatto vero è che comunque si è rifiutata di far vedere la persona da un medico, l’unico responsabile a prescrivere un farmaco dopo aver effettuato una visita, quindi si è arrogata un diritto ben oltre l’obiezione di coscienza. alla fine i fatti esatti non si sanno con certezza, ognuno dice la sua e nè io nè te eravamo la. Poi se è vero quello detto dai sindacati, hanno semplicemente fatto il tuo stesso ragionamento quando parlavamo dei club nella scuola, loro sono per l’aborto e non ammettono repliche e considerano la controparte incongrua con i loro pensieri. un bel modo di pensare a senso unico, stile marchese Del grillo, io so io e voi……complimenti a tutti.

          5. To_Ni

            Onestamente tutta la parte che sostieni che lo Stato deve essere “servo” del cittadino lo trovo non sbagliato…di più. Dire deve tutelare “ognuno di essi” … “qualsivoglia sia il loro desiderio” qualcosa (pur non condividendo) si capisce ancora, ma poi quando arrivi la “sempre che questi desideri rientrino nella famosa sfera di ciò che lo stato stesso, quindi i cittadini, considera legale e fattibile, almeno dal punto di vista squisitamente umano” entri nell’indefinito dove è possibile tutto e il contrario di tutto ma apre abissi terrificanti.

            Spostando il discorso dal tema della discussione spero di essere chiaro su una cosa (e non mi sarà facile ) contestandoti l’affermazione “gli studenti possono aprire dei club non vedo nessun attacco alla chiesa cattolica, si parla di PLURALITÀ DI ESPRESSIONE” .Parto con un’analogia con la situazione dell’ora di religione in Italia (una strada larga per vedere se rendo l’idea di cosa intendo): se un insegnate si vede costretto a dimezzarsi, a non poter dire in maniera profonda il perché si può essere cattolici, il perché è preferibile l’essere cattolico anziché buddista, il perché avere una condotta di vita virtuosa anziché viziosa (incluso il perché è peccato l’omosessualità ). Questo atteggiamento dell’insegnate ridotto al minimo per paura di denunce, condanne … campagne diffamatorie (ovvero cose che si è discusso in questo sito) il messaggio che si trasferisce all’allievo, a chi deve essere ricevere una educazione si traduce che Dio stesso, è ridimensionato dallo stesso Stato il quale lo confina in un angusto ambito di visibilità. Per cui sia sul piano concettuale che emotivo l’educazione, e soprattutto l’esperienza che essa sottende, ne risulta mortificata (per questo ho detto che “degrada la loro ragione d’essere”). Quindi non puoi usare (come nei club canadesi)l’arma della “pluralità d’espressione” per “limitare la libertà di espressione” di un gruppo particolare che finirebbe di essere impedito ad essere se stesso. Condizione questa necessaria per confrontarsi puoi in maniera autentica con tutte le altre espressioni (magari contestandosi ferocemente)
            Sicuramente meglio di me spiega Hannah Arendt quando dice: che il “diritto alla libera associazione, e quindi alla discriminazione, ha maggiore validità rispetto al principio di uguaglianza”. Il mio, alla fine, è un semplice discorso di libertà.

          6. To_Ni

            troppe ore di moderazione… mi pare!

  12. paolo

    Grazie, grande Margherita, da parte di un medico di PS

  13. Antonio

    Grazie Margherita Ulisse.

  14. Emanuele

    tutta la mia ammirazione a questa grande Donna! Grazie!
    …Spero che mia figlia, se in futuro dovesse trovarsi in una situazione simile, trovi una Margherita in servizio…. una persona che ama il suo lavoro e la vita dei suoi assistiti, una persona che non si libera dell’impiccio con una pillola segnando per sempre la vita dei suoi pazienti. .. grazie di nuovo, che Dio le renda merito.

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