L’intellettualissimo Scanzi dimentica l’illuminismo

Di Aldo Vitale
08 Maggio 2021
Il giornalista del Fatto dice che da 300 anni non esistono intellettuali di destra. Se uscisse dal proprio bozzolo, potrebbe scoprirne qualcuno
Andrea Scanzi con Alessandro Di Battista
Andrea Scanzi con Alessandro Di Battista

«Il comunismo è la prima religione di intellettuali che si è validamente affermata»: così scriveva Raymond Aron descrivendo la totale subordinazione della classe intellettuale che il socialismo ha realizzato, facendo venire meno proprio quello spirito critico e razionale che, invece, dovrebbe animare gli intellettuali.

In questo senso, allorquando Andrea Scanzi ha dichiarato che a destra si sentono inferiori perché a destra non c’è uno straccio di intellettuale da 300 anni, ribadendo implicitamente l’intima convinzione di una certa parte dell’intellighenzia che reputa che gli intellettuali sono soltanto di sinistra ed è inevitabile che così sia, pare non abbia fatto bene i conti né con la realtà né con i principi su cui questa dovrebbe sorreggersi.

Qualche nome per Scanzi

Sarebbe fin troppo facile, infatti, elencare tutti gli intellettuali – anche con qualche premio Nobel – non di sinistra che negli ultimi 100 anni sono esistiti (Raymond Aron, Sergio Cotta, Augusto Del Noce, Roger Scruton, Robert Spaemann, Alexander Solzenicyn, Karl Popper, Nikolaj Berdjaev, Nicolas Gomez Davila, Plinio Correa de Oliveira, Miguel de Unamuno, Maria Zambrano, Waldemar Gurian, Jacques Rossi, Thomas Eliot, Isaiah Berlin, Gilbert Keith Chesterton, Christopher Dawson, J.R.R. Tolkien ecc), rimandandosi così una tale banale sinossi alla buona volontà di chi volesse intraprendere una tale impresa, ma nonostante ciò si possono comunque effettuare alcune riflessioni critiche.

Un’idea falsa

In primo luogo: l’idea che gli intellettuali siano solo di sinistra è ovviamente storicamente e fattualmente falsa, ma traduce una presunzione che di intellettuale non ha davvero nulla, dato che il vero intellettuale dovrebbe contraddistinguersi, tra le altre cose, per lo spirito di umiltà; se così non fosse, del resto, Socrate non sarebbe stato condannato a morte per la presunzione dei suoi aguzzini e Boris Pasternak non sarebbe stato costretto a rinunciare al Nobel per la letteratura in seguito alle minacce per mano del Kgb.

In secondo luogo: Scanzi, e chi ne condivide il pensiero, non tiene in debita considerazione la differenza fondamentale tra l’intellettuale e il militante.

L’intellettuale e il militante

Il primo non può che opporsi al potere, all’ideologia dominante, ai partiti, proprio per l’autonomia dell’esercizio del pensiero libero che dovrebbe contraddistinguerlo. Il secondo, invece, proprio dall’autonomia ha abdicato per essere militante di una parte o di un’altra, cioè rinunciando, spesso inconsapevolmente, alla verità superiore e oggettiva, in favore dell’opinione ideologica di parte per cui milita.

Il primo è critico, eterogeneo, eretico rispetto agli schemi ideologici prefissati dal sistema; il secondo, invece, è pedissequamente fedele all’ortodossia ideologica dominante.

Il primo è svincolato da ogni obbedienza che non sia quella alla verità sovrastante il sistema ideologico-politico di riferimento; il secondo, invece, è strumento essenziale per la diffusione e il consolidamento delle forme ideologiche imperanti.

Ingegneri di anime

Ecco in che senso Hannah Arendt ha potuto constatare come «i movimenti totalitari esigono una dedizione e fedeltà incondizionata e illimitata. La fedeltà totale è possibile soltanto quando è svuotata di ogni contenuto concreto, da cui potrebbero naturalmente derivare mutamenti d’opinione».

L’intellettuale non è mai dedito al sistema di potere; il militante, invece, lo è sempre ciecamente.

Ecco perché Giuseppe Stalin, sicuramente tanto di sinistra quanto poco intellettuale, amava definire gli artisti, per esempio, come quelli che si esibiscono in favore del Ddl Zan, come “ingegneri di anime”.

Sistema di potere

Piaccia o meno a Scanzi, infatti, oggi il potere è quello esercitato dalle lobby Lgbt e l’ideologia dominante è quella genderista, così che un intellettuale che davvero fosse tale dovrebbe inevitabilmente opporsi a quel sistema di potere e interessi che spinge per l’approvazione del Ddl Zan.

In questo senso molta onestà e libertà intellettuale hanno dimostrato, tra i tanti che evidentemente Scanzi non ha sufficientemente attenzionato, sia Marco Politi, sia Platinette, sia Luciana Piddiu che per l’appunto hanno notato come il Ddl Zan mini la libertà di pensiero e sia strumentale rispetto all’imposizione penalmente corazzata dell’ideologia gender.

Di destra o di sinistra

Ritenere, dunque, che un intellettuale possa, o perfino debba, essere necessariamente di sinistra (o di destra) per essere davvero intellettuale è un evidente non-senso che dimostra di non aver compreso quale sia la reale natura dell’intellettuale.

In terzo luogo: oltre a quanto considerato, più di ogni altro profilo emerge con chiarezza quanto sia trascurato l’insegnamento di maestri del pensiero illuminista secondo i quali l’intellettuale autentico è proprio colui che si oppone esplicitamente ad ogni militanza politico-ideologica invece di servirla.

Piccolo numero di illuminati

In questa direzione, non a caso, Jean Baptiste D’Alambert ha duramente polemizzato contr gli intellettuali schierati, quelli che oggi potremmo definire di sinistra, così scrivendo:

«Un mezzo molto efficace per rendere più circospetti questi aristarchi sarebbe quello di impegnarli a dare per iscritto i loro pareri: in capo ad un piccolo numero di anni, quando il furore della cabala e lo spirito di parte avranno fatto posto alla sentenza dei saggi, quei giudici, ignoranti quanto severi, si troverebbero in contrasto o con se stessi o con il pubblico; infatti, nonostante tutte le ingiurie che si dicono così frequentemente al pubblico, esso decide con cognizione ed equità[…]. È vero che quel pubblico che giudica, cioè che pensa, non è composto da tutti coloro che pronunciano pareri e nemmeno da tutti quelli che leggono; le sue sentenze non sono tumultuose; spesso esamina ancora quando la passione o la prevenzione credono di aver già deciso e i suoi oracoli, depositati presso un piccolo numero di uomini illuminati, prescrivono infine alla folla ciò che essa deve credere. È soprattutto fra gli intellettuali e persino unicamente tra costoro che si incontrano uomini di tal fatta».

Il bozzolo e la foresta

Sarebbe bene, quindi, che Scanzi e quanti come lui possano fuoriuscire un giorno dal proprio bozzolo di intellettuali di sinistra per scoprire che oltre il proprio piccolo verde prato c’è un’intera rigogliosa foresta di personalità, studiosi, e, soprattutto, idee diverse dalle proprie, confluenti tutti in quel fiume dello spirito altrimenti noto come libertà che ci si augura prima o poi anche gli intellettualissimi di sinistra decidano di navigare, per il bene loro e di tutti noi.

Foto Ansa

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