Sarà una data di agosto a terremotare il governo “lento pede”

Di Emanuele Boffi
16 Giugno 2020
Per farcela serve un governo con le palle, credibile, capace di rischiare, che considera il lavoro una benedizione e non una maledizione da scongiurare con sussidi ed elemosine. Non ce la faremo mai
Giuseppe Conte in conferenza stampa nel cortile di Palazzo Chigi

Articolo tratto dal numero di giugno 2020 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

«Chi non capisce la gravità della situazione, capirà molto bene tra un mese», ha detto Giovanni Cagnoli, presidente di Carisma Spa, al convegno organizzato da Incontri esistenziali, Esserci e Tempi (“Economia e lavoro: come ricostruire senza andare a sbattere”, 28 maggio). Segnatevi questa data: 17 agosto. È il giorno in cui le aziende potranno iniziare a licenziare, e sarà un bagno di sangue. Come dice Luigi Brugnaro, «qua non moriamo di coronavirus, morimo de fame!». Avremo un debito pubblico in percentuale sul Pil che «nel 2020 raggiungerà quel picco raggiunto nella storia italiana solo nel 1921. E tutti sappiamo cosa è successo nel 1921» (sempre Cagnoli).

Si pone dunque un problema, ed è un problema tutto politico: il governo Conte è adatto a gestire la più grande sfida che il nostro paese deve affrontare dai tempi del Dopoguerra? L’esecutivo giallorosso può essere considerato all’altezza di questo compito? La risposta è monosillabica: no. 

La copertina del numero di giugno 2020 di Tempi

Non lo è non solo perché, come si è visto in questi mesi, il suo peso internazionale è quello di una piuma (i soldi dall’Europa sono arrivati non per suo merito, ma per l’intervento della Bce e per l’accordo Macron-Merkel), ma anche perché la cultura della maggioranza che lo sostiene è, per storia e natura, contraria al lavoro, all’impresa, alla sussidiarietà. Guardate la Germania e fate gli opportuni paragoni: il piano tedesco di rilancio economico era di otto pagine senza rimandi a commi o a vecchie leggi, ha messo sul piatto 130 miliardi di euro tra il 2020 e il 2021, dopo che, già a marzo, ne aveva previsti 1.100. E non è solo una questione di soldi e tempestività. Berlino stanzia fondi per affrontare l’emergenza, ma non dimentica lo sviluppo, cioè aiuta le imprese, grandi e piccole, abbassa l’Iva, dà 300 euro a bimbo, ha già elaborato un piano di ripartenza della scuola. 

Il caso specifico della scuola è significativo. Mentre nel resto d’Europa s’è fatto di tutto per continuare a mandare i ragazzi in classe, qui ci si è arresi alla didattica a distanza e ai ricatti della Cgil. Il peggior ministro dell’Istruzione che abbiamo mai avuto – e, dopo Fioramonti, ce ne vuole di talento – è riuscito a sbagliarle tutte. Un record. 

Qui non si tratta di ripetere la lagna sulle incapacità italiane e finire nel gorgo del tafazzismo piagnucoloso in cui siamo maestri, qui si tratta solo di fare i conti coi dati di fatto. E i dati di fatto ci dicono che questo governo ha il «lento pede» (Dario Di Vico), «ci sta accuratamente predisponendo la società parassita di massa» (Luca Ricolfi), agisce in modo «folle» (Carlo Bonomi).

Bonus monopattini, bonus vacanze, è di questo che abbiamo bisogno? Contributi a pioggia, nessuna visione del paese, nessuna direzione, solo arte del galleggiamento. Anziché buttare nel cestino tutto ciò che, già prima del virus, fiaccava le energie del paese (burocrazia, tasse assurde, centralismo), anziché far diventare il modello Genova (ponte Morandi) la regola e non l’eccezione, di cosa parlano i grillosinistri? Di commissariare la Lombardia (Orlando), di mettere lo Stato nelle aziende (Prodi), di quale immagine far comparire sull’app Immuni. Abolire il reddito di cittadinanza e quota 100 è idea che non li sfiora nemmeno. Non ce la faremo mai.

Per farcela dovremmo avere un governo con le palle, cioè che ha credibilità internazionale, il coraggio di prendere scelte sanitarie secondo la logica non del “rischio zero” ma del “rischio calcolato”, che considera il lavoro una benedizione e non una maledizione da scongiurare con sussidi ed elemosine. 

Avvicinandosi il “semestre bianco” (il periodo che precede l’elezione del capo dello Stato in cui non si possono sciogliere le Camere), diventa irrealistico anche un cambio di esecutivo. Forse un governo tecnico con una nuova maggioranza parlamentare, ma composta da chi? Le cose non cambieranno per iniziativa di partiti deboli e paurosi. Non esiste il piano “Fase 4: mandiamolo a casa”. Esiste però una data che terremoterà il paese: 17 agosto. Fate un cerchiolino sul calendario.

Foto Ansa

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