L’innominabile J.K. Rowling usata come esca per abbonati del New York Times

Di Caterina Giojelli
22 Febbraio 2022
La bibbia liberal s'inventa di raccontare i propri lettori attraverso i titoli cliccati ma punta tutto sull'eliminazione della madre di Harry Potter per scatenare i reazionari. Cancel culture? Macché, "giornalismo indipendente"
La campagna abbonamenti del New York Times
febbraio 2022, la campagna abbonamenti del New York Times gioca sul titolo di un articolo dedicato a chi cancella J.K. Rowling (foto da Twitter)

Non bastava accusare J.K. Rowling di tutti i mali del mondo, bisognava anche farne un’esca per abbonati del New York Times. La Bibbia liberal ha avuto una idea diabolica per allargare il gregge di lettori a cui spiegare che la cancel culture non esiste e il woke è solo una fisima reazionaria: scatenare i suoi oppositori.

Lianna e gli abbonati del Nyt

Metropolitana di Washington: un cartellone pubblicitario mostra un frame della campagna abbonamenti del Nyt. Un video da trenta secondi che presenta Lianna, giovane curvy donna di colore con piercing iscritta alla community del quotidiano dal 2020 e descritta da una rosa lampeggiante di titoli di articoli che ha cliccato. Roba di armonia di sapori, colori, cruciverba, amore queer, lotta ai pregiudizi, rompere i binari, gioia di perdersi, ma soprattutto «Lianna is imagining Harry Potter without its creator».

https://youtu.be/K4II9cYrQvE

Così, gratuitamente, tra il titolo di un pezzo sull’aumento di ristoranti a tema horror e uno sui padroni e morsi di cane, l’abbonata Lianna, inquadrata con mantello e bacchetta, viene annoverata tra i fandom che hanno ricreato il mondo di Harry Potter espungendo la sua impresentabile autrice: J.K. Rowling, appunto, la madre di tutte le “terf” (trans-exclusionary radical femminist), una che pensa che donne trans e donne biologiche siano due cose diverse e che ha osato ironizzare sul termine “menstruator” e pertanto perseguitata dallo squadrismo trans.

L’innominabile J.K. Rowling

Cogliamo l’occasione per ricordare ancora una volta che nel Regno Unito, epicentro delle ultime follie gender molto progressivamente decantate dal Nyt, le donne vengono chiamate “menstruator”, “corpi con la vagina”, il ciclo è di “all genders”, il pap test si fa a “persone con la cervice”, “mamma” è stato sostituito con “persone incinte”, non si allatta “al seno” ma “al petto”. Ma la squilibrata impresentabile da minacciare di morte, a cui negare premi e recensioni, resta la Rowling, così impresentabile da meritare di essere cancellata dalle celebrazioni dei film, le pagine dei giornali, i giochi in scatola, dal materiale promozionale dei film nati dai suoi libri (come l’ultimo di Animali fantastici, I segreti di Silente), ma anche dal titoli del Nyt, che descrivono l’abbonata Lianna.

Ovviamente l’escamotage è puerile: solo un perverso reazionario populista sovranista nemico del progresso, degli unicorni, del Pride e delle fiabe live action potrebbe vederci dolo, gli articoli linkati sono tanti e Lianna non è l’unico soggetto della campagna di abbonamenti, no. Se si spulcia sul portale, nello spiegone della campagna compaiono anche Jordan, Becky, Vera, Yassmin, Marco e Dave. Tutti di età ed etnie diverse, interessati a viaggi, Basquiat, sassofono, Medio Oriente, bolle, clima, vecchiaia, strudel, libri, the, elezioni, meditazione, burnout, empatia, spontaneità, gadget, dna, spazio.

Cancel culture? Macché, “giornalismo indipendente”

Ma ovviamente l’occhio (o meglio, la scelta del Nyt tra i tanti profili di abbonati per lanciare la campagna e scegliere un frame con pochi titoli significativi per i cartelloni pubblicitari) cade su Lianna e il titolo su Colei-che-non-deve-essere-nominata, tanto per rifare il verso al feroce antagonista di Harry Potter nella saga della Rowling, Lord Voldemort, il Signore oscuro che nessuno osa e vuole nominare (ironia della sorte, Ralph Fiennes, che nel film di Harry Potter interpreta Voldemort, è stato l’unico del cast a osare una difesa della donna e non accodarsi alle accuse di transfobia). Innominabile, proprio come la strega Rowling, affatto nominata in quei cartelli pubblicitari che invitano attraverso Lianna a “immaginare Harry Potter senza la sua creatrice”.

Qualche vecchio retrogrado amante del pensiero critico chiamerebbe l’invito a cancellare il nome di un autore dal mondo che ha creato per via dei suoi imperdonabili vizi e peccati “cancel culture”. Per i pastori del gregge del Nyt si chiama “giornalismo indipendente” e chi ci vede altro dovrebbe da sé attestarne l’urgenza. Il fatto che senza J.K. Rowling non ci sarebbe stato nessun Harry Potter e senza un caso Rowling sarebbe mancata una potente esca per accalappiare Lianna o i lettori delle metropolitane di Washington è del tutto secondario. Il fatto che in queste ore fiocchino le disdette di abbonamenti di lettori che a mezzo social annunciano di avere iniziato a immaginare «un New York Times senza il suo reparto marketing, senza i suoi editori, senza i suoi proprietari, senza i suoi editorialisti e senza la sua fedele base di abbonati» un po’ meno.

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