Romney trionfa anche in Nevada, ma nessuno si ritira e Santorum torna a fare paura nei sondaggi

Di Benedetta Frigerio
06 Febbraio 2012
In Nevada Mitt Romney ha preso il 42 per cento dei voti, aggiudicandosi la terza vittoria nelle primarie repubblicane. Newt Gingrich, Ron Paul e Rick Santorum però non hanno intenzione di ritirarsi. Anzi, il cattolico è dato in testa nel Minnesota.

Questa campagna elettorale sembra destinata più che mai a sorprendere. Se Mitt Romney, come previsto, si è aggiudicato la terza vittoria in Nevada con il 42 per cento dei voti, contro il 25 di Newt Gingrich, il 18 di Ron Paul e il 13 di Rick Santorum, nessuno pensa ancora a ritirarsi. Gingrich ha dichiarato che andrà avanti fino alla Convention in Florida. Per l’ex speaker, Romney avrebbe vinto in Nevada solo perché «hanno votato tutti i mormoni», che sono un quarto di quanti si sono recati ai caucus nel Silver State.

E siccome restano in gara ancora tre concorrenti, l’ex governatore del Massachusetts si fa sempre più aggressivo. «Obama – ha detto – ha iniziato la sua presidenza chiedendo scusa per l’America, ora deve chiedere scusa agli americani». Il presidente democratico è stato accusato da Romney anche di far credere che la disoccupazione sia diminuita di 0,2 punti percentuali, non tenendo conto di alcuni dati che dicono l’opposto. Riferendosi poi alla decisione che «ordina alle organizzazioni religiose di violare la loro coscienza», in merito ad aborto e contraccezione, ha promesso che difenderà «la libertà religiosa» e cancellerà «le regole che la calpestano». Ma l’attacco non è rivolto solo al rivale democratico.

Il front-runner repubblicano in queste ultime due settimane ha giocato pesante anche contro Newt Gingrich. Così la sfida all’interno del partito pare ormai concentrata su i due: Romney considerato più moderato e sostenuto dalla finanza e dalle grandi imprese, Gingrich più nazionalpopolare, amato dal movimento Tea Party e dai conservatori di ferro. Le prossime votazioni, però, sembrano destinate a riservare ulteriori sorprese. A dirlo non sono gli opinionisti, ma i sondaggi. L’ultimo realizzato dal Ppp Poll del Minnessota (Stato in cui si vota domani) vede in testa Rick Santorum con il 29 per cento dei consensi. Romney subito dietro di due punti e l’ex speaker al 22 per cento. L’istituto di sondaggi di orientamento democratico ha anche registrato un vantaggio di Santorum in Missouri. In Colorado Romney pare ancora in vantaggio, ma l’ex senatore della Pennsylvania, che ha vinto inaspettatamente in Iowa, è secondo e Gingrich è in terza posizione.

Rick Santorum preoccupa, anche perché nell’ultimo sondaggio nazionale dell’istituto Rasmussen Reports appare come il candidato migliore per battere il presidente Barack Obama: il 48 per cento degli elettori sostiene il presidente, mentre il 38 è dalla parte dell’ex senatore. Il 9 per cento preferisce altri candidati e il 5 è indeciso. Il gioco mediatico fra Romney e l’ex speaker va quindi a vantaggio di Santorum: «Tra settantadue ore da oggi – ha comunicato ieri la Ppp poll – potrà diventare la principale alternativa a Romney. Forse grazie al fatto che nessuno ha più sentito il bisogno di attaccarlo». Per ora è così. Ma se davvero l’ex senatore dovesse scavalcare Gingrich, non avrà vita facile e le polemiche si scateneranno su di lui. Da destra a sinistra. Gingrich intanto punta tutto sui cosiddetti “Stati reaganiani” come il Texas, la Georgia e il Tennessee, dove però potrebbe essere troppo tardi per vincere. Nel primo di questi, infatti, si voterà il 3 aprile. Negli altri il 6 marzo, giorno del Super Tuesday, quando andranno al voto 10 Stati e saranno quasi certi gli orientamenti elettorali.
Twitter: @frigeriobenedet

 

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