Riusciranno 36 mesi di nazionalizzazione dell’Ilva a salvare l’acciaio italiano e 16 mila posti di lavoro?

Di Vito Piepoli
04 Gennaio 2015
L'azienda di Taranto in due anni di caos giudiziario ha bruciato 2,5 miliardi. Ma è così sicuro che per sistemare tutto il governo potrà far leva su Cassa Depositi e Prestiti e sul miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva?

Per Taranto per la sua provincia questo sarà l’anno della sfida di tutte le sfide. Riuscirà il governo italiano ad ambientalizzare l’Ilva? Renzi ci ha messo la faccia ed ha riconosciuto le gravi responsabilità dello stato italiano e della politica nei confronti di una scelta avvenuta alla fine degli anni ‘50 del secolo scorso e raddoppiata alla fine degli anni ’70. L’Ilva infine viene privatizzata nel 1995, quindi il privato è arrivato dopo. Ma fino ad oggi per tutto ciò c’è stata cronaca politica e giudiziaria solo contro il privato. Il decreto sull’Ilva di Taranto prevede il passaggio all’amministrazione straordinaria. Per Taranto sono previsti fondi per le bonifiche, risorse per il Porto e per il Museo. Ammontano a circa 2 miliardi gli interventi previsti. Trenta milioni saranno destinati al centro di ricerca sui tumori infantili dell’ospedale della Città. Fra Porto e Infrastrutture sono già pronti 800 milioni. Per adempiere all’Aia dell’Ilva il premier ha parlato di “circa un miliardo e qualche centinaio di milioni”. L’Ilva finisce così di nuovo nelle mani dello Stato, un intervento pubblico temporaneo, è stato detto, per poi vendere successivamente lo stabilimento siderurgico. L’amministrazione straordinaria per l’Ilva partirà entro il 15 gennaio dopo l’avvallo del tribunale di Milano e nei prossimi tre mesi l’organismo cederà in affitto la struttura dell’azienda e i rapporti di lavoro con i 16 mila dipendenti ad una newco pubblica.

ilva-tempi-copertinaÈ l’esito dell’ultima riunione sull’Ilva che si è tenuta al Ministero dello Sviluppo Economico, durante la quale il ministro Federica Guidi ha illustrato il decreto Taranto ai sindacati. L’intervento pubblico per il bilancio del siderurgico passerà attraverso la creazione di una newco che gestirà le attività della compagnia. I sindacati hanno confermato che l’amministrazione straordinaria partirà il 15 gennaio prossimo mentre ci vorranno circa tre mesi per la realizzazione della società che sarà controllata con capitali pubblici. Ancora da definire invece le modalità d’intervento nel capitale della newco da parte dello stato. La newco potrà utilizzare con il coinvolgimento di Fintecna e la Cassa Depositi e Prestiti, anche risorse provenienti da un contenzioso della vecchia Italsider 150 milioni di euro, finanziamenti della Bei e, al solo scopo di soddisfare il piano ambientale dell’autorizzazione integrata ambientale, 1,2 miliardi sequestrati alla famiglia Riva.

“Il decreto su Taranto e l’Ilva è un punto da cui partire per evitare una svendita o la perdita di una produzione strategica – ha commentato il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, al termine dell’incontro del MISE – quello che si può realizzare a Taranto, può avere valore generale per tutta l’Italia. Valuto positivamente il fatto che il governo abbia assunto in questa vicenda un ruolo strategico”.

All’incontro ha partecipato anche il commissario dell’Ilva Piero Gnudi. Nel dettaglio ha riferito una nota del MISE, il ministro Guidi ha esposto le opportunità che il governo ha tenuto in considerazione nell’intraprendere il percorso che porterà il gruppo siderurgico di Taranto verso l’amministrazione straordinaria e i passaggi significativi che prevedono, in particolare, l’affitto del ramo d’azienda ad un veicolo societario a controllo pubblico in grado di effettuare gli investimenti di ambientalizzazione e di manutenzione per il rilancio dell’azienda stessa. Ci vorranno due o tre anni prima che l’Ilva possa diventare appetibile sul mercato. Intanto è stata prorogata la fornitura di gas dell’Eni per l’Ilva evitando così l’interruzione del servizio che sarebbe dovuto scattare entro il 29 dicembre.

“Basta sottovalutazioni, o continui interventi tampone, ha affermato il segretario generale Fim Cisl, Marco Bentivogli. Il Decreto prevede la modifica della legge Marzano che consentirà l’ammissione dell’Ilva all’amministrazione straordinaria, che verrà richiesta dopo il 14 gennaio. Il Decreto conferirà al nuovo Commissario maggiori margini di intervento e protezione dell’indotto funzionale dentro la procedura”.

Soddisfazione e massima prudenza ha dichiarato Antonio Talò, segretario generale della Uilm di Taranto sugli esiti dell’incontro. Secondo Talò, il decreto salva Taranto è un buon punto di partenza per l’applicazione dell’Aia all’Ilva, già in forte ritardo per la copertura dei parchi minerari, del mantenimento dei livelli occupazionali e la tutela dell’indotto. “La strada è lunga e complessa e noi vigileremo giorno per giorno, affinché quanto previsto dal decreto sia puntualmente applicato pur nell’attuale stato d’incertezza dato dalla nomina del o dei commissari che gestiranno questa delicata fase di passaggio dell’Ilva nella newco” ha concluso .

Angelo Bonelli e Monica Frassoni dei Verdi hanno dichiarato che l’obiettivo di attuare il risanamento ambientale dell’Ilva tra i 18 e i 36 mesi sono un’ulteriore proroga alle prescrizioni ambientali agli impianti Ilva che non rispetta la sentenza della Corte Costituzionale n.85 che stabiliva la legittimità dei precedenti decreti Salva Ilva solo se il cronoprogramma di applicazione delle misure ambientali fosse stato rigorosamente applicato. Ad oggi quel cronoprogramma non solo non è stato applicato ma è stato prorogato diverse volte. Non dare immediata applicazione dopo quasi tre anni dal sequestro degli impianti alle prescrizioni ambientali – hanno riferito i due esponenti dei Verdi – significa condannare una città per altri anni a vivere nei veleni. Inoltre l’investimento annunciato dal governo per gli investimenti ambientali su Ilva a circa un miliardo di euro rappresentano una considerevole diminuzione dell’investimento previsto che era di 1,8 miliardi. Per di più, ritengono che la divisione della società in due bad e new company apra profili gravi di violazione delle direttive europee e ricordano che il danno ambientale stimato dalla procura di Taranto è di 8 miliardi di euro.

Alessandro Marescotti di PeaceLink invece ha dichiarato che Renzi, Vendola, Pelillo e gli altri esponenti della politica pro-Ilva leggano cosa prevede lo Statuto della CDP (Cassa Depositi e Prestiti) che tutela i risparmiatori postali. Lo Statuto prevede “assunzione di partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività”.

Esattamente i requisiti che non possiede Ilva: equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico. Men che meno Ilva ha “adeguate prospettive di redditività” dato che subisce consistenti perdite, mese dopo mese, a cui si cerca di porre argine prelevando appunto alcune centinaia di milioni di euro dalla Cassa Depositi e Prestiti violandone lo Statuto.

Quindi l’operazione non è consentita dall’articolo 107 del TFUE e dallo stesso Statuto della Cassa Depositi e Prestiti. Inoltre è un’operazione tutta in perdita, e a guadagnarci saranno solo le banche che hanno un cospicuo credito consolidato nei confronti dell’ILVA e che sperano, con questa operazione del governo sulla Cassa Depositi e Prestiti, di poter riavere i soldi che hanno prestato in una delle scelte di politica economica più fallimentari degli ultimi anni. Una scelta che vede fraternamente abbracciati SEL, PD e Nuovo Centrodestra sull’orlo del precipizio – ha concluso Marescotti – mentre i malumori fra i risparmiatori crescono, sia per ragioni etiche sia per il rischio di vedere bruciati dei risparmi in un’operazione che ha già generato un crollo di due miliardi e mezzo del capitale netto dell’Ilva in soli due anni.

Infine Fabio Dimonte Segretario Generale Ugl Taranto, fa presente che ancora il decreto non è stato letto dalle parti sociali, in quanto è stato sottoposto alla firma del Capo dello Stato. 150 milioni dovrebbero arrivare da Fintecna, società costituita nel momento di passaggio da Italsider a Ilva, detentrice di una tale somma di denaro mai utilizzata, stanziata nel lontano 1995 utile a coprire spese legali. 150 milioni dalla Cassa Deposito e Prestiti e 150 milioni dal Fondo Strategico Italiano; è probabile, ma rimane una notizia da accertare, che ci sarà anche il sussidio economico della Banca Europea. Naturalmente la prima parte dei finanziamenti dovrebbe arrivare a metà gennaio, al fine di retribuire i dipendenti e le aziende dell’indotto che si auspica abbiano ricevuto il 30% delle loro spettanze entro la fine del 2014, così come era stato comunicato.

Il segretario Ugl ha quindi concluso: “Siamo soddisfatti ma valutiamo con cautela ciò che accadrà, con l’auspicio che l’intero progetto sia reale e tempestivo, che non si appresti a diventare la futura Salerno-Reggio Calabria mai terminata e, purtroppo in Italia è consuetudine”. E noi facciamo osservare che al momento l’unica cosa certa di questa sorta di ri-nazionalizzazione del siderurgico tarantino è che il governo Renzi così facendo, volendo o no, di fatto ha ottenuto l’effetto di posticipare i termini per l’applicazione dell’Aia.

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2 commenti

  1. giuliano

    e’ sommamente curioso e istruttivo che gli organismi ufficiali europei in tema di standard inquinamento negli stabilimenti tipo Ilva, abbiano riconosciuto che l’Ilva soddisfi tutti i requisiti richiesti. Ma poiché la Fiom-Cgil ha deciso di cavalcare il tema delle morti per tumori, avendo come spalla PM politicizzati, siamo arrivati al punto che l’acciaieria è sul punto di chiudere per fallimento dovuto appunto alla campagna del sindacato. E’ altresì curioso che, risaputo tutto questo, nessuno si azzarda a chiamare in causa il sindacato ambientalista, ma gli stessi lavoratori Ilva vanno in corteo sposando le sue tesi fasulle. Quindi spero che perdano il posto di lavoro e vadano a mangiare la minestra per pranzo a casa della CGIL. Quando è troppo è troppo !!!!!!

  2. Leonardo

    Bah… intanto non ho mai visto uno straccio di prova dell’effettivo nesso tra i tumori e l’impatto ambientale dell’impianto. Questa vicenda mi sembra piuttosto una delle solite azioni di certa magistratura rossa, ideologizzata, che addirittura avrebbe voluto chiudere l’impianto per non si sa quanto tempo. Si parla tanto di rilanciare gli investimenti in Italia, ma se un imprenditore o un investitore legge la vicenda ILVA, non può che trarne una conclusione: alla larga dall’Italia. Quanto alla gestione statale, temo che di fatto sarà una “non gestione”, perchè sarà una ordinaria amministrazione. Se non c’è un piano serio di rilancio industriale, di cui lo stato possa essere “sponsor”, visto che si tratta di asset strategici, c’è il rischio che qualcuno possa in futuro rilevare l’ILVA, prosciugarne il prosciugabile, e lasciarla poi in una situazione di “coma produttivo” ed effettiva estromissione dal mercato. Telecom Italia docet. Saluti.

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