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Il rilascio di dieci prigionieri armeni grazie a un appello “totuspartisan” dall’Italia

Di Renato Farina
11 Gennaio 2022
Mi si dice: sono le classiche mosse pelose. Una dissimulazione, una trappola. No. Sono segni. Quelle persone sono reali. Vederle tornare a casa non è una chimera
Passeggeri a bordo di un autobus a Stepanakert, Nagorno-Karabakh
Passeggeri a bordo di un autobus a Stepanakert, Nagorno-Karabakh, 18 gennaio 2021, dopo la fine della guerra tra armeni e turco-azeri (foto Ansa)

Desolatamente avevo citato nell’ultima mia lettera dal Lago Sevan due versi di Giuseppe Ungaretti: «Si sta come d’autunno/ sugli alberi le foglie». Avevo denunciato a voi, cari amici italiani, la nostra solitudine dinanzi ad un destino che la geopolitica ci induce a ritenere segnato. L’Armenia sarà preda del lupo grigio turco (più turco che azero). Abbandonati da tutti, con la sola protezione della Russia che però deve fare i conti con una Turchia alleata ormai della Cina, avevo finito con queste righe a futura memoria: «Ricordatevi che quei versi di Ungaretti riguardano adesso alcuni milioni di fratelli cristiani. Non siamo topi, abbiamo un’anima immortale, e la forza dei sacramenti. Resisteremo. E quand’anche ci conquistassero, riprovandoci con un genocidio, vorrà dire che la nostra croce fiorirà».
Non so come, questa croce inizia già a fiorire. Una solidarietà inaspettata ci è giunta dall’Italia. Ed è arrivata come un vento potente. Solidarietà viene da solidus, solido, ch...

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