
Il Deserto dei Tartari
Repubblica sta con il carabiniere assediato o con Odifreddi?
No, ma veramente non se ne può più di questa litania sulla grande manifestazione di indignati bravi ragazzi, colti e non violenti, fatta fallire da qualche centinaio di energumeni anarchici e black bloc scesi da Marte, lasciati liberi di agire dal solito complotto del ministero degli Interni per sputtanare il Movimento. All’ipocrisia c’è un limite. Come ha fatto giustamente notare Mario Cervi, non si può, per dieci anni di seguito, esaltare Carlo Giuliani come un eroe civile, e poi scandalizzarsi perché c’è ancora in giro tanta gente che ama imitarlo. Non si può fare eleggere al Parlamento i suoi genitori, dedicargli l’ufficio di presidenza di Rifondazione Comunista e un verso di una canzone di Francesco Guccini e poi dare la colpa a Maroni o al capo della polizia se la più bella manifestazione dell’anno diventa il più riuscito esempio di guerriglia urbana del 2011. L’avvoltoiesco Nichi Vendola che si fa bello con le ferite di un militante del suo partito travolto dalla furia dei nerovestiti è lo stesso che un anno fa dichiarava che Carlo Giuliani è un eroe alla stregua dei giudici Falcone e Borsellino. Eh, no: se l’eroe di ieri è Giuliani, allora l’eroe di oggi è l’incappucciato che è riuscito a dar fuoco alla camionetta dei carabinieri in piazza San Giovanni, non il militante di Sel che eventualmente voleva impedirglielo.
Chi giustifica la violenza, chi usa un linguaggio violento e demonizzante per descrivere gli avversari, non può chiamarsi fuori quando le violenze assumono consistenza fisica. E qui non viene in mente solo il solito torbido Di Pietro, che non perde occasione per aggravare la sua fedina morale di uomo d’ordine e di disordine in servizio permanente ed effettivo. La stessa doppiezza, la stessa spensierata ipocrisia, la stessa incoscienza permea molti di quelli che si concepiscono guardiani della coscienza morale, piccoli e grandi, dal comico al filosofo. Agiscono dall’interno di contesti rassicuranti, e per questo la dose di veleno che iniettano è ancora più pericolosa. Che dire dell’esibizione di Dado, il comico canterino, quello del tormentone “Alice guarda i gatti e i gatti guardano le alici”, alla trasmissione di Rai1 “I migliori anni della nostra vita” venerdì sera? Fra pailettes, nostalgie canzonettistiche e ballerine sexy abbiamo sentito proclamare la perfetta uguaglianza vigente fra terroristi e banchieri. “Negli anni Settanta i terroristi si procuravano bottiglie e benzina per le molotov, adesso hanno bisogno di un mutuo dalla banca, e le banche glieli concedono, perché fra colleghi ci si aiuta!”. Tutti a ridere con la beata incoscienza di chi non pesa mai le parole perché mai nessuno gliene chiede conto. Pronunciata a poche ore dalla manifestazione che aveva fra i suoi bersagli proprio le banche. Bersaglio simbolico che centinaia di manifestanti hanno trasformato in bersaglio reale. E adesso come si fa a spiegare ai milioni di telebeoti che coltivano le loro malinconie guardando e ascoltando “I migliori anni della nostra vita” che i nerovestiti hanno fatto male? Che i vetri antiproiettile e i bancomat dei banchieri terroristi vanno lasciati in pace?
Ma il premio Nobel della schizofrenia politica e morale lo vince come sempre Repubblica, che nella homepage del suo sito proclama che gli indignati denunciano i violenti ed esalta la solidarietà fra poliziotti e manifestanti buoni; mentre Piergiorgio Odifreddi nel suo blog “Il non-senso della vita” (uno dei blog ufficiali di Repubblica, linkabile dalla homepage) proclama: «Le manifestazioni di ieri hanno mostrato che anche in Italia la rabbia sale. Con ragione, ovviamente, visto da un lato il convergere della crisi economica mondiale e della crisi politica italiana, e dall’altro la mancanza di prospettive realistiche per risolverle entrambe. Non c’è dunque da stupirsi che qualcuno si secchi e passi alle maniere forti. Semmai, da stupirsi c’è che siano pochi a farlo, mentre la maggioranza dell’intorpidita popolazione sembra pensare o che le cose vadano bene così (la maggioranza governativa), o che esse si possano cambiare con azioni dimostrative quali una mezza giornata di assenteismo parlamentare o una manifestazione pacifica (l’opposizione)».
Un vero e proprio appello alla rivolta violenta, dalle pagine elettroniche dell’organo ufficiale del neo-fariseismo italiano. Mentre nell’homepage ci si può linkare al video di Ezio Mauro “No alla violenza, noi col carabiniere assediato”. Non so se il carabiniere sarà tanto contento della solidarietà del giornale per il quale scrive Odifreddi. Uno capace di sostenere, a proposito della madonnina distrutta da un manifestante vandalo, che «solo nel Sud del mondo (europeo o americano) qualcuno poteva pensare, e addirittura dire, che rompere un pezzo di gesso senza nessun valore potesse costituire un’offesa alla sensibilità di qualcuno». Ecco, questi sono gli intellettuali che scrivono sul giornale che esprime la coscienza morale della nazione e che da qualche giorno vuole farsi portavoce degli indignati. Sappiamo cosa aspettarci.
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