
Reddito di cittadinanza flop. Un grazie a M5s (e Lega e Pd)

Ormai le notizie riguardanti il reddito di cittadinanza (Rdc) hanno assunto la dimensione del racconto strapaesano: “Si ubriaca coi soldi del reddito di cittadinanza, rimproverato picchia la compagna”, titola il Gazzettino. “Con il reddito di cittadinanza, ma hanno diversi negozi: denunciate”, scrive Il Giornale. “Bari, caccia ai truffatori del reddito di cittadinanza: fra loro anche uno spacciatore e il titolare di un bar”, si legge su Repubblica. E via di questo passo.
Una misura per il Sud
Il 31 gennaio è iniziato il secondo anno di attuazione della misura bandiera voluta dai cinquestelle. Come sta andando?
Come riporta Businness Insider, secondo l’Osservatorio mensile sul reddito di cittadinanza dell’Inps, «in Italia sono 915.600 i nuclei familiari che ogni mese percepiscono il reddito di cittadinanza, per un totale di 2.370.938 persone coinvolte, cui si aggiungono 125.862 nuclei (quasi 143 mila persone) che beneficiano della pensione di cittadinanza. In totale si arriva a poco più di 2,5 milioni di persone, la metà rispetto a quanto previsto in origine dal M5s. L’importo medio del primo sussidio è di 531,73 euro mensili, con il secondo si scende invece a 222,31 euro. 56 mila in tutto le famiglie che nel corso del 2019 hanno perso il diritto di accedere ai due benefici, la maggior parte delle quali per modifiche al livello reddituale».
Da notare poi che «la maggior parte delle domande arrivate all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale provenivano dal Sud e dalle Isole (il 56%), mentre il Nord (28%) e il Centro (16%) si dividevano il restante 44%, ha sottolineato l’Inps nel suo osservatorio alimentando dunque i dubbi di quanti, alla vigilia dell’entrata in vigore del provvedimento, temevano che si trattasse di una misura assistenziale appannaggio del Mezzogiorno».
Chi ha trovato lavoro?
La verità è che il Rdc è sempre stato un bluff, usato dai grillini per creare consenso elettorale (e, infatti, funzionò, soprattutto al Sud). Ma che con esso si potesse «abolire la povertà» (l’immortale battuta di Di Maio) o anche solo trovare un lavoro (obiettivo dichiarato) era una favola cui nessuno, dotato di senno, poteva credere.
E infatti oggi i numeri ci dicono che dei 2,5 milioni di persone interessate, solo 800 mila sono considerate abili al lavoro. Di queste, solo la metà è stata convocata da un centro per l’impiego. Tra questi, circa 30 mila hanno ottenuto un contratto (per due terzi di loro si tratta di un lavoro a tempo determinato). La morale è che l’1 per cento dei percettori del Rdc ha trovato impiego. Un fallimento totale.
Sui numeri, poi, non è sempre facilissimo nemmeno orientarsi (e anche questa confusione è significativa). In ogni caso, sono sempre negativi (Libero ha scritto che ogni posto di lavoro è costato allo Stato 166.666 euro).
La Calabria, per dire
Non è l’unico problema. L’altro è costituito dal quantum si riceve. Sempre secondo i numeri, i beneficiari ottengono in media 484 euro al mese. Ma approfondendo il dato si nota che 200 mila nuclei familiari ricevono 200 euro al mese, mentre circa 1.500 famiglie la cifra è di 1.200 euro.
Queste differenze di trattamento, spesso incomprensibili, hanno generato anche all’interno della stessa platea dei beneficiari un notevole risentimento. Il recente voto regionale calabrese ci consegna un altro dato che non avrà valore scientifico, ma politico sì: nella regione dove sono state accolte 62.383 domande di Rdc, i voti per i cinquestelle sono stati 48.784.
Un grazie ai grillini (e a Lega e Pd)
Il Fondo monetario internazionale lo ha bocciato, e ora anche i ministri del governo giallorosso, come la renziana Teresa Bellanova parlano esplicitamente di fallimento: «È sotto gli occhi di tutti ed è certificato dai dati: quello strumento non riesce a dare le risposte necessarie e nel frattempo blocca ingenti risorse».
Ben arrivati anche ai renziani, dunque. Resta il fatto che questa misura populista atta solo a creare consenso ha fallito su tutti i fronti: non ha creato lavoro, non ha sconfitto la povertà e ha generato risentimento sociale. Abolirla ora, però, non è facile: perché togliere dopo che hai dato, produce ancor maggior scontento. Un grazie ai grillini (e a Lega e Pd che hanno tenuto loro bordone).
Foto Ansa
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