
Non sarà un algoritmo a salvarci dalle fake news

Ruben Razzante è docente di Diritto europeo dell’informazione, di Diritto dell’informazione e di Regole della comunicazione d’impresa all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Diritto dell’informazione al Master in giornalismo dell’Università Lumsa di Roma. Nel 2020 è stato chiamato dal Governo Conte II a far parte dell’Unità di monitoraggio di Palazzo Chigi per il contrasto della diffusione di fake news relative al Covid-19 sul web e sui social network, istituita dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Informazione e all’Editoria.
Di recente ha curato la pubblicazione del volume I (social) media che vorrei. Innovazione tecnologica, igiene digitale, tutela dei diritti (FrancoAngeli, 2023), una raccolta di saggi per contribuire al dibattito pubblico su temi decisivi per il progresso della cultura digitale. A ciascuno dei coautori è stato chiesto di raccontare esperienze, di svolgere riflessioni attinenti al suo ambito di impegno professionale, aziendale e istituzionale e di formulare auspici e proposte, al fine di poter mettere a disposizione dei lettori una rappresentazione fedele di quanto sta accadendo nel mondo dei media e una proiezione verso quelli che potranno ragionevolmente essere gli scenari futuri.
Il nuovo volume ospita riflessioni incentrate sul ruolo che le regole, i principi, le competenze, le professionalità, gli asset strategici e le buone pratiche possono avere nella costruzione di una democrazia digitale rispettosa dei valori della persona e imperniata su un corretto e maturo rapporto tra uomini e tecnologie. Informare correttamente su queste tematiche affrontate nei vari contributi raccolti in questo volume diventa oggi cruciale per l’esercizio di tutti i diritti di cittadinanza digitale.
Professor Razzante, c’è chi pensa che il problema delle fake news sulla rete social sia in realtà esso stesso una fake news, o, meglio, una questione sopravvalutata e speculare al fenomeno che si intende denunciare. È così?
L’emergenza fake news esiste fin da prima del Covid. Le fake news sui social media sono informazioni false, inesatte o fuorvianti che disorientano e inducono giudizi e comportamenti sbagliati da parte dei cittadini-utenti. Possono essere create intenzionalmente per ingannare il pubblico o diffondere disinformazione su determinati argomenti. Il fenomeno sui social media è diventato particolarmente rilevante negli ultimi anni. La viralità è un’aggravante del fenomeno. Inoltre le notizie false tendono ad essere notizie sensazionali, mirano a catturare l’attenzione degli utenti e li incoraggiano a condividerle senza verificare la loro veridicità. La lotta contro le fake news sui social media è una sfida complessa e in continua evoluzione che richiede l’azione combinata di piattaforme, utenti, organizzazioni e governi per promuovere un ambiente informativo più affidabile e responsabile. È quindi necessario promuovere un’alfabetizzazione mediatica e insegnare agli utenti dei social come identificare e verificare le fonti delle informazioni prima di condividerle
A suo giudizio quanto è grave il problema nel nostro Paese e in che termini possiamo schematizzarlo per facilitare la diffusione di maggiore consapevolezza negli utenti dei social?
È una questione seria e diffusa in molti paesi, inclusa l’Italia. Le fake news possono influenzare il dibattito pubblico, creare tensioni sociali, danneggiare la reputazione di individui o istituzioni e minare la fiducia nel giornalismo tradizionale e nelle fonti di informazione affidabili. Come abbiamo potuto constatare negli ultimi anni, i settori in cui le fake news sono particolarmente preoccupanti includono politica, salute, ambiente, questioni sociali e finanziarie. Oggi più che mai in Italia è importante coinvolgere attivamente i media, le istituzioni e la società civile per promuovere una cultura dell’informazione responsabile e una maggiore consapevolezza riguardo alle sfide legate alle fake news. La collaborazione tra tutti questi attori può contribuire a contrastare in modo più efficace il fenomeno e a promuovere una comunicazione più accurata e veritiera sui social media e nell’ecosistema mediatico nel suo complesso
Il fenomeno, complessivamente inteso, è reversibile oppure – come si dice – i buoi sono ormai scappati dal recinto?
Il fenomeno può essere affrontato e ridotto, ma la sua completa eliminazione potrebbe essere difficile da ottenere. Si può puntare a mitigare il loro impatto, ma occorrono sforzi costanti e prolungati, una combinazione di apporti e una molteplicità di approcci.
Una delle ragioni per cui le fake news potrebbero essere difficili da eliminare completamente è la facilità con cui queste si diffondono. Infatti, con la crescita delle tecnologie digitali e dei social media, le fake news possono essere create e diffuse rapidamente e facilmente da chiunque abbia accesso a Internet. La velocità di diffusione delle informazioni sui social media rende complicato fermare del tutto la propagazione delle fake news.
Inoltre, limitare la diffusione delle fake news deve essere fatto senza compromettere la libertà di espressione e il libero accesso alle informazioni. Dobbiamo puntare a ridurre significativamente l’incidenza e l’impatto delle fake news con l’adozione di misure preventive e correttive. Un impegno continuo da parte di individui, organizzazioni, governi e piattaforme digitali può contribuire a limitarne l’impatto e a promuovere una cultura dell’informazione più responsabile e accurata
Si dice generalmente che siano i giovani le “vittime” principali del sistema delle fake news, sembra però che gli adulti non ne siano immuni, anzi, è proprio da qui che sarebbero partite alcune “catene tossiche” di informazioni adulterate. Ha qualche esempio da farci che le sia capitato di osservare?
È vero che i giovani spesso vengono identificati come una delle principali vittime del fenomeno delle fake news a causa della loro maggiore esposizione ai social media e all’ambiente digitale. Tuttavia, gli adulti non sono affatto immuni alle fake news e possono essere altrettanto vulnerabili dal punto di vista della disinformazione. Anche le persone più anziane, meno esperte nel mondo digitale, possono cadere preda delle fake news a causa della loro mancanza di familiarità con gli strumenti e le dinamiche online.
Un esempio di “catena tossica” di informazione può essere il passaparola online. Supponiamo che un utente condivida una notizia falsa o fuorviante sui social media senza verificarne l’attendibilità. I suoi amici e follower, presumendo che l’utente originale abbia condiviso informazioni accurate, condividono a loro volta la stessa notizia. Questo processo di condivisione e diffusione può continuare in un effetto a catena, portando a una diffusione virale di fake news. Un altro esempio potrebbe essere la condivisione di teorie cospirative o notizie non verificate su questioni di salute pubblica. Immaginiamo una situazione in cui un articolo falso afferma che una particolare dieta o rimedio è una cura miracolosa per una malattia diffusa. Gli adulti, così come i giovani, possono essere attratti da notizie che promettono soluzioni facili a problemi di salute, senza preoccuparsi di verificare la fonte o di cercare evidenze scientifiche a supporto di tali affermazioni. Questo può portare a una diffusione di informazioni non verificate che rischiano di compromettere la salute delle persone
Cosa ci dicono allora questi due esempi?
Questi esempi evidenziano come sia importante promuovere l’alfabetizzazione mediatica tra tutte le fasce di età, sia giovani che adulti, per aiutare le persone a sviluppare un sano discernimento nell’analisi delle informazioni online. La capacità di valutare criticamente le fonti, verificare le notizie e riconoscere gli indizi di una possibile disinformazione è essenziale per contrastare l’effetto negativo delle fake news e promuovere una comunicazione più accurata e responsabile.
Per contenere il fenomeno è sufficiente una maggiore e più specifica normazione o potrebbe bastare una lunga e costante campagna informativa corretta? E chi dovrebbe farla questa campagna e sulla base di quali principi?
Per contenere il fenomeno è necessaria una combinazione di azioni. Sia gli strumenti regolatori che quelli culturali e di sensibilizzazione sono fondamentali e si integrano a vicenda per affrontare efficacemente il problema delle fake news. Una normazione più specifica e mirata può aiutare a stabilire delle linee guida chiare e regole per affrontare la diffusione di fake news online. Le norme, che peraltro in parte già esistono, potrebbero riguardare, ad esempio, l’obbligo per le piattaforme di social media di combattere la disinformazione, la promozione di standard di verifica delle notizie per le fonti di informazione, la trasparenza nell’uso degli algoritmi, ecc. Tuttavia, è importante trovare un equilibrio per garantire che la normazione non limiti eccessivamente la libertà di espressione e non apra la strada a possibili abusi.
Campagne informative ben strutturate e durature, invece, sono essenziali per educare gli utenti sui rischi delle fake news e insegnare loro le competenze necessarie per valutare criticamente le informazioni. Queste campagne dovrebbero promuovere l’alfabetizzazione mediatica e fornire linee guida chiare su come identificare e verificare le fonti di informazione. Dovrebbero anche sensibilizzare sul ruolo degli utenti nella diffusione delle fake news e sulla necessità di condividere solo informazioni verificate
Ha notato differenze sostanziali tra quanto accade in Italia e in altri Paesi?
Sì, ci sono differenze sostanziali tra le fake news in Italia e in altri Paesi. Esse possono variare notevolmente a livello territoriale, poiché sono spesso influenzate da specifiche dinamiche politiche, sociali e linguistiche di ciascun Paese. Le fake news in Italia e in altri Paesi possono risultare notevolmente diverse per quanto riguarda i contenuti, le fonti, la lingua, la cultura e il contesto politico. Comprendere queste differenze è fondamentale per affrontare il problema in modo mirato e adattato alle specificità di ciascun Paese. Ovviamente poi ci sono anche le fake news globali che riguardano eventi e fenomeni epocali come il Covid, le guerre, l’emergenza climatica.
Come ho detto la settimana scorsa durante la presentazione al Senato del terzo Rapporto Ital Communications-Censis Disinformazione e fake news in Italia. Il sistema dell’informazione alla prova dell’Intelligenza Artificiale, dobbiamo evitare due errori: da un lato il rischio di dogmatizzare la verità, dall’altro quello di delegare a un algoritmo il processo di definizione della verità stessa. La sfida è coltivare il pluralismo e il confronto tra le fonti. L’informazione professionale è quella che acquisisce il dato di realtà con una metodologia simile a quella dello storico, confezionando un prodotto rispettoso della verità sostanziale dei fatti, dopo aver fatto in buona fede tutte le verifiche del caso
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