
Rassegna stampa/1 Egitto, la «rabbia» scende in piazza
La protesta che ieri ha visto più di 200 mila persone in piazza in diverse città dell’Egitto protestare contro il regime di Hosni Mubarak, “contro tortura, povertà, corruzione e disoccupazione”, si è conclusa con tre manifestanti morti a Suez, un poliziotto deceduto al Cairo e centinaia di feriti. “Sono almeno 15 mila presenze – le organizzazioni promotrici hanno parlato di 25 mila – solo al Cairo. Almeno 200 mila, secondo gli organizzatori, in tutto il Paese” (Avvenire, p. 7).
“Tutto è iniziato verso le 14: il Movimento del 6 aprile, gruppo di attivisti pro-democrazia all’origine dell’iniziativa, aveva previsto come luogo cardine delle proteste la centrale midan Tahrir (piazza della Liberazione) per poi optare per una strategia diversa; sparpagliare nella metropoli diversi focolai, un centinaio secondo le agenzie di stampa, tutti tenuti sotto controllo da un imponente servizio d’ordine. Almeno 30 mila infatti gli agenti dispiegati” (Avvenire, p. 7).
“Una piazza spontanea con le maggiori formazioni politiche di opposizione defilate, pur autorizzando i propri sostenitori a scendere nelle strade a titolo privato [al grido di «Mubarak vattene!»]: così è stato per Fratellanza musulmana, Al Wafd e Tagammu, con i giovani, più sensibili al richiamo della “rivoluzione dei gelsomini” tunisina, che hanno comunque aderito alla giornata. Molta prudenza fra le autorità cristiane copte che hanno invitato i fedeli a non partecipare ai cortei” (Avvenire, p. 7).
Per fermare i manifestanti più “determinati” le forze di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeni, getti d’acqua e manganelli. I civili hanno reagito con sasssaiole. Il 25 gennaio non è una data scelta casualmente per la protesta: è infatti la Giornata nazionale della polizia ed è “proprio sulla polizia e sull’esercito che il regime dell’82enne Hosni Mubarak fa affidamento da 30 anni a questa parte per assicurarsi le redini del Paese” (Avvenire, p. 7).
L’acuirsi della tensione in Egitto preoccupa gli Stati Uniti, il principale alleato del Cairo. La Casa Bianca ha esortato «il governo egiziano a recepire le aspirazioni del popolo per portare avanti le riforme politiche, economiche e sociali che possono migliorare la vita della gente e aiutare l’Egitto a prosperare. Gli Usa sono impegnati a lavorare con l’Egitto e il popolo egiziano per raggiungere questi obiettivi».
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