
Ramella: «Non sono d’accordo con i violenti ma la Tav economicamente non conviene»
«Io sono molto critico su tutta la vicenda dell’Alta Velocità ma ho argomenti diversi dai no-Tav: la verità però è che questo investimento non si giustifica sul versante economico. La spesa è molto elevata e i guadagni assolutamente modesti». Francesco Ramella, membro dell’Istituto Bruno Leoni ed esperto del settore Trasporti, va contro sia alle posizioni dei manifestanti violenti che si oppongono alla costruzione della Tav – «quelli sono contrari a qualsiasi infrastruttura» – sia ai politici che millantano vantaggi che, in questo caso, non esistono.
La Tav sarebbe un’operazione, dal punto di vista economico, controproducente?
Assolutamente sì. Il costo complessivo, per quanto riguarda l’Italia, della linea ferroviaria si aggira intorno ai 15 miliardi di euro e siccome non ci sono margini di guadagno sufficienti non c’è nessun privato disposto a investire. Per questo, il costo deve essere coperto interamente dallo Stato, che lo farà in due modi: o aumentando il debito pubblico o aumentando il carico fiscale ai danni del cittadino.
Chi userebbe l’Alta velocità?
All’inizio l’opera era prevista per il trasporto civile, quindi per quelli che devono andare in Francia dall’Italia. Ma le persone che coprono questo tragitto si aggirano attualmente intorno alle 2 mila unità. Siccome la Tav riduce il tempo di percorrenza della tratta di almeno un’ora, il numero aumenterà magari anche fino a 6 mila. Ma rimane comunque un gruppo molto piccolo, la realizzazione di quest’opera avantaggia un numero davvero esiguo di persone.
Però c’è anche il trasporto merci.
Certo. Quando i legislatori si sono accorti che l’opera non conveniva perché interessava poche persone, hanno aperto la linea ferroviaria al trasporto merci. Ma anche questo è ben poca roba.
Chi è favorevole alla Tav assicura che il trasporto si sposterà dalla gomma dei camion alla rotaia del treno, con conseguenti vantaggi per le imprese.
Non è proprio così. Stando agli studi che sono stati fatti, questo spostamento non avverrebbe in modo automatico e spontaneo perché il trasporto su gomma resta comunque pù rapido e quindi più conveniente. Certo, se poi lo Stato impone dei vincoli e dei divieti al trasporto su strada, allora diventa necessario ma se fa così impedisce alle aziende di scegliere il modo migliore di trasportare le merci e aumenta i costi.
E i vantaggi per l’ambiente? Meno camion vorrebbe dire meno emissioni per la Val di Susa.
Anche questo non è corretto. Per il livello di inquinamento, che sulle strade è diminuito tantissimo in questi anni, il numero dei camion non è determinante. Infatti il livello tecnologico ed ecologico dei veicoli segna un progresso continuo e le emissioni diminuiscono. Non conta perciò il numero dei veicoli che circolano ma se sono moderni o meno.
Hanno ragione, quindi, i comitati no-Tav quando dicono che l’Alta velocità porterebbe solo danni alla valle dal punto di vista economico ed ambientale?
No, esagerano. Le cose infatti si possono fare nel più totale rispetto dell’ambiente. La Svizzera sta costruendo un’infrastruttura simile nell’area del Gottardo e si può stare tranquilli che gli svizzeri ci tengono alla cura dell’ambiente. Ad operazioni ultimate, la valle non risentirebbe dell’Alta velocità, piuttosto potrebbe avere problemi durante la costruzione. I cantieri, infatti, starebbero aperti per una decina d’anni e potrebbero creare problemi di traffico ma la valle sicuramente avrebbe i suoi benefici.
All’Italia non deriverebbero invece vantaggi dal collegarsi al corridoio quinto dell’Alta velocità che collega il Portogallo con l’Ucraina?
Sì, se questo ci fosse. Il progetto del corridoio quinto non è altro che un tratto di pennarello su una cartina tracciato da qualche burocrate europeo. Portogallo e Ucraina non hanno alcun progetto in essere. L’Alta velocità, perciò, sarebbe solo sul tratto tra Torino e Lione. Già dopo Lione i treni si spostano su linee normali.
E perché allora la politica in modo quasi unanime, da destra e da sinistra, appoggia la costruzione della Tav?
Bella domanda. Risponderei con le parole di un ex assessore ai Trasporti del Piemonte, che mi diceva: «Se lo Stato e l’Europa mi mandano miliardi di euro, perché dovrei rispedirli al mittente, perché rifiutare queste risorse?». Non c’è una grande conoscenza tecnica della materia.
Però l’Europa la finanzia.
Certo. L’Unione Europea mette a disposizione 670 milioni di euro, che dobbiamo spartirci noi e la Francia per la tratta internazionale ma i costi totali, come detto, sono ben altri.
Che cosa pensa dei comitati no-Tav?
Conosco molte persone della Val di Susa che, abitando in quei luoghi, hanno approfondito bene la questione, hanno studiato il problema. La frangia che lancia le pietre mi trova in totale disaccordo perché è gente che si opporrebbe a qualunque infrastruttura. Però è chiaro che un’opera imponente di questo tipo deve trovare il consenso del luogo dove la si costruisce. E io penso che il consenso si debba anche comprare. Del resto, il principio che la tranquillità della zona debba cedere il passo a un interesse superiore non mi trova contrario, il problema è che in questo caso l’interesse superiore non c’è.
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