Qui Kabul, la guerra continua

Di Fausto Biloslavo
15 Novembre 2001
Alle porte di Kabul assieme ai mujaheddin. Cronaca dal fronte mentre tra scontri con i talebani e campi minati si cerca di rimanere vivi. E un messaggio alle anime belle che nelle strade italiane predicano la bontà Colloquio con Fausto Biloslavo

Ho marciato tutto il giorno, adesso sono distrutto. Ho camminato da questa mattina fino al calare del buio nella pianura assieme a loro.

Hai notizie dei colleghi dispersi?

So solo che sono stati uccisi tre giornalisti: un tedesco e due francesi. Purtoppo sono finiti in un’imboscata nel nord dell’Afghanistan dove si combatte ancora. Sono stati uccisi a raffiche di kalashnikov. Non c’è stato niente da fare. Non se l’aspettavano, probabilmente, che i mujaheddin avevano circondato una roccaforte talebana vicino e quindi pensavano che non ci fossero altre truppe all’infuori di quelle circondate. Invece, sono saltati fuori sei talebani e li hanno mitragliati. Sembra che sia stato ferito un fotografo italiano che lavora per l’Ap. Mentre cercava un po’ d’acqua, attraversando una strada asfaltata, è stato colpito da raffiche di kalashnikov. È stato ferito solo leggermente, niente di grave.

Il generale Abdul Rashid Dostum dice che non entrerà a Kabul prima della formazione di un governo provvisorio. È confermato?

Dostum non entrerà semplicemente perché si trova a Mazar-i-Sharif. Comunque è vero: i comandanti che stanno combattendo la battaglia di Kabul hanno ribadito che l’ordine è chiaro: fermarsi alle porte della capitale. Poi saranno i politici che decideranno le sorti della città. Ma fermarsi alle porte della capitale significa controllare la guerra. E quindi, di fatto, intimare ai talebani la resa.

Come reagiscono gli abitanti delle zone liberate dall’Alleanza del Nord?

Non ho visto scene di questo genere perché sono su un fronte militare. Non ci sono civili. I talebani hanno resistito con colpi di mortai. Solo i B52 li hanno spazzati via. Poi il comandante ha incitato la colonna ad avanzare. Noi siamo arrivati su una postazione talebana fra le mine, con il pericolo di saltare per aria. E purtroppo ho visto un guerrigliero saltare e perdere una gamba, la sinistra. Un giornalista inglese lo ha aiutato a tamponare l’emorragia. Insomma, sono momenti difficili. Abbiamo sfondato le linee e adesso siamo attestati per la notte (lunedì 12 novembre ndr) su queste postazioni. Io adesso mi trovo in un bunker dove c’è ancora la teiera abbandonata sul fuoco, armi, materassi, cuscini…. Evidentemente erano appena stati abbandonati.

Dove si fermeranno i mujaheddin?

Alla periferia di Kabul. Domineranno dall’alto la capitale, dal passo di Charikar. Costituendo una minaccia continua per i talebani… E proprio adesso mi giungono notizie, non confermate, che i talebani stanno scappando da Kabul.

Tu credi che il governo provvisorio si farà?

Non sarà facile. Ma, di fatto, metà dell’Afghanistan, il nord, è in mano agli antitalebani. Quindi penso che questo scenario militare condizionerà anche le scelte politiche e ovviamente porterà ad una soluzione nel momento in cui i mujaheddin saranno alle porte di Kabul. A quel punto bisognerà formare un governo. Forse sarà un governo delle Nazioni Unite, o forse di truppe straniere o forse si formerà un corpo di pace internazionale. Sicuramente qualunque governo provvisorio dovrà tener conto sia delle componenti del nord che di quelle pashtun del sud. D’altro canto nel sud conbattono varie formazioni pashtun. Hanno firmato un accordo a Roma davanti al re e spero che non compiano gli errori del ’92, quando hanno vinto la guerra ma perso la pace. Portando ad una situazione disastrosa che ha favorito l’avvento dei talebani.

Lo slogan dei centomila no global per le strade di Roma il 10 novembre è stato «no alla guerra che uccide donne e bambini». Che ne pensi?

Ci sono sicuramente donne e bambini innocenti che vengono uccisi dalle bombe americane. Però ce ne sono stati molti di più nei 23 anni precedenti, soprattutto nel periodo talebano, dove per di più le donne erano trattate come schiave. Certo, fra i due mali, io scelgo quello minore, cioè quello dei bombardamenti americani e dell’avanzata dei mujaheddin verso Kabul.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.