
Il Deserto dei Tartari
Quello di Raoul Bova è il peggior spot anti-Aids di tutti i tempi
Scusate se torno sullo spot della Campagna del ministero della Salute per la lotta contro l’Aids, quello con Raoul Bova testimonial e lo slogan “La trasmissione sarà interrotta il più presto possibile”. È già stato egregiamente confutato su questo sito una settimana fa per quel che riguarda il nocciolo del messaggio, cioè che la generalizzazione del preservativo sia la strategia vincente per bloccare il contagio.
Ma io vorrei fare un passo in avanti, e proporlo come il peggiore spot anti-Aids della storia, almeno qui in Italia. Perché di tutto tratta, tranne che di prevenzione. Il filmato non c’entra nulla con lo scopo per cui è stato commissionato: l’Aids, i malati, la prevenzione sono solo un pretesto per fare propaganda a una visione della vita e del mondo, per una professione di fede relativista a spese dei contribuenti, per imporre una visione tecnicista e politicista della salute.
A chi obietta contro l’enfasi esclusiva che la maggior parte delle campagne di prevenzione riservano al preservativo, i cosiddetti esperti replicano che la vera profilassi ha bisogno di grande laicità: non si devono promuovere o condannare comportamenti e stili di vita, ma semplicemente indicare tutti i modi efficaci per evitare danni a se stessi e agli altri. Lo Stato non può e non deve promuovere un’etica, perché in una società aperta le persone esercitano la loro autonomia morale, ma deve limitarsi a promuovere la salute pubblica con tutti i presidi sanitari a disposizione e comunicando quali comportamenti mettono al riparo dalla patologie.
[internal_video vid=62655]
Ma è proprio nei termini della laicità che le campagne contro l’Aids falliscono miseramente a causa del pregiudizio ideologico che le condiziona. Quando i vari ministeri della Salute cercano di combattere l’obesità, o il fumo, o la guida sotto l’effetto dell’alcol, sono molto netti nel chiedere di evitare certi comportamenti a rischio. Si chiede al cittadino di rinunciare al vizio della sigaretta, di non guidare in stato di ebrezza, di ridurre drasticamente l’assunzione di cibi grassi e bevande gasate. Immaginate uno spot del ministero che dicesse: “Dopo che ti sei rimpinzato di hamburger da McDonald’s e hai bevuto tre coche, ricordati di fare almeno un’ora di jogging”; oppure che consigliasse: “compra sempre sigarette col filtro, oppure rompile in due per farle durare di più e fumarne di meno, e comunque di tanto in tanto fatti una radiografia per vedere lo stato dei tuoi polmoni”; oppure uno spot così: “se ti metti al volante dopo aver abbondantemente bevuto, mantieni una velocità non superiore ai 40 kmh, e tieni d’occhio la più vicina delle due righe di mezzeria della strada che vedi: è quella giusta”.
Chiunque capisce che spot di questo genere sarebbero ridicoli. Ebbene, quelli che dovrebbero aiutare a prevenire l’Aids e vengono periodicamente trasmessi, sono esattamente così: suggeriscono una strategia poco efficace che per la maggior parte dei soggetti si tradurrà in un aumento del rischio. Un messaggio di prevenzione veramente laico dovrebbe suonare così: «Vuoi evitare di contrarre l’Aids? Le strategie più efficaci sono, in ordine di sicurezza, le seguenti: astinenza, fedeltà di coppia, ricorso ai profilattici; e in ogni caso la riduzione del numero dei partner sessuali ridurrà sensibilmente il rischio». Così dovrebbe parlare uno Stato laico. E siccome i rapporti anali sono molto più pericolosi in termini sanitari dei rapporti vaginali, dovrebbe avere anche l’onestà coraggiosa di far sapere che col sesso anale non protetto la trasmissione dell’infezione da Hiv è circa 30 volte più probabile (scusate l’approssimazione) che in caso di sesso vaginale non protetto.
Ma lo Stato laico si astiene dal comunicarci tutte queste utili informazioni profilattiche, e sapete perché? Perché tratta i comportamenti sessuali alla stregua degli atti di culto religiosi o di militanza politico-sindacale: diritti inalienabili della persona, sui quali non è lecito interferire. Anzi: mentre sono sempre più numerosi gli atti legislativi e le sentenze giudiziarie che limitano la libertà di culto (la circoncisione maschile colpita dagli strali dei giudici di Colonia, il velo islamico proibito qua e là in Europa, scuole e ospedali cattolici americani obbligati a pagare per gli aborti e la contraccezione dei loro dipendenti), si fa sempre più timida la voce di chi cerca di dire che l’identità delle persone non può essere intrappolata nell’uso che fanno delle loro parti sessuali. Perché oggi l’unica religione che nessuno si può azzardare a mettere in discussione è quella dell’autodeterminazione dell’individuo, è quella dell’autonomia morale. Almeno per quel che riguarda le faccende sessuali.
Da questo primo, fondamentale condizionamento ideologico discendono tutti gli altri connotati ideologici – sia contenutistici che estetici -, di cui il filmato è ricco. Quella banda rossa di traverso al pube dei protagonisti più che il fiocco anti-Aids ricorda gli striscioni delle manifestazioni sessantottine, ricorda le bandiere rosse dei gruppettari marxisti-leninisti-maoisti. E quando Raoul Bova conclude con espressione altera: «Uniti contro l’Aids si vince», è la stessa cosa che se avesse detto «El pueblo unido jamás será vencido», oppure «lunga vita all’unità antifascista». L’allusione alla lotta politica non è affatto strana, quando si riflette al fatto che fin dall’inizio la crisi dell’Aids è stata trattata in termini di diritti negati e di responsabilità politiche: i temi dominanti sono stati fin dal principio la denuncia della criminalizzazione di minoranze e diversi, la discriminazione sociale verso gli infettati, le colpe dello Stato che non si impegnava nella prevenzione e della Chiesa che la “boicottava” ostacolando la promozione del condom, la scarsità degli stanziamenti di fondi per la ricerca, la cupidigia delle multinazionali farmaceutiche che imponevano prezzi terrificanti per i loro antiretrovirali, unica possibilità di salvezza per i malati. Questioni reali e questioni pretestuose mescolate insieme, tutto pur di tenere la crisi dell’Aids dentro all’ambito della politica e di non permettere una vera riflessione morale, filosofica, antropologica. Che la realtà sfugge inesorabilmente alla volontà di dominio dell’uomo e che la libertà sessuale può avere dei costi altissimi per il singolo e per la società non deve mai passare per la testa della gente, o almeno non deve mai diventare argomento di pubblico confronto.
Oltre a ciò, la politicizzazione finisce per determinare un impatto comunicativo che è l’opposto di quello che si ricercava: quel rosso che spezza e domina il bianco e nero del filmato fa tanto spot della Peta (l’organizzazione animalista per il “trattamento etico” degli animali) contro le pellicce, ricorda più la strage delle foche e degli ermellini che non l’impegno contro l’Aids. E se l’obiettivo era di indurre i soggetti che hanno comportamenti sessuali a rischio a indossare il condom, quel dischetto rosso sangue un po’ rigonfio che gli attori si passano di mano non sembra proprio fatto per ispirare fiducia. Dà l’idea di un grumo di sangue infetto. E voi ve la mettereste “lì” una gomma intrisa di sangue?
Lo stesso dicasi di alcuni dei protagonisti del filmato: cosa c’entrino due ragazze estasiate nei preliminari dell’amore saffico con l’opportunità di utilizzare i preservativi contro l’Aids si fa fatica a capirlo, ma si capisce bene che il regista vuole comunicare la sua personale convinzione che il sesso e l’amore non conoscono barriere né di sesso né di razza. Infatti inserisce un giovane afro sorridente fra i personaggi. Ma inserire a forza contenuti che non hanno niente a che fare con la prevenzione dentro a uno spot che dovrebbe servire alla prevenzione danneggia inevitabilmente la comunicazione: l’abbinamento omosessualità femminile – condom maschile (l’unico che si vede nel filmato) getterà nel dubbio lo spettatore, che crederà erroneamente di essere ignorante sull’uno e sull’altro argomento; la presenza del giovane africano risveglierà il più vieto dei pregiudizi razzisti, quello secondo cui l’Aids è “la malattia dei negri”.
Un’ultima notazione riguarda il fatto che lo spot invita esclusivamente a comportamenti che implicano costi economici a carico del destinatario del messaggio: i condom e il test sulla presenza dell’Hiv nel sangue comportano una spesa per chi vi fa ricorso. La maggior parte delle campagne di sensibilizzazione a tutela della salute suggeriscono comportamenti che evitano anche costi economici: non fumare, non bere, non mangiare alimenti nocivi, preferire l’allattamento materno a quello artificiale rappresentano anche modi di risparmiare denaro. Anche in epoca di antiretrovirali l’Aids è un cattivo affare per chi si infetta, ma resta un buonissimo affare per l’industria farmaceutica e dei presidi sanitari. Con un aiutino da parte dello Stato, con le sue belle campagne di sensibilizzazione e i suoi begli attori.
Articoli correlati
28 commenti
I commenti sono chiusi.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
“Un’ultima notazione riguarda il fatto che lo spot invita esclusivamente a comportamenti che implicano costi economici a carico del destinatario del messaggio: i condom e il test sulla presenza dell’Hiv nel sangue comportano una spesa per chi vi fa ricorso”. Diventate donatori di sangue ed avrete il test gratuito sulla presenza dell’Hiv (ed altre analisi utilissime) e farete anche un’azione meritevole……veramente molto semplice.
Vergogna a diffondere notizie false! Il test dell’HIV è gratuito! Informarsi prima di rischiare di arrecare danni alla salute pubblica no, eh?
Ma guarda!
Il test è gratuito!
E scommetto che non costa nulla neanche al SSN per il cui funzionamento si pagano fior di tasse!
Collegare il cervello alla tastiera no, eh?!
il preservativo rende il rischio di un cotaggio minore di quello di un fulmine in testa durante una passeggiata. siccome tutti continuiamo a fare le passeggiate possiamo anche continuare a fare sesso con chi ci pare, basta usare il preservativo.
con la paura della malattia vuoi solo sponsorizzare la tua visione del sesso senza rispettare chi è promiscuo per scelta, perché questo vuole per la sua vita e tu non sei nessuno per giudicarlo.
non è vero che il preservativo non è efficace, è più sicuro fare sesso con il preservativo che portare a spasso al cane. è vero esistono casi di contagio anche con preservativo ma esistono altresì casi di persone morte cadendo dal letto. sai capire la differenza tra un rischio reale e concreto e uno puramente teorico? la differenza sta tra una percentuale di contagio di circa 0.3% 0.8 (rapporto non protetto) che vanno a 0.0000000001% con l’uso del preservativo praticamente è più facile che ti caschi un fulmine in testa
Ancora autoreferenzialità e approssimazione.
E’ evidente che tu non sai di cosa parli oppure parli solo per fare grossolana disinformazione.
Per valutare l’efficacia di un mezzo di prevenzione bisogna considerare anche i fattori ambientali e culturali in cui esso dovrebbe venire applicato.
Informati su questo delicato aspetto e ripassa un’altra volta.
Altro che fulmine in testa!
Giorgio sono 20 anni che faccio sesso e l’ho fatto con molti più partner che tu sia capace di contare, ho avuto 3 relazioni importanti con persone siero positive e quindi sono stato anche strettamente monitorato in quei periodi, il mio ultimo test risale a 5 mesi fa ed è negativo, tu quando lo hai fatto il tuo ultimo test? ah dimenticavo i cattolici non hanno simili malattie.
fidati so bene quello che dico, quando fai sesso per uno o due anni quotidianamente con un siero positivo e non ti sei mai infettato è perché hai usato il profilattico non per opera dello spirito santo.
invece di proporre impossibili stili di vita che non hanno funzionato in epoca vittoriana figuriamoci oggi, imparate ad accettare che c’è chi il sesso se lo gode e non per questo non ha diritto ad essere giustamente informato.
le vostre lagne riguardo il non fare sesso tenetele per la chiesa.
il sesso è bello, il sesso è gioia, il sesso è vita, sia quello fatto con amore che quello fatto solo per star bene. io non consiglio a nessuno di privarsene. certo ora sono 7 anni che sono fidanzato e sono felicissimo di fare tantissimo sesso solo con la persona che amo… con amore è ancora meglio, ma tutto questo con l’hiv non c’entra.
uno spot sulla prevenzione deve dare informazioni su come proteggersi dalla malattia e non su come tu pensi che gli altri dovrebbero vivere.
“Giorgio sono 20 anni che faccio sesso e l’ho fatto con molti più partner che tu sia capace di contare, ho avuto 3 relazioni importanti con persone siero positive e quindi sono stato anche strettamente monitorato in quei periodi, il mio ultimo test risale a 5 mesi fa ed è negativo, tu quando lo hai fatto il tuo ultimo test?”
Però, tu si che sei un duro; effettivamente io, ad esempio, so contare fino a due…
“fidati so bene quello che dico, quando fai sesso per uno o due anni quotidianamente con un siero positivo e non ti sei mai infettato è perché hai usato il profilattico non per opera dello spirito santo.”
“invece di proporre impossibili stili di vita che non hanno funzionato in epoca vittoriana”
E poi uno dovrebbe mettersi a discutere seriamente… Ma smettila…
Ancora autoreferenzialità e approssimazione.
E’ evidente che tu non sai di cosa parli oppure parli solo per fare grossolana disinformazione.
Per valutare l’efficacia di un mezzo di prevenzione bisogna considerare anche i fattori ambientali e culturali in cui esso dovrebbe venire applicato.
Informati meglio su questo delicato aspetto e ripassa un’altra volta.
Solo per aggiungere che dopo aver letto della tua a dir poco movimentata vita relazionale non saprei proprio come fare per biasimare chi esprime parere contrario ai matrimoni e soprattutto alle adozioni per i gay.
Ma forse il mio è solo un pregiudizio.
ma lo Stato non deve proporre il bene comune? In ordine A astinenza B be faithfull (sii fedele) C condom.
Giorgio ma che centra con quante persone io ho fatto sesso con il matrimoni gay o con le adozioni?
poi mi sembra di aver anche detto che sono 7 anni che ho solo un partner…
cmq io non vedo nulla di male se uno ha deciso di fare tanto sesso… cavoli suoi e tu non dovresti giudicare almeno perché lo dice la tua religione
Ma certo, hai ragione, per il matrimonio e i figli la stabilità della vita affettiva è un optional.
Ma due cose mi preme farti notare:
1) io non ti ho giudicato affatto, e se hai avuto tale impressione è probabile che in realtà sia la tua coscienza a giudicarti.
2) degli insegnamenti della mia religione tu non sai un cavolo.
Giorgio io il disturbo di leggere 3 volte i vangeli e frequentare 2 corsi di catechesi me lo sono preso, poi se tutto quello che ho letto e sentito non mi ha convinto non posso farci nulla…tu a quanti incontri di gruppi omosessuali hai partecipato per informarti seriamente e ascoltare seriamente tutte le campane?
la mia coscienza? io sono perfettamente a posto con la mia coscienza, anzi consiglio a tutti quelli che ne sentono il bisogno di fare tutto il sesso che vogliono, stando attenti a non farne unica questione di vita e di rapporti sociali, ma nei limiti di riuscire a coltivare altri rapporti e altri interessi andate e divertitevi quanto volete.
ripeto se io non fossi un buon genitore o un tipo da matrimonio questo poco direbbe riguardo il matrimonio o l’adozione dei gay in generale, anche perché quello che era il mio stile di vita è adottato da una buona percentuale di eterosessuali che cmq si sposano e fanno figli….e ripeto anche che sono cmq 7 anni che vivo un rapporto di coppia che sinceramente è molto migliore dei vostri matrimoni… nelle catechesi che ho frequentato si parlava spessissimo come la religione ti da la forza di rimanere vicino, accettare e sopportare tua moglie /marito e io ne ero sorpreso perché dopo 7 anni di convivenza quando la mattina siamo a lavoro mi manca da morire e non ho bisogno di nessun aiuto per rimanergli accanto mentre sembrava che per la maggior parte delle persone li il matrimonio fosse una gabbia con la porta socchiusa e attraverso la preghiera trovavano la forza di non spalancare la porta e scappare…
Primo, sei stato tu che per primo ad usare la tua esperienza particolare per esempio della validità della profilassi per il contrasto alla diffusione dell’AIDS basata solo sul preservativo, dunque è normale che altri la possono considerare la tua discutibile condotta come esemplificativa anche di qualcos’altro.
Secondo, mi congratulo con te per aver trovato il tempo, tra una scopata e l’altra, per leggere ben tre volte i Vangeli e per frequentare qualche catechesi, ma ciò non ti rende automaticamente in grado di individuare e biasimare i peccati altrui.
Infine non saprei proprio dire se il tuo rapporto sia migliore di tanti matrimoni, ma francamente se fossi sposato non sarei contento di essere ridotto a paragonare il mio matrimonio con quelli degli altri per convincermi di aver fatto un buon affare.
si, la mia esperienza è un esperimento reiterato molto, molte volte. mentre io come esempio sarei al massimo un singolo esperimento… voi cattolici di scienza proprio…
non so quanto dura un tuo incontro ma i miei mi hanno lasciato il tempo di leggere i vangeli e fare anche molto altro. anche perché mi sembra di aver ribadito l’importanza di non trasformare il sesso nell’unico e solo interesse che si ha.
io non dicevo di poter biasimare i peccati altrui come fai tu come me per esempio, ma solo che io ho cercato seriamente di ascoltare quello che voi cattolici avete da dire e di capire il vostro punto di vista… tu no, tu hai solo deciso che avevamo torto… fatti tre mesi di incontri in un qualunque gruppo lgbt, ascoltali senza controbattere come dovevo fare io in catechesi e poi forse la tua opinione avrà validità in quanto avrai in effetti avuto il tempo e l’onesta di ascoltare entrambe le campane.
infine: ridotto a paragonare? no certo che no, ma se ogni catechismo per adulti che frequenti non parla di altro che come resistere all interno del matrimonio…
Gli unici due metodi sicuri sono o l’astinenza assoluta (va specificato, perché le persone non sono tutte sveglie) da qualsiasi contatto sessuale o l’uso del preservativo (sempre specificando, uso corretto, dall’inizio dei contatti sessuali fino alla fine). Sulla fedeltà coniugale eviterei di fare affidamento, perché finirebbe che il coniuge fedele rischierebbe pure di vedersi contagiato da quello infedele e bugiardo (visto che non viviamo nel mondo delle fiabe). La riduzione dei partner non ha senso, o ci si astiene o si usa il preservativo. Alla fine, poiché la campagna si rivolge a persone che abitualmente fanno sesso, fa leva sul mezzo più adatto alla massa. Ci credo poco in una massa di astinenti, non credo che l’umanità sia ancora giunta a questo livello di evoluzione da essere in massa indifferente al sesso.
Inoltre perché le deve fare il ministero, con i soldi pubblici, queste campagne anti-aids cristianamente orientate, che le finanzi la CEI e le associazioni cattoliche. Perché propagandare la fedeltà coniugale e l’astinenza (nella vostra ottica poi si presuppone solo prematrimoniale, quindi in vista di un rapido matrimonio, dovuto all’impazienza di fare sesso) , con il preteso che salvano dall’Aids? Promuovetele per quello che sono, valori etico-religiosi.
incredibile! ilythia sta proponendo campagne di sensibilizzazione contro il sesso tra coniugi non protetto! a questo punto per mettere al mondo dei figli saranno costretti a fare analisi accurate che certifichino l’assenza reciproca di infezione e solo dopo potranno (una volta sola all’anno eh…) copulare senza condom… perche si sa, in italia il maggior numero di infezioni di hiv avviene tra coppie di coniugi che notoriamente scopazzano tutte in giro con chiunque… come boutade appare quasi simpatica se non fosse che tu ci credi veramente…
Io parlo con riferimento alle persone che conosco o ho conosciuto; le coppie assolutamente fedeli sono una minoranza (anche negli anni cinquanta quando l’adulterio era più stigmatizzato di oggi). Con me le persone parlano di queste cose perché professo assoluta indifferenza morale per l’infrazione della fedeltà di coppia. Quanto a concepire figli, a parte che nessuna coppia, oggi, concepisce un figlio all’anno, al massimo ne verranno concepiti due o tre in una decina o ventina di anni, il minimo da fare prima di concepire mi sembra proprio sottoporsi ad analisi mediche, anche quelle relative alle malattie veneree.
Il problema, forse, non è che di astinenza si muore. Il problema è che c’è chi, quando si “fa” una ragazza, è già morto (dentro), e continua a credere che non ci sia godimento più grande di una bombata fatta bene (per quanto sana possa essere).
Poi, ovvio, ci sono anche quelli che “la Chiesa è omofoba, sessuofoba, eterofoba, cinofoba, idrofoba, jaba, jaba, jaba…”, ma ciò che in realtà dice da 2 millenni è che (anche un ateo illuminista ed esistenzialista venuto dal mondo ci arriva con la ragione) amare qualcuno non è solo questione di penetrare ed essere penetrato, come con una lama. E che amare qualcuno è impossibile, perché di solito ciò che uno fa non è ciò che vorrebbe per l’altro.
Ma io vorrei sapere com’è che ho degli amici che hanno passato da poco i 30 anni, e che in 15 anni, dopo la Cresima e conseguente “libertà” dalla Chiesa, hanno iniziato a passare di letto in letto, in macchina, in bagno pubblico, in chissà quale posto, e sono tornati alla Chiesa perché era l’unico posto dove gli veniva parlato di sesso NON come si pensa, con i preti unti con la bava alla bocca che, sfregandosi le mani, ti parlano de “la castita del corpo e la candida purezza del cuore” e sono contro “atti peccaminosi”, ma come una delle più grandi forze che Dio ci ha messo dentro.
Molti di questi amici hanno una paura incredibile di avere un rapporto sereno con una ragazza, credono di non poter più amare nessuna ragazza, e credono di essere qualcosa tipo malati o pazzi, perché il mondo va dove loro non si sentono più di andare.
Ora, finalmente, qualcuno inizia a dire loro “non sei il solo”, e che c’è una strada.
Inizia a dire che il bianco è il bianco e il nero è il nero, ma anche che il mondo è pieno di sfumature e di colori diversi (che, secondo me, non stanno solo negli arcobaleni dei circoli Arci e nelle bandiere della pace), e che non c’è bisogno di occhiali di protezione da saldatore, ma di occhi nuovi.
Sai Tommaso, infatti quello che genera indignazione almeno in me, non è tanto il fatto di avere opinioni diverse rispetto alla sessualità, al mondo omosessuale etc. Piuttosto il prendere posizione in modo ostinato e senza ragione, facendo della propria posizione morale un baluardo che vale quanto il tifo in uno stadio. In tutta sincerità non so dirti bene se l’omosessualità è o meno una malattia, proprio non lo so. Io so di essere eterosessuale e di non avere mai fatto niente per doverlo nascondere e nemmeno affermare. C’è una ragione precisa riguardo alla mia posizione e credo che derivi dal fatto che camminando per strada da etero indifferente, corro difficilmente il rischio di essere malmenato da qualche psicotico delinquente che si schifa della mia dubbia diversità. Per capire meglio il mondo di chi è diverso da me (malato o sano che sia) mi sono letto anni fa un romanzo di un autore gay. Si chiama David Levit ed il romanzo “la Lingua perduta delle gru”. Leggendolo entri per gradi nel loro mondo e nella loro visione e ti commuovi per il fatto che un omosessuale è come te un essere umano che ha lo stesso grido dentro, che ama un’ altro essere umano e per il quale si commuove. Di sicuro è un rapporto che non può, per ovvi motivi aprire alla vita, ma noi chi siamo per giudicare? Io mi faccio sempre questa domanda:- cosa vuol dire essere cristiani? Vuol dire essere delle brave persone che fanno bene i compiti in classe? Che non sbagliano? No! Coloro che pensano in funzione di questo e per questo giudicano, in realtà sono dei moralisti con forti dubbi anche rispetto alla loro fede. Secondo me giocano a fare i cristiani, cosi come uno gioca a carte, con un hobby qualsiasi, cosi come uno è un tifoso. Essere cristiaani implica affermare l’umanità di chi mi stà davanti a prescindere dalla sua “malattia”, che questa sia un handicap oppure homosessualità. Io, spesso, mi trovo confuso come tutti. Ho imparato un metodo per ritrovarmi. Questo metodo mi riporta all’origine della mia scelta cristiana, a quella commozione originaria dalla quale cinque anni fà, senza che nessuno mi invitasse da qualche parte, è scaturito tutto. Questo vale per tutto quello che riguarda la mia vita. Ogni volta quando cado e mi capita molte volte, voglio tornare li.
Ti allego questo URL di una lezione fatta da Don Eugenio Nembrini.Ogni volta che la riascolto, mi apre uno scenario nuovo.http://youtu.be/1ptiBa7dFEc. Scusa la sintassi, ma ho scritto tutto velocemente.
Auguri di Buon Natale
Leggo solo ora il tuo commento, Stefano, grazie per il link che guarderò quanto prima.
Quello di cui parlavo mio commento era la difficoltà che trovano questi miei amici, con cui condivido l’esperienza di un Gruppo Giovani nella mia parrocchia e quindi nella Chiesa, nel cercare una storia seria con una ragazza dopo dolorosi fallimenti, e non ho volutamente nominato l’omosessualità perché non c’entra con quanto vivono loro.
La difficoltà di cui ho scritto sopra credo sia qualcosa che tutti vivono, omosessuali o eterosessuali che siano: è la difficoltà nell’amare, che deriva da una paura del fallimento, della morte. Io stesso la provo a volte, quando con la mia ragazza vedo i miei limiti nel non riuscire a essere come vorrei e, soprattutto, nel volere lei come non è.
Essere omosessuale penso sia, per certe persone, la via più semplice per fuggire da quel senso di fallimento che tutti (o quasi) proviamo di fronte a una storia che non possiamo capire, a quei fatti di morte che non sopportiamo. Altri a volte cercare di fuggire dalla loro croce in modo diverso, cercando un conforto nella droga, nell’alcol, nell’usare l’altro per sentirsi considerati , o molto più semplicemente vivendo alla giornata, affondando nella banalità di un’esistenza rassegnata che fa perdere ogni essenza alla loro vita e alla loro storia, e comunque non affrontando la sofferenza.
Condivido gran parte di quanto scrivi, ma ciò che soprattutto vedo è quello “stesso grido” che costantemente, giorno e notte esce dal cuore di tutti gli esseri umani hanno, un grido che chiede di essere amati di un amore totale, che non siamo in grado di darci e di dare agli altri sulle nostre forze, di un amore che è essenzialmente diverso dal voler bene a qualcuno, dal dare affetto o avere rapporti sessuali, per corrispondenza o di reale amicizia con qualcuno. Quell’amore penso lo sapessero dare anche gli egizi e i greci.
Amare in senso cristiano non ha forse un significato completamente nuovo, o meglio, rinnovato?
Non è forse di più che dare affetto a qualcuno? Amare non significa morire per l’altro come Gesù Cristo è morto al posto nostro? E credo sia trovare quell’amore, che ti dà il senso.
Quello che nella Chiesa è manifestato, prima ancora delle prese di posizione pro o contro una pratica, una tendenza o un comportamento, è che la morte, in Gesù Cristo, è sconfitta, e che in lui si può accettare qualsiasi croce e qualsiasi storia di sofferenza.
ringraziamo la sinistra che ha trasformato intere generazioni di uomini e donne in larve omosessuali e sodomiti ripieni di marjiuana. Ai piu’ piccoli poi, quelli in attesa di nascere, hanno riservato il mattatoio dell’aborto. Poichè io non sono molto cristiano al paragone di tanti che scrivono qui, dico a questa gente “siete dei grandi bastardi”
la destra, la sinistra…quante pugnette mentali figliolo. Tu sai qualcosa degli omosessuali? Tu hai fumato marjiuana con loro? Perchè ti avvilisci con loro, Cosa trovi di cristiano nel livore delle tue parole? Pensi che parlare a vanvera facendo assumere ai connotati umani una posizione politica cambi il mondo? Pensi che comunismo e fascismo siano diversi? Sei un illuso!!!! Riguardo agli omosessuali, perchè ti fanno tanta paura? Hai mai punto uno di loro con un ago? Prova a farlo e poi fallo su te stesso, credo che l’effetto sarà lo stesso. Frequento le scuole di comunità e mi piace imparare dai libri di don Giussani, ma sinceramente se qs è il levello delle persone con cui mi devo mischiare, ho dei forti ripensamenti. Avere scoperto questo sito, mi rafforza nell’amore a Cristo come nome che do ad una esperienza avvenuta nelle mia vita (per dirla con le parole di don Giussani. Da “Una Presenza che cambia”), mi allontana sempre di piu dal club dei fanta-moralisti alla Maurizio Ruggiero. Mi fido di quel target di gente quanto di una fuga di gas- Un ciellino Ripensante
bravissima la redazione… mi sorprendo che un sito in cui simili commenti sono tollerati e non cancellati non sia ancora stato chiuso
Caro collega, complimenti per il pezzo chiaro, razionale, coraggioso! Un esempio di come dovrebbe essere la vera informazione, quella che rifugge da quel ‘politicamente corretto’ che tutto pervade e ci ammorba sempre più!