Quelle vuote liturgie Onu

Di Rodolfo Casadei
03 Novembre 2000
Il sistema delle Nazioni Unite bombarda l’opinione pubblica mondiale di Giornate, Settimane, Anni e Decenni celebrativi dei più diversi (e non di rado stravaganti) problemi socio-politici, senza poter produrre alcun risultato tangibile di tante iniziative. Quale logica percorre tale sforzo? Due dirigenti di Ong di volontariato internazionale ci aiutano a comprendere

Ogni giorno ha la sua Giornata, ogni settimana ha la sua Settimana, ogni anno ha il suo Anno, ogni decennio ha il suo Decennio. Dieci giorni fa, il 24 ottobre, abbiamo celebrato simultaneamente la Giornata delle Nazioni Unite e quella dell’Informazione circa lo Sviluppo; il giorno 30 si è conclusa la Settimana per il Disarmo, al termine di un mese intensissimo.

Tanti impegni lunghi un giorno…
Il 1° ottobre avevamo celebrato la Giornata internazionale degli Anziani, il 4-10 ottobre la Settimana dello Spazio (nel senso di spazio cosmico), il giorno 9 la Giornata postale mondiale, il 10 la Giornata della Salute mentale, l’11 quella per la Riduzione dei disastri naturali (e a valdostani e piemontesi fischiavano le orecchie…), il 16 quella Alimentare mondiale, il 17 la Giornata internazionale per lo Sradicamento della Povertà. In questo mese di novembre ci aspettano la Giornata internazionale per la Tolleranza (giorno 16), del Bambino e dell’Industrializzazione africana in contemporanea (giorno 20), della Televisione (21), per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne (25) e, forse troppo tardi, della Solidarietà col Popolo palestinese (29).

… e campagne che affollano gli anni
Per chi non lo sapesse, il 2000 è contemporaneamente Anno per la Cultura della Pace e Anno del Ringraziamento; il 2001 sarà dedicato ai Volontari, al Dialogo fra le Civiltà e alla Mobilitazione contro il Razzismo; seguiranno, nel 2002, l’Anno delle Montagne e quello dell’Ecoturismo. Informiamo inoltre che, oltre che in piena Era dell’Acquario, l’umanità si trova alla foce del Decennio per lo Sradicamento del Colonialismo (1990-2000, che però fanno 11 anni), del Quarto Decennio per lo Sviluppo, del Secondo Decennio dei Trasporti e delle Comunicazioni in Africa e del Decennio contro l’Abuso di Droghe (1991-2000); in mezzo al guado del Secondo Decennio per lo Sviluppo industriale dell’Africa, del Decennio per gli Handicappati asiatici e del Pacifico, del Terzo Decennio di Lotta contro il Razzismo e la Discriminazione razziale (1993-2002); e vi risparmiamo un’altra mezza dozzina di Decadi.

Una graziosa coreografia firmata Nazioni Unite…
Serve a qualcosa questa alluvione di celebrazioni che l’Organizzazione delle Nazioni Unite e le sue innumerevoli agenzie hanno nel tempo allestito e imposto? O si tratta, come il profano sospetta, di vuoti riti che servono ad auto-occupare enti burocratici che devono giustificare la propria esistenza? Impossibile attendersi risposte critiche da dirigenti ed esperti organici al sistema delle Nazioni Unite. Qualche considerazione più interessante la si può spuntare da esponenti del mondo delle Ong, cioè le organizzazioni del volontariato internazionale, coinvolti a vario titolo in rapporti con l’Onu e le sue agenzie. “In termini fattuali, le Giornate volute dall’Onu non servono a nulla; in termini promozionali e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica non si può esprimere una valutazione, perché mancano gli strumenti per valutare”, dice Arturo Alberti, cesenate presidente di Avsi. “E l’Onu non fa nulla per procurarsi dati obiettivi sulla loro incidenza. Perché in realtà lo scopo è un altro: autolegittimarsi come istituzione, fare pubblicità al proprio prodotto senza presentarlo veramente. Anche per noi delle Ong l’occasione è ghiotta: sono momenti molto coreografici, dove è facile presentarsi bene senza dover approfondire criticamente i contenuti della propria azione”.

… contesa da tutte le agenzie
Dà torto e ragione ad Alberti nello stesso tempo Raffaele Salinari, per molti anni presidente del Cocis, il coordinamento delle Ong laiche e di sinistra: “Le Giornate dell’Onu? Più se ne fanno e meglio è. Per noi delle Ong è una grande occasione per pubblicizzare quello che facciamo. Certo, ci sono problemi di efficienza legati a problemi interni all’Onu, che è una struttura molto complicata. L’Onu è organizzata in agenzie, e ognuna di esse vuole la sua giornata di gloria. Per questo motivo si danno sovrapposizioni e l’azione appare dispersiva e farraginosa. Noi partecipiamo anche perché vogliamo influire su una trasformazione dell’Onu che gli permetta di sviluppare tutte le sue potenzialità”. Che si diano accavallamenti dovuti a gelosie fra agenzie, è evidente: attualmente sono in calendario 6 diverse iniziative su sviluppo e povertà in termini generali, 5 sul razzismo, 4 sui bambini, 3 sulle donne, ecc. Ma la questione sembra andare ben oltre.

L’Onu: per qualcuno una comoda tribuna
Prendiamo la Giornata internazionale delle Emissioni radiofoniche realizzate da Bambini (esiste anche questa!) che si celebra il 10 dicembre a cura dell’Unicef: stando al comunicato stampa di presentazione Fievel, la mascotte dell’iniziativa, “nella sua ultima avventura… scopre che il vero tesoro di New York sono le culture dei suoi differenti popoli”. E, sempre stando al comunicato, in una passata edizione un bambino avrebbe domandato (con quale spontaneità?) al ministro dell’educazione brasiliano: “l’insegnamento della propria cultura di origine non dovrebbe avere la stessa dignità dell’imparare a leggere e a scrivere?”. Insomma, pare che qualcuno usi la tribuna dell’Onu più che altro per ergersi a maestro dei popoli e far passare la sua personale visione del mondo.

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