Quanto vale il patrimonio artistico italiano per il governo? Zero virgola qualcosa

Di Truenumbers
08 Ottobre 2015
Nel 2015 i soldi per la conservazione, il restauro e la promozione del nostro immenso patrimonio artistico sono stati ridotti di 100 milioni rispetto al 2014. Nel 2008 la spesa era pari allo 0,28 per cento del Pil, ora è allo 0,19. Nessun aumento in vista

Ancora non è entrata nel programma di riduzione delle spese dello Stato, ma anche la cultura potrebbe finire nel mirino delle forbici del governo. I soldi più a rischio sono quelli destinati alla conservazione del patrimonio culturale e artistico del Paese: un bene strategico per recuperare posizioni nel mercato mondiale del turismo, ma pare che le priorità siano altre.

Per farsi un’idea della posta in gioco bisogna guardare la quarta puntata di #Truenumbers, la web serie di approfondimento giornalistico distribuita da tempi.it, che, per raccontare la realtà, si affida solo ai numeri.

Alcuni dati aiutano a capire meglio: nel 2015 i soldi per la conservazione, il restauro e la promozione del nostro immenso patrimonio artistico sono stati ridotti di 100 milioni rispetto al 2014 e non è previsto alcun aumento per il 2016. Altri dati? Nel 2008 la spesa per la cultura era pari allo 0,28 per cento del Pil ed è scesa, nel 2014, allo 0,19.

A sopperire agli scarsi investimenti pubblici ci pensano altri soggetti: società private, mecenati e anche un soggetto che non ti aspetti: il Lotto. Infatti ogni volta che un italiano gioca al Lotto, una parte della sua spesa va al ministero della Cultura proprio per queste attività.

Il problema è che, come rivela #Truenumbers, anche questi soldi sono in calo: nel 2010 erano 60,8 milioni, oggi meno della metà.

Soluzioni? Destinare a fini culturali una parte dei soldi che gli italiani spendono in tutti i giochi e, magari, destinare questi fondi alle amministrazioni locali per iniziative sul territorio, cosa che d’altra parte già succede un po’ in tutto il mondo, come spiega #Truenumbers.

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3 commenti

  1. Luigi Lupo

    I tagli più grossi sono da imputare ai governi di centrodestra. Tremonti disse”di cultura non si mangia”. Ma evidentemente all’ora a Tempi andava bene così.

  2. Menelik

    La sorte migliore per la tutela dei beni archeo in Italia, è che restino sotto terra.
    Cioè che, una volta individuati, la notizia non sia divulgata così nessuno sa niente ed il monumento si salva.
    Lo scorso settembre ho visto un tempio etrusco scavato negli anni 60 dal famoso Raymond Bloch, il grande etruscologo, nelle vicinanze di Bolsena.
    Non l’avessi mai visto, mi sarei risparmiato un dispiacere.
    Avvolto in un mare di rovi in mezzo alla macchia, per entrare e vederne i muri bisogna aprirsi la strada con la roncola.
    Tra l’altro è una struttura etrusca costruita su una pre-esistente struttura sacra dell’età del Bronzo.
    Abbiamo incontrato una famiglia di deutsch vicino al sito, anche loro visibilmente delusi.
    Va be’…viva l’Italia !

    (Praticamente, chiunque vada lì, può portare via tutto quel che vuole senza che nessuno si accorga di niente.
    Magari frammenti di laterizio lavorato di 3.000 anni fa).

  3. SUSANNA ROLLI

    Vengono in Italia proprio per le bellezze artistiche che abbiamo (finchè il degrado non le consumerà), dopodichè andranno altrove. Che problema c’è. Se non è zuppa è pan bagnato.

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