Lettere dalla fine del mondo

Quanti mi domandano: «Il matrimonio va male, e Gesù dove sta adesso?»

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Rubrica tratta dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Caro padre Aldo, mi chiamo Nicoletta, ho 35 anni. Il matrimonio non è stato rose e fiori, principalmente il problema sono stata io. I miei genitori si sono separati malamente poco dopo le mie nozze. Questo e un po’ di depressione post parto dopo la nascita del nostro primo figlio mi hanno portata per anni a trascurare il rapporto con mio marito. Ero tutta presa dalla cura dei figli, piena di sensi di colpa per le molte ore passate fuori casa per lavoro. Mio marito non esisteva proprio, ed essendo anche un tipino poco accomodante era anzi un problema. Mi chiedeva tempo ma io avevo lavoro casa e bambini in testa, il tutto condito con molta ansia. Tira e tira, qualcosa si è rotto. Lui non ne può più. La situazione è precipitata, mi ha chiesto di vivere da separati in casa, mi vuole bene ma non mi ama. A complicare tutto, ha conosciuto una persona che gli piace, non mi tradisce ma gli piace.

Questo rende oltremodo acuto il dolore per la situazione, non per i bambini (che pure soffrono perché si accorgono che qualcosa va male), per me stessa. Io sono innamorata, e lui non mi vuole. Ora capisco cosa provava lui quando era innamorato e io non lo prendevo in considerazione… per anni. Spero di averti fatto capire la situazione, ho omesso tanto per essere breve. Ti scrivo non per chiederti una soluzione al problema, ma perché questa condizione ha fatto emergere chiaramente che io non faccio esperienza di essere amata. Affatto. Anni di movimento e di Chiesa, e avevo solo questo rapporto che davvero mi faceva sentire voluta. Gesù dove sta adesso? Quello su cui vorrei, se puoi, un aiuto è questa assenza di fede. So che è un dono e un fatto, ma vorrei almeno, non so, incoraggiarlo, facilitarlo. Non riesco a pregare le preghiere. Ci penso sempre però: «Mostrati, fatti vedere e fammi vedere che Tu mi ami».
Nicoletta

Quante lettere ricevo con questo ritornello: il matrimonio non funziona più e dietro questa constatazione c’è sempre, da una delle due parti o da ambedue, una sofferenza lacerante. Ma la cosa che più mi addolora è che la maggioranza delle coppie in crisi si definiscono come la nostra amica «persone che hanno vissuto anni di movimento, di Chiesa…» e all’improvviso si chiedono: «Gesú dove sta adesso?». L’aiuto che mi chiedi, Nicoletta, è una cosa buona e ci proverò, ma c’è una cosa che mi fa incazzare: l’assenza di drammaticità, il borghesismo che viviamo.

Don Giussani ci disse nel suo intervento al Meeting di Rimini: «Vi auguro di non essere mai tranquilli». Dio voglia impietosirsi di noi permettendo, come nel caso di Nicoletta, che ci cada una pietra sulla testa per svegliarci dal nostro letargo. E a questo punto basterebbe seguire con umiltà ciò che Carrón ha detto agli Esercizi della Fraternità di Cl a Rimini, rifare quel cammino perché la vita torni a rifiorire. Non è con le marce, per quanto buone e belle siano, che salviamo la famiglia in un contesto che non è più cristiano.

Il cuore come un bicchiere
Quando nel 1981 al referendum abrogativo della legge sull’aborto vinsero i “no” con il 68 per cento dei voti, il settimanale Il Sabato scrisse in copertina “Si riparte da 32”, ma il fondatore di Cl disse: «No, dobbiamo ripartire da Uno». Partire da Gesù, riscoprire Gesù, entrare in intimità con Lui: solo qui sta il problema.

Quando il 25 marzo 1989, disperato perché mi ero innamorato, andai da Giussani, lui dopo avermi fatto i complimenti mi disse: «Vedi questo bicchiere? Se è pieno di acqua fino a traboccare nessun moscerino né nient’altro può entrarci, ma se non trabocca ci può entrare di tutto. Così è il cuore dell’uomo, così è ciò che è accaduto a te». Poi, per mezz’ora, citando decine di frasi di san Paolo, mi ha fatto vibrare della sua passione per Gesù. Quella passione che a 27 anni di distanza non solo mi sostiene nel dolore, nella malattia, ma è l’origine di questo piccolo villaggio della misericordia.

Cara Nicoletta, la pietra che ti è caduta sulla testa è una grazia di Dio perché tu ti renda conto che c’è una cosa peggiore che l’avere un’anima cattiva, ed è avere un’anima bell’e fatta, come scriveva Péguy. L’abitudinarietà è la morte del cuore come il borghesismo dell’anima. Riprendi in mano la tua vita, segui ciò che ti ha affascinato.
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