
Quando un grillino trova la soluzione, è sbagliata

Volete un altro esempio, concreto, fattuale, pratico di quali danni possa provocare non solo l’ideologia ma l’insipienza grillina? Eccolo. Palermo, 6 dicembre, seconda edizione dell’Energy Conference, conferenza organizzata da Energia Italia. Si trovano a discutere alcuni piccoli e medi imprenditori del settore. Fra di loro è forte la preoccupazione per le novità introdotte del Dl crescita, in particolare per ciò che riguarda il credito d’imposta.
Il credito d’imposta
Come ci aveva già segnalato un lettore tempo fa, «con il Dl Crescita il governo ha approvato una norma che potrà certamente compiacere i consumatori, ma che ha una ricaduta pesantissima su alcuni settori. In pratica hanno trasformato il credito d’imposta grazie al quale da molti anni chi fa interventi di ristrutturazione o di efficienza energetica può vedersi restituito in dieci anni rispettivamente il 50 per cento e il 65 per cento della spesa. Cosa stabilisce ora il Dl Crescita? Che al posto del credito d’imposta recuperabile in dieci anni, il cliente finale può cedere questo credito al suo installatore. Se io cambio la caldaia e spendo 5 mila euro, ne pago solo 2.500: il mio idraulico si farà rimborsare dallo Stato i restanti 2.500 euro come credito d’imposta (oppure lo può girare a sua volta al proprio fornitore, ma non alle banche)».
Un danno per piccoli e medi
In altre parole significa che, mentre i consumatori finali fanno festa (perché si vedono improvvisamente dimezzati i costi delle spese da fare) gli installatori o i fornitori devono fare da banca in attesa che lo Stato restituisca a loro la parte che i consumatori non hanno pagato. Un fatto che, come è comprensibile a chiunque, costringerà i piccoli e medi imprenditori a rinunciare a molte commesse. A vantaggio di chi? Dei grandi gruppi, gli unici in grado di potersi farsi carico degli oneri finanziari derivanti da questa normativa. Capite dunque perché nel settore ci sia molta agitazione.
Una “non” soluzione
Bene. Al convegno di Palermo si parla di queste e altre cose, finché non viene chiamato a confrontarsi (via Skype) il senatore grillino Gianni Girotto, presidente della commissione Industria. Nel video dell’incontro (qui, a partire dal minuto 1:22:30) si può seguire l’intervento dell’onorevole che ha suscitato un vespaio in sala. Perché? Perché Girotto ha proposto di consentire a qualsiasi soggetto imprenditoriale di grandi dimensioni di acquisire direttamente il credito fiscale e alleggerire l’installatore. «Stiamo verificando l’ampliamento della platea degli acquirenti del credito fiscale», ha detto Girotto. «Pensiamo che si dovrebbe consentire l’immediato trasferimento del credito fiscale dal cliente alla grande impresa che acquista il credito senza il passaggio intermedio dell’installatore».
Incapacità imbarazzante
Dalla padella alla brace, verrebbe da dire. Così facendo, infatti, per le Pmi cambierebbe poco: trasferire il credito dal cliente finale alla grande impresa rischierebbe di assoggettare i piccoli e medi installatori ai grandi gruppi energetici. Dal punto di vista del risultato, quindi, comunque uno smacco.
Nessuno mette in dubbio la buona volontà del senatore grillino e di tanti altri suoi colleghi di paritto, ma resta il fatto che la loro incapacità di comprendere i problemi e quindi di prospettare soluzioni sta diventando imbarazzante. Imbarazzante tanto quanto la figuraccia rimediata da Girotto, come si può constatare ascoltando i mugugni e le proteste che sono arrivate il 6 dicembre dalla platea di Palermo.
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