Dietro alle proteste che infiammano la Corsica c’è il fanatismo islamista

Di Mauro Zanon
16 Marzo 2022
Migliaia in piazza a Bastia e Ajaccio dopo che il militante indipendentista Yvan Colonna è stato quasi ucciso in carcere da un jihadista. Salta un accordo segreto voluto da Macron
Proteste in Corsica
Il fotogramma di un servizio di Le Parisien sulle proteste in Corsica

Parigi. È il 2 marzo quando Yvan Colonna, militante indipendentista corso condannato all’ergastolo per aver fatto parte del commando che uccise il prefetto francese Claude Érignac nel 1998, viene aggredito violentemente da un suo compagno di cella nella prigione di massima sicurezza di Arles (Provenza), Franck Elong Abé, jihadista di origini camerunesi arrestato nel 2012 in Afghanistan dopo aver trascorso la sua gioventù in Normandia.

«Ha parlato male del Profeta»

Inizialmente la stampa francese ha parlato di un semplice litigio finito male, poi la verità dietro il gesto di Abé, che ha strangolato e picchiato Colonna lasciandolo in fin di vita, è venuta a galla: ha «parlato male del Profeta». «Ancora una volta, il fanatismo islamista è all’origine di un crimine terrorista nel nostro paese», ha dichiarato il procuratore antiterrorismo Jean-François Ricard, prima di fornire ulteriori dettagli sullo svolgimento dei fatti.

«Yvan Colonna è uscito dalla sua cellula per recarsi nella palestra che doveva pulire. La videocamera di sorveglianza della palestra ha filmato ciò che è accaduto tra i due uomini. Su queste immagini, si vede Frank Elong Abé saltare addosso a Colonna in maniera brutale. Quest’ultimo è stato aggredito per più di otto minuti». Secondo Ricard, «l’accanimento» mostrato da Abé «lascia pochi dubbi sulle sue intenzioni di uccidere».

La Corsica in fiamme

Attualmente, il jihadista 36enne, noto per diversi episodi di violenza all’interno della prigione di Arles, è incriminato per «associazione a delinquere con finalità di terrorismo». Colonna, invece, è in bilico tra la vita e la morte. L’accaduto ha scatenato proteste e manifestazioni molto violente in Corsica, con scontri a Bastia e Ajaccio tra migliaia di militanti indipendentisti e le forze dell’ordine. Domenica, ad Ajaccio, ci sono stati 60 feriti durante i tafferugli. «La Corsica brucia in piena campagna per le presidenziali, ma Parigi preferisce parlare di altro», scrive il giornalista Marc Endeweld.

I manifestanti, che accusano la polizia carceraria di Arles di non essere intervenuta in tempo per difendere Colonna, hanno sfilato al grido di “Stato francese assassinu”. «Lo Stato francese è gravemente responsabile», ha commentato l’autonomista Gilles Simeoni, presidente del Consiglio esecutivo della Corsica. Colonna, assieme agli altri due membri del commando che ha ucciso il prefetto Érignac, Pierre Alessandri e Alain Ferrandi, era sottoposto al regime di sorveglianza speciale DPS, Détenu particulièrement signalé (a causa di questo regime gli è sempre stato negato il trasferimento in una prigione corsa, richiesto più volte alle autorità francesi).

Il negoziato segreto di Macron

L’aggressione del 61enne Colonna lo scorso 2 marzo ha riacutizzato le tensioni tra i corsi e Parigi. Ma c’è di più. Secondo quanto rivelato dal Canard enchaîné, l’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron, stava negoziando segretamente con i nazionalisti corsi per avere il loro sostegno alle elezioni presidenziali, in cambio dell’autonomia della Corsica e del via libera a un ritorno di Colonna nell’isola. «La macronia svende la Repubblica per un pugno di voti, è disgustoso!», ha reagito l’eurodeputato Gilbert Collard, sostenitore di Éric Zemmour, postando l’articolo del Canard enchaîné.

Nel patto dell’Eliseo con Gilles Simeoni c’era anche l’allontanamento di Jean-Guy Talamoni, esponente radicale del nazionalismo corso.  I progetti di Macron, tuttavia, sono stati rovinati dall’attentato di Franck Elong Abé: per ora niente patti con i corsi, fanno sapere i generali della macronia. Simeoni e gli altri si augurano quantomeno che l’inchiesta amministrativa possa chiarire i motivi per cui, nonostante il sistema di sorveglianza, nessuno sia intervenuto per mettere fine all’aggressione.

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