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Qualcosa non regge nella battaglia pro o contro l’eutanasia. Un cortocircuito che sposta il soggetto primo del tema in discussione, ossia la persona, in secondo piano rispetto agli impianti culturali, intellettuali ed anche religiosi che, essendo parte della problematica, vengono dibattuti con più o meno acume e capacità di sintesi. In un editoriale apparso su Repubblica del 18 febbraio, Carlo Galli ha scritto che a contendersi la partita sarebbero «due posizioni»: «Una è quella cattolica, che nega che la vita sia decidibile, tanto dalla politica quanto dalla volontà del singolo: la vita è un dono, non una proprietà privata. L’altra è quella laica, per la quale, invece, la vita appartiene al singolo, che ne è, appunto, il proprietario e può disporne come crede – purché non nuoccia ad altri, e purché la sua volontà sia libera».
A dire il vero, e con tutta la buona fede che va concessa all’editorialista, se dobbiamo discutere di eutanasia il punto sta altrove. Non nella divisio...
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