Per chi voteranno i cattolici in Polonia

Di Rodolfo Casadei
05 Ottobre 2023
La maggioranza dei praticanti e il clero sono schierati con i conservatori, ma c'è chi critica "l'alleanza trono-altare". Voci da Varsavia a pochi giorni dalle elezioni politiche: «Se vince l'opposizione sarà Berlino a decidere per noi»
Polonia elezioni Morawiecki
Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki durante un incontro con gli elettori del PiS (foto Ansa)

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Dal nostro inviato a Varsavia. Non li si può paragonare per prestigio e carriera, ma Jacek Moskva e Piotr Kosiak rappresentano in modo esemplare le due anime opposte del laicato cattolico intellettuale polacco di fronte alla politica nazionale, ovvero davanti al governo conservatore del partito Diritto e Giustizia (PiS) che dura ininterrottamente da dieci anni e che sta per essere messo alla prova nelle elezioni politiche del prossimo 15 ottobre: fortemente critica la prima, fervente sostenitrice la seconda.

I cattolici e le elezioni polacche

Jacek Moskva è stato vaticanista corrispondente da Roma per molti media polacchi per 16 anni, ha scritto quattro volumi biografici per un totale di 1.600 pagine (non tutte elogiative) su Giovanni Paolo II, è stato anche presidente dell’Associazione Giornalisti Polacchi sezione di Varsavia, vicepresidente dell’Associazione degli scrittori dopo che ha lasciato il giornalismo, ed è da sempre membro del Kik, il Club degli intellettuali cattolici che era una delle poche associazioni autonome permesse anche durante il comunismo e dei quali quello di Varsavia è stato il primo da cui sono nati tutti gli altri. È  stato pure consigliere di Lech Walesa capo dello Stato.

Piotr Kosiak è un giovane (è nato nel 1987) docente di management e cultura aziendale dell’università privata Concilium Civitas nonché star di un programma di cultura religiosa diffuso da Radio Plus che commenta le letture liturgiche della domenica con la partecipazione di biblisti tutti laici, senza temere di addentrarsi in esegesi testuali non alla portata di tutti. È pure membro del Comitato nazionale per l’economia sociale presso il ministero della Famiglia e delle politiche sociali e dell’Associazione degli studiosi biblici polacchi.

Kosiak: «In Polonia e Italia c’è al governo la gente giusta»

Dubbi non ne ha: «Oggi in Polonia, in Italia e in Svezia c’è al governo la gente giusta, e per quanto riguarda noi polacchi speriamo che ci rimanga anche dopo le elezioni», dice Kosiak a Tempi. «Grazie a loro i valori cristiani non sono vuote parole, ma fatti: la difesa della vita e della famiglia, la dottrina sociale cristiana, l’attenzione alle classi sfavorite sono tradotti in atti politici. Il nostro problema è che molti cattolici solo di nome partecipano ai partiti di sinistra e al loro programma di scristianizzazione della società, e screditano il lavoro che hanno fatto i nostri governi in questi dieci anni».

«Il PiS rappresenta gli interessi e il modo di pensare della gente delle piccole e medie città e delle campagne», spiega, «e sono questi che hanno avvertito maggiormente gli effetti positivi delle politiche sociali ed economiche del governo. Nell’ultima legislatura l’est e il sud del paese in particolare si sono molto sviluppati. Perché la Polonia non è composta solo da Varsavia e da Cracovia! Ma è tutta l’economia nazionale che è cresciuta nell’ultimo decennio, nonostante il Covid e nonostante la guerra. Perché una società dove la vita e la famiglia sono rispettate e valorizzate produce anche benessere economico».

Moskva: «La Chiesa sbaglia ad appoggiare il governo»

Tutt’altra musica dalla voce di Jacek Moskva: «In Polonia assistiamo allo stesso scontro politico che è in corso in tutto l’Occidente, quello fra destra identitaria e sinistra liberale. Nei paesi dove la tradizione democratica non è molto radicata, come qui in Polonia, questo scontro può portare a esiti fatali. La Chiesa nella sua maggioranza appoggia il governo conservatore, ma questo è un duplice errore, perché da una stretta alleanza trono-altare alla Chiesa non è mai venuto niente di buono e sempre sono venute le cose peggiori, e perché in particolare qui in Polonia il PiS è una forza politica a tendenza autoritaria, guidata da un leader che conosco molto bene personalmente, Jarosław Kaczyński, che ha una visione della politica centrata sulla conflittualità: alimenta lo scontro con gli avversari politici e le paure istintive della gente per conquistare e mantenere il potere per la propria parte, perché sa che quando la gente ha paura, sceglie un potere forte. Il governo attuale non è ancora una dittatura, ma temiamo che se vincerà per la terza volta le elezioni ciò potrebbe accadere. Intanto la tivù di Stato è già uno strumento di pura propaganda del governo come ai tempi del comunismo, e forse ancora di più».

«La Chiesa deve essere opposizione morale al mondo»

Il giudizio sui partiti di opposizione non è tuttavia lusinghiero: «Sappiamo bene che se andassero al governo abolirebbero l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche e introdurrebbero una legge sull’aborto più permissiva di quella che è stata modificata in senso restrittivo dalla Corte costituzionale, ma è un pericolo relativo: in realtà loro e l’Unione Europea stanno facendo di tutto per far vincere le elezioni a Giustizia e Diritto. Gli attacchi alla figura di Giovanni Paolo II con accuse dubbie sulla mancata denuncia da parte sua di casi di pedofilia del clero per fatti degli anni Sessanta, la crisi del grano ucraino che riversato sui nostri mercati sta danneggiando pesantemente gli agricoltori polacchi mentre Bruxelles ordina di non fermare le importazioni, sono tutte cose che vanno a vantaggio, elettoralmente parlando, del PiS».

Per Moskva non ci sono dubbi: «La Chiesa deve essere un’opposizione morale al mondo: allora fiorisce, come al tempo del comunismo, quando erano laici, massoni e agnostici che venivano a scrivere sulle nostre riviste religiose che erano le uniche permesse sotto il regime. Quelli sono stati i tempi migliori della Chiesa cattolica in Polonia. L’alleanza di fatto col PiS la danneggia, perché allontana i giovani. Vedo con favore la nomina del nuovo cardinale polacco da parte di papa Francesco (Gregorz Rys di Lodz – ndr), perché va nel senso di una presa di distanza dalla linea attuale della Chiesa in Polonia».

La maggioranza dei cattolici in Polonia voterà PiS

Da quello che si può capire, tuttavia, la netta maggioranza dei cattolici praticanti voterà per il PiS, e non saranno affatto solo quelli delle campagne o le persone meno evolute culturalmente. Mirek, Dorota, Adrian e Jakob appartengono a una comunità di Varsavia del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, sono originari di diverse regioni polacche, lavorano a livello anche internazionale nel mondo delle imprese di costruzione o in studi di avvocati di successo, sono poco più che quarantenni, sposati con 3-4 figli. Voteranno tutti compattamente per il governo uscente. «Le elezioni del 15 ottobre sono un referendum: volete essere polacchi o europei?», esordisce Mirek. «Quel che significa essere europei lo decidono a Berlino. Certamente una parte della società polacca preferisce ormai essere europea, ovvero subalterna alla Germania, a causa della tradizione di subalternità storica della Polonia. Noi vogliamo essere polacchi. Vediamo chi ha la maggioranza».

I ruolo del potenti vicini della Polonia, Russia e Germania

Adrian illustra il concetto: «Sapete bene anche in Italia che la Polonia è condizionata da secoli dai suoi due potenti vicini, la Germania e la Russia. Dopo che i sovietici se ne sono andati nel 1989 la Germania ha inviato qui i suoi agenti (mentre ne rimanevano tanti pro-russi) e ha infiltrato il mondo politico polacco fino al livello parlamentare; ha determinato carriere come quella di Donald Tusk in Polonia e in Europa. Nel frattempo i comunisti si riciclavano nel settore privato, beneficiando delle privatizzazioni grazie alle loro entrature, oppure rimanevano al loro posto nelle posizioni dirigenziali nei ministeri e nel sistema giudiziario. Col nostro ingresso nella Ue nel 2004 insieme ad altri paesi dell’Europa dell’Est la Germania si è trovata a vivere nel migliore dei mondi possibili: energia a basso prezzo dalla Russia, manodopera a basso prezzo polacca ed euro le hanno permesso di realizzare enormi profitti e attivi della bilancia dei pagamenti per due decenni di seguito».

Gli “amici” americani e il peso di Berlino in Polonia

«L’economia polacca se ne è giovata», continua Adrian, «la qualità della vita è molto migliorata, ma nel contesto di una subordinazione del nostro sviluppo a quello della Germania. Ora cerchiamo di modificare questa condizione: il governo sta diversificando i rapporti economici della Polonia con gli altri paesi, per esempio avviando scambi, investimenti e co-produzioni con la Corea del Sud. Sul piano strategico, diamo molta importanza all’iniziativa dei tre mari, che è soprattutto un’iniziativa dei due mari: intende creare infrastrutture civili e militari che colleghino tutti i paesi che si trovano fra il Mar Baltico e il Mar Nero. Questo è fondamentale per rendere la Polonia veramente indipendente e in grado di difendersi, insieme agli altri paesi dell’Europa centro-orientale, dalla minaccia militare russa e dalla volontà egemonica tedesca».

«Certo», prosegue, «abbiamo un potente amico lontano che ci dà qualche garanzia rispetto alle due potenze ingombranti che ci fiancheggiano a est e a ovest, cioè gli Stati Uniti, ma non possiamo essere certi che interverranno in nostra difesa in caso di aggressione. Per questo il governo ha molto aumentato la spesa militare e ha diversificato i fornitori di armamenti. Non possiamo rischiare che un presidente americano ci usi come moneta di scambio, o che difficoltà interne agli Usa ci lascino esposti». Chiedo: ma se vince l’opposizione, queste politiche saranno comunque mantenute o saranno messe da parte? Risposta ironica all’unisono: «Non lo sappiamo. Sappiamo solo che verrà deciso a Berlino».

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