Politiche climatiche: non ci sono pasti gratis

Di Francesco Ramella
03 Aprile 2025
Il contributo di Francesco Ramella per il Lisander, il substack nato dalla collaborazione tra Tempi e Ibl, in reazione ad un saggio di Corrado Clini sull'ambiente
Attivista di Greenpeace protesta contro il cambiamento climatico sulla statua di Colombo a Barcellona
La statua di Cristoforo Colombo addobbata con una maschera da snorkelling: dimostrazione di Greenpeace a Barcellona contro l'innalzamento del livello dei mari, 27 april 2019 (foto Ansa)

L’indicazione che Corrado Clini fornisce in merito alle politiche climatiche europee è condivisibile: occorre cambiare verso perché, invertendo l’ordine delle priorità, il risultato cambia. Abbiamo voluto fare i primi della classe nella gara per la decarbonizzazione ma con risultati pressoché impercettibili sul clima e con evidenti impatti negativi sulla nostra economia.

L’approccio adottato, non diverso da quello per la qualità dell’aria, è incardinato su una aprioristica definizione di un obiettivo – il net zero al 2050 – da raggiungere whatever it takes e da cui discende una panoplia di standard, divieti e incentivi. Un approccio che non prevede un’analisi di costi e benefici: in base a una valutazione dell’economista ambientale Richard Tol, i primi sono dieci volte superiori ai secondi.

La linea d’azione perseguita dalla Unione europea è peraltro coerente con la narrazione prevalente del problema del cambiamento climatico di qua dell’Atlantico che potremmo sintetizzare come: après 1,5 °C le déluge! Un racconto che, però, non ha fondamento scientifico e che si dovrebbe classificare come “negazionista” al pari di quello di chi contesta che vi sia un impatto antropico sul clima.

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