Pisapia e Pizzarotti in libreria. Volevano fare la rivoluzione, si accontentano del funeral party

Di Francesco Amicone
04 Luglio 2013
I due sindaci hanno presentato insieme un libro alla Feltrinelli di Milano. L'evaporazione di un sogno spiegato a una sterminata platea di 29 persone (30 col cronista di Tempi)

Sono passati due anni da quando Giuliano Pisapia fu accolto festosamente da una folla di milanesi adunatasi davanti alla Feltrinelli di Piazza Piemonte. Allora, la libreria straripava. Di lì a poco l’uomo “gentile” avrebbe ottenuto un risultato storico, diventando il primo sindaco rosso, o meglio “arancione”, di Milano. Ieri, alla presentazione del libro di Marco Severo, “Parma, Italia – Una città frontiera fra berlusconismo e democrazia a 5 stelle”, la sua presenza, e quella del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, non hanno mosso un grande pubblico.

SLOW REVOLUTION. I presenti in libreria? Una trentina; tra loro, un tizio un po’ grasso, in maglietta a maniche corte, indica il palco e Pisapia, e ringhia: «Cosa ci fa, qui?», «adesso presenta anche i libri?». Non è un berlusconiano. È un deluso della politica, incappato nella causa della sua delusione. E sta trattenendo la rabbia. «E quell’altro damerino chi è? Pizzarotti?». Il sindaco di Parma ha appena preso il microfono, interrompendo la moderatrice (di nuovo). Spiega che il suo mestiere non è «aggiustare le buca sotto casa, ma fare la rivoluzione culturale». Secondo Pizzarotti, mettere a posto le strade dissestate non «traccia una linea per il futuro. Meglio parlare di cultura».
Non la pensa così Pisapia, per il quale a volte anche sradicare alberi in nome della viabilità pubblica, come gli olmi di via Mac Mahon, è importante e difficile quanto fare una rivoluzione culturale: «Prima di intervenire abbiamo dovuto chiedere a decine di uffici tecnici». La rivoluzione è stata compiuta a Milano? Non ancora. «È un processo lento». A tarpare le ali del rinnovamento, dice Pisapia, sono i debiti, la crisi economica, lo Stato centrale che sottrae soldi ai comuni.
Qualcosa di rivoluzionario, il sindaco di Milano, però lo ha fatto: «Non abbiamo nominato trombati della politica nelle partecipate e abbiamo messo al caldo i senzatetto nell’inverno gelido di quest’anno andandoli a prendere uno a uno».

NESSUNA BACCHETTA MAGICA. Severo ha scritto un libro che parla di una «rivoluzione politica». Però deve confrontarsi con i limiti invalicabili della realtà. Il suo volume, ammette, dopo il voto di giugno e la disfatta dei 5 Stelle alle elezioni comunali, «forse non è più molto attuale». Per Pizzarotti non è così: «Noi 5 Stelle abbiamo vinto a Pomezia e Ragusa e in un’altra città». Però ricorda che nessuno ha la bacchetta magica. Pisapia concorda. Infatti, nessuno dei due sindaci pare sia approdato a risultati classificabili come “rivoluzionari”.
Come per il sindaco di Milano che non ha mai assunto «impegni che non potevo mantenere»,  anche Pizzarotti cerca di dimostrare di aver mantenuto le promesse. E l’inceneritore? Di quello, il sindaco di Parma, non ne vuole parlare. Ne ha abbastanza: «Colpa dei media che hanno voluto distorcere le mie parole». Non ha mai detto che avrebbe fermato l’inceneritore. Diceva che «avrebbe fatto di tutto per fermarlo». Una sottile differenza di cui i giornalisti non tengono conto: «Noi non potevamo sapere in anticipo quali contratti avesse stipulato il comune», spiega. Che importa se arringava la folla tenendo alto il vessillo con lo slogan “No inceneritore”? Che importa se l’inceneritore è partito lo stesso, con lui sindaco? Quello che conta è la rivoluzione culturale, che per ora è ancora rinviata a data da destinarsi.

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7 commenti

  1. avv cavani

    a questi due sindaci non interessa amare il popolo loro affidato. Per qesto non investono sull educazione, sulle scuole, e sui valori. E chi non ama il popolo loro affidato e’ demagogico.

  2. Enrico

    Sono come Cimabue, fa una cosa ne sbaglia due.

  3. MaMa

    ma bravooooooooooooooooooooooo……… grande pisapippa….

  4. andrea

    29 giornalisti e un invidioso.

    Prima di scrivere l’articolo il “giornalista” doveva tenere a mente due cose:

    1) Pizzarotti farà quello che sarà, ma si è ritrovato a governare un comune in bancarotta (e che bancarotta 840 milioni di euro!!!). Il precedente sindaco, centrodestra, è anche stato condannato dalla corte dei conti a risarcire 370.000 euro per la stipula di assicurazioni illegali. Su Pizzarotti ci fate almeno 3 articoli al mese, su Vignali dove eravate? Nel 2007 CL ha per caso appoggiato la sua candidatura? Al termine delle SDC, delle messe c’era il passaparola per farlo eleggere? E la solita campagna elettorale “mi schiero ma CL non si schiera” è stata fatta?
    Io le risposte le so già.

    2) Anche Pisapia sarà quello che sarà, ma se la Moratti era in gamba, perchè i milanesi non l’hanno rieletta? Colpa dei giornali?

    3) nessuno ha la bacchetta magica. Ormai le procedure amministrative in Italia sono una giungla, nessuno è in grado di fare presto, pochi sanno fare bene.

    Quando avranno terminato il loro mandato saranno gli elettori a giudicare. Non capisco questo modo ideologico di commentare la politica e la cronaca, ed è un modo di fare che non riuscite a scrollarvi di dosso.

    1. giovanna

      “Non capisco questo modo ideologico di commentare la politica e la cronaca..”
      Strano, trasudi ideologia, e banalità, da tutti i pori ! e poi che vorresti, togliere il diritto di voto ai ciellini ? Che gente !
      ( anche nel mio paese, appena si accenna anche lontanamente alle magagne dell’amministrazione rossa, è tutto un buttarla sulla amministrazione precedente, è tutto un ridere , passano gli anni, due, tre, quattro, non si combina un tubo, anzi si combinano solo danni , e la colpa è di quelli di due, tre, quattro anni fa..Pizzarotti si vanta di fregarsene delle buche? il m5s tracolla ? è colpa di Vignali ! semplice e facile !)

    2. H.Hesse

      “Pizzarotti sarà quello che sarà, ma…”
      “Anche Pisapia sarà quello che sarà, ma…”
      Insomma, a sinistra ci si può permettere tranquillamente di essere delle schiappe di prima categoria, tanto ci sarà sempre un Andrea disposto a trovare giustificazioni.
      Naturalmente le giustificazioni trinariciute valgono in un senso solo: se Tizio di destra dà colpa della propria cattiva amministrazione all’invasione delle cavallette o degli immigrati regolarizzati dal Caio di sinistra ci si indigna stizziti viceversa se Caio di sinistra attribuisce la responsabilità della propria cattiva amministrazione al buco dell’ozono o al buco di bilancio fatto dal Tizio di destra si fa sì sì con la testolina assumendo aria contrita.
      Comiche anche le giustificazioni che i politici forniscono della propria incapacità a mantenere le promesse elettorali che si basano su decisioni prese dalle amministrazioni precedenti che vengono presentate incontrastabili come uno tzunami (vedi il caso degli F35, dell’acquisto dei quali si tende a dar la colpa ad Adamo ed Eva), come se uno che ha avuto un incidente con la macchina desse la colpa a quello che guidava il giorno prima.
      Se in Italia non si ideologizzasse anche una buca nell’asfalto da coprire, forse andremmo un po’ meglio, che ne dite?

  5. angelo

    Pisapia sta facendo veramente la rivoluzione.
    nel senso che lascia la città in mano alla associazione a delinquere dei centri sociali.
    Gente che si sente autorizzata a violare occupare, vandalizzare, rubare e fregarsene della legge.
    Fra la logica non è una opinione, fra un po’ si sentiranno autorizzati anche ad ammazzare.
    Così il ciclo rivoluzionario sarà completo.
    Bravo Pisapia. Non si sporca le mani, e lascia fare le cose sporche alla mafia.

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