«Col petrolio dell’Adriatico l’Italia sarebbe una potenza energetica. Ma ci stiamo condannando alla desertificazione industriale»

Di Matteo Rigamonti
19 Giugno 2014
«Potremmo soddisfare la metà della domanda interna e dimezzare la bolletta energetica. Dobbiamo produrre e sfruttare i nostri idrocarburi e mettere in produzione i nostri giacimenti». Intervista a Michele Marsiglia, presidente Federpetroli Italia
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Altro che «raddoppiare la produzione di idrocarburi», come ha dichiarato recentemente Romano Prodi. Con quel «mare di petrolio» che sta sotto l’Adriatico, l’Italia potrebbe addirittura soddisfare la metà della sua stessa domanda interna e «diventare una potenza energetica». Ne è convinto Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, che a tempi.it spiega le ragioni di un ritardo che, purtroppo, dura ormai dal dopoguerra.

Presidente, quanto petrolio e gas produce l’Italia e quanta parte soddisfa della sua domanda?
Non arriviamo a più del 7/7.5 per cento del fabbisogno nazionale come produzione interna, ed ancora il picco di domanda è lontano. Gran parte della nostra energia è importata. L’Italia oggi si può dire che non produce! Consideri che sotto i nostri mari vi è una grande presenza di gas metano, per non parlare dei giacimenti a terra (onshore) che possono essere sfruttati con piccoli pozzi e un basso impatto ambientale.

Ma è vero che il nostro Paese potrebbe raddoppiare la sua produzione di idrocarburi se solo decidesse di trivellare l’Adriatico?
Non solo, nell’arco temporale di 10/15 anni l’Italia potrebbe diventare una potenza energetica sfruttando i propri giacimenti a terra e in mare con una soddisfazione del fabbisogno nazionale del 47 per cento. Consideri che dopo l’estrazione vi è indotto di raffinazione, logistica, oleodotti, rete carburanti. Ad ogni modo, è vero che il Mar Adriatico è sempre stato ricco di idrocarburo, in particolare olio.

Quali sono le altre zone ricche di idrocarburi oltre all’Adriatico?
La stratigrafia dell’Italia è varia. Con degli studi Federpetroli Italia sta verificando la presenza di idrocarburo (olio e gas) anche dove un tempo era impensabile: bacino tra Sardegna e Toscana, Mar Tirreno, Campania, Calabria, Molise, Veneto. L’Italia è grande è vi sono riserve che non si sa di avere. La nostra Penisola è posizionata come terra bagnata dal mare e il Mediterraneo è un grande hub per riserve petrolifere. In tutte le Regioni italiane vi è permeabilità per lo sfruttamento di idrocarburo, è solo da distinguere in quale quantità, chi più, chi meno.

michele-marsiglia-federpetroliPerché, allora, il numero di metri perforati è fermo, da almeno dieci anni, a un decimo di quello del dopoguerra?
Il grande problema è quello della poca trasparenza che le società petrolifere hanno fatto dal dopoguerra ad oggi. Federpetroli Italia lo scorso anno ha dato vita a “Operazione Trasparenza” ovvero il coinvolgimento di comunità locali, pubbliche amministrazioni, organismi didattici ed altri in un dibattito costruttivo su cosa vogliono dire petrolio e gas per l’Italia e quali sono i benefici occupazionali e introiti economici che potrebbero derivarne. La politica, dal canto suo, è stata assente perché l’argomento petrolio è difficile e poco spendibile ai fini elettorali; questo ha portato alla nascita di illustri personaggi che iniziano a parlare di petrolio solo quando fa notizia e sotto campagna elettorale.

Come mai il petrolio è un tabù e gli ambientalisti dettano ancora l’opinione dominante?
L’ambientalismo è solo un pretesto, gli ambientalisti con noi dialogano. Bisogna coinvolgere la gente, creare cultura del petrolio. Non siamo in Texas e quindi è giusto che facciamo un po’ più di fatica. Bisogna spiegare cosa si sta facendo e cosa si vuole fare. È in questo modo che stiamo risolvendo la problematica dell’effetto “Nimby” (acronimo inglese che sta per: “Non nel mio cortile”, ndr). Gli idrocarburi sono una risorsa di tutti ed è giusto che dove non vi sia una cultura petrolifera, venga spiegata nel modo più elementare possibile.

Se stiamo fermi qualcuno ci soffierà l’oro nero da sotto il naso?
Un giacimento è molto vasto, formato da vari pozzi. Sono stupidaggini di persone non competenti quando si legge che la Croazia ci ruberà il nostro petrolio. Non perdiamo idrocarburo, ma perdiamo redditività e la possibilità di dimezzare la bolletta energetica delle famiglie italiane. Dobbiamo produrre e sfruttare i nostri idrocarburi e mettere in produzione i nostri giacimenti, aprire i famosi rubinetti di pozzi già ultimati. Non possiamo stare sotto ricatto: dimostrazione le dichiarazioni di Gazprom sul possibile blocco delle forniture, per non parlare della situazione del Medio Oriente.

Se l’Italia non farà nulla, che prezzo pagherà per il petrolio?
Quello che pagheremo è il fallimento di alcune aziende del nostro indotto, e parlo di tutto l’indotto petrolifero che Federpetroli Italia rappresenta, non si limita solo al comparto Upstream, ma impianti di carburante, depositi di stoccaggio, infrastrutture, logistica… In più assisteremo ad altri fenomeni come British Gas: le aziende che hanno investito da tanti anni in Italia, lasceranno il nostro Paese con un enorme danno occupazionale.

@rigaz1

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9 commenti

  1. giuliano

    l’energia nucleare ?? NO !! l’energia petrolifera ?? NO !! l’estrazione di Gas ?? NO !! l’acciaieria ILVA ?? NO !! la costruzione di termovalorizzatori per i rifiuti ?? NO !! la coltivazione di mais OGM ?? NO !! la sperimentazione di vaccini sui topi ?? NO !! la razionalizzazione delle tubature acqua potabile ?? NO !!
    la tassazione sempre più elevata ?? SI !!
    ecco in sintesi quello che fa la sinistra, proporrei ai disoccupati di andare a pranzo e a cena a casa dei dirigenti PD, SEL e della CGIL che hanno la responsabilità maggiore per lo sfascio di questo paese.

    1. Piero

      No. La colpa maggiore e’ degli italiani stessi (vedi i commenti di sopra). I partiti, in questo caso il PD, si limitano ad offrire quello che gli italiani vogliono sentirsi dire. Da domani mattina niente corrente, niente strade, niente attrezzature che non siano gia’ presenti nel neolitico, niente ospedali, niente medicine.
      In una caverna con due pezzi di legno da strofinare.
      Poi vediamo se protestano.

  2. Orazio Pecci

    Figuriamoci. Già nel 1972 l’Agip dovette interrompere le attività di “assaggio” in mare al largo di Ancona per le agitazioni del nonno anconitano degli odierni comitati NOTRIV, convinti che il terremoto dei primi mesi di quell’anno fosse stato causato da quei lavori. Pretesero un incontro con scienziati stranieri, possibilmente sovietici (perché ovviamente più seri e attendibili). Lo ebbero, i risultati non furono quelli che si aspettavano e continuarono a non voler sentire ragioni.
    http://srl.geoscienceworld.org/content/43/4/9.abstract

  3. Ivo

    Chi è contrario al nucleare e al petrolio, dovrebbe poter utilizzare per i propri consumi unicamente l’energia da fonti alternative (vento, sole, ecc.).
    Quindi accontentarsi di 15° in casa in inverno e lampadine tutte spente dalle h. 22 in poi.

    1. Menelik

      Di nucleare è interessante quello al torio, proposto da Rubbia.
      I prodotti di fissione hanno vita breve e l’emissione radioattiva svanisce in tempi molto più brevi di quelli dell’uranio235.
      Poi di torio ne abbiamo anche in Italia, è più abbondante dell’uranio che già di per sé è più abbondante di tanti metalli di uso comune, come il piombo.

  4. Gabriele

    Se le compagnie petrolifere non investono in Italia vuol dire che non ne vale la pena..esplorazioni e impianti per tirar fuori poco? Gli investimenti sono ormai in calo in tutto il mondo perché i giacimenti di petrolio leggero scoperti sono sempre meno. Il petrolio a buon mercato è agli sgoccioli..altrimenti non verrebbe estratto tramite fratturazione idraulica, da sabbie bituminose o nelle profondità oceaniche.Il petrolio estraibile in Adriatico è pari a 22 milioni di barili..che sembra molto ma in realtà è davvero poco per un paese industrializzato. L’Italia brucia 22 mb in pochi mesi.Forse è l’ora di finirla e cercare soluzioni differenti? Ma d’altronde cosa possiamo aspettarci che ci dica il presidente di Federpetroli, che la strada dei combustibili fossili va abbandonata?

    1. Piero

      peccato (per te) che scoperte di giacimenti IMMENSI siano abbastanza frequenti…
      h**p://www.forbes.com/sites/christopherhelman/2012/06/04/bakken-bazhenov-shale-oil/

  5. Piero

    Ringraziamo i vari NO-tutto e soprattutto i cattolici che gli vanno dietro.

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