
Perché l’Europa dovrebbe interessarsi al «furto elettorale eclatante» in Congo

La Corte Costituzionale del Congo (Rdc) ha ratificato la truffa elettorale del secolo e dichiarato vincitore del voto di dicembre, e dunque nuovo presidente del paese, Félix Tshisekedi. L’annuncio ha scatenato le proteste del candidato che dichiara di essere il legittimo vincitore, Martin Fayulu, e dei milioni di persone che l’hanno votato sperando finalmente di disfarsi dell’autocrate Joseph Kabila, che governa da 18 anni. Non sarà così e il rischio che scoppino violente proteste di massa è sempre più alto.
«FURTO ECLATANTE»
La massima autorità giudiziaria del paese ha convalidato i conteggi fatti dalla Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni): Tshisekedi vince con il 38,5%, superando il grande favorito Fayulu, che si ferma al 34,7%. Peccato che come rivelato dalla Chiesa cattolica, che ha monitorato le elezioni in modo indipendente con 40 mila osservatori, in realtà Tshisekedi abbia ottenuto solo il 16,8% dei voti, mentre Fayulu abbia trionfato con oltre il 60%. L’Unine Africana non ha riconosciuto la validità del voto, confermando i dati della Chiesa, come altri organismi internazionali.
Contemporaneamente, come dichiarato da un vescovo congolese al Figaro, la Corte ha convalidato anche il risultato delle parlamentari, che con un «furto eclatante» hanno assegnato la maggioranza dei seggi al partito di Kabila, che sarà nominato con tutta probabilità presidente del Senato e potrà di fatto scegliere il primo ministro.
ALMENO 37 MORTI
Tshisekedi è accusato di essersi accordato in segreto con l’autocrate Kabila, che doveva organizzare le elezioni entro il novembre 2016, dopo 18 anni al potere, e che ha fatto di tutto per mantenere il potere assoluto violando la Costituzione. Dopo avere ordinato almeno due massacri della popolazione, scesa in piazza per protesta, Kabila grazie alla mediazione della Chiesa cattolica ha dovuto cedere e indire il voto per la fine del 2018. Sembra però che abbia trovato il modo di continuare a governare da dietro le quinte il paese di 80 milioni di persone e ricchissimo di terre rare, i 17 metalli rari indispensabili per l’industria militare, aerospaziale ed elettronica (smartphone e pc).
Il nuovo presidente del Congo dovrebbe insediarsi giovedì, mentre non si placano le proteste in tutto il paese nelle quali, secondo le Nazioni Unite, sono già morte almeno 37 persone. La notizia è passata quasi inosservata sui media europei e, come scrive il Figaro, questo disinteresse è incomprensibile: «Gli europei pensano che il malgoverno del Congo e più in generale dell’Africa non li riguardi. Ma si sbagliano, perché è questa la prima ragione che causa le migrazioni selvagge».
Foto Ansa
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