Perché è così difficile dire: «Volevano uccidere Trump»

Di Emanuele Boffi
15 Luglio 2024
Era appena stato colpito e già erano partiti i retroscena per negare l’evidenza. Aveva ragione Eliot: «Gli uomini non possono sopportare troppa realtà»
L'attentato a Donald Trump, Butler, Pennsylvania, Stati Uniti, 13 luglio 2024 (Ansa)
L'attentato a Donald Trump, Butler, Pennsylvania, Stati Uniti, 13 luglio 2024 (Ansa)

Hanno sparato a Trump, l’hanno quasi ucciso, ma c’è chi riesce a negare l’evidenza. È stato abbastanza impressionante vedere ieri, soprattutto sui media, soprattutto sui social, quanto l’odio per il candidato repubblicano possa offuscare le menti.

Non era passata che qualche ora dall’attentato e già erano partite le ricostruzioni, i dubbi, i “dietro le quinte”, di centinaia di giornalisti che, dal divano di casa loro, a migliaia di chilometri dal Butler Park Showgrounds in Pennsylvania ci spiegavano che “attentato” va scritto fra virgolette, che è una false flag, che non è vero quel che un elementare spirito di osservazione non viziato dal pregiudizio constata: c’è il sangue sulla camicia bianca, c’è un orecchio maciullato, c’è l’uomo più potente del mondo che si butta a terra. Hanno sparato a Trump, volevano ucciderlo.

Queste poche parole sono troppo difficili da pronunciare per chi non si arrende all’evidente, ma ha sempre una spiegazione aggiuntiva che oltrepassa e contraddice quel che dovrebbe essere un semplice dato di fatto. Spesso si tratta di quegli stessi giornalisti che ci fanno le lezioni deontologiche, che ce la menano sulla verifica delle fonti, che si pavoneggiano a debunker. Sono quelli “furbi”, quelli a cui “non la si fa”.

Attentato a Donald Trump, Butler, Pennsylvania, Stati Uniti, 13 luglio 2024 (Ansa)
Trump appena scampato all’attentato mostra il pugno alla folla dei sostenitori (foto Ansa)

Troppa realtà

Un ex presidente della Casa Bianca, il candidato repubblicano alla presidenza, è stato sfiorato da un proiettile. Si è rialzato e alzando il pugno ha urlato tre volte «fight!». Un ex pompiere è morto, ci sono due feriti. Niente. Loro pensano ai sondaggi, all’effetto emotivo che un attentato avrà sul popolo americano, alle chance di vittoria che per il poco lucido Joe Biden si assottiglieranno ancora di più. È per questo che devono trovare una spiegazione diversa da quella registrata dagli occhi di ciascuno di noi.

Nemmeno per un attimo, un minimo senso di pietà sconvolge le loro granitiche certezze. Mettono insieme indizi ancora tutti da verificare – Thomas Matthew Crooks era repubblicano, gli agenti erano stati avvertiti, la scorta non lo ha protetto apposta – e sentenziano: è Trump ad aver ordinato l’attentato. Ecco, stiamo solo aspettando il momento in cui ci diranno che è tutta colpa degli hacker russi.

«Il genere umano non può sopportare troppa realtà», diceva T. S. Eliot. E dire “volevano uccidere Trump” è per loro troppa realtà. È così che nasce la menzogna, è così che domina l’ideologia, è così che, prima o poi, scatta la violenza.

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