Perché aspettare la morte per espiantare gli organi dei donatori? La proposta di un bioeticista canadese

Di Leone Grotti
25 Marzo 2013
Per Walter Glennon, bioeticista dell'università di Calgary, se un donatore di organi è malato e ha poche speranze di vita, si possono espiantare i suoi organi da vivo. Per il suo bene.

Perché aspettare la morte di un donatore di organi per prenderglieli? È questa, in estrema sintesi, la domanda che un bioeticista canadese si fa sull’ultimo numero del Giornale di etica sanitaria della prestigiosa università di Cambridge.

NON CONTA ESSERE VIVI O MORTI. Analizzando il caso di un paziente che ha subito gravi lesioni cerebrali, Walter Glennon, bioeticista dell’università di Calgary, scrive: «Ciò che importa non è se il donatore sia morto o meno, o quando la morte deve essere dichiarata, ma che il donatore o chi per lui acconsenta [a donare gli organi], che il donatore si trovi in una condizione irreversibile senza speranza di un significativo miglioramento, che il modo in cui gli si prende gli organi non gli causi dolore e sofferenza e che le intenzioni del donatore vengano portate a compimento con un trapianto di successo».

BASTA LA VOLONTÀ. Glennon si spinge oltre: non prelevare gli organi di un paziente nelle condizioni sopra descritte quando è ancora vivo vorrebbe dire danneggiarlo, dal momento che vengono disattese le sue volontà. Molti organi, infatti, dopo la morte non sono più utilizzabili ma se la volontà del paziente è quella di donarli, non espiantarli da vivo significherebbe contravvenire alla volontà del donatore. «Non è giusto dire che un donatore è fuori pericolo solo quando è stato dichiarato morto e che un espianto operato da vivo danneggia il paziente».

COMPRAVENDITA DI ORGANI. La proposta di Glennon potrebbe avere effetti indesiderati, come la legalizzazione di fatto della compravendita di organi o del suicidio attraverso la donazione di organi da vivi. Secondo Glennon, però, è molto difficile che questo accada, perché di solito è solo «l’esperienza di una condizione irreversibile e senza speranza a indurre una persona che la vita non è più degna di essere vissuta».

@LeoneGrotti

Articoli correlati

1 commento

  1. alessandro

    A me questo dottore sembra pazzo, comunque l’aria che si respira in giro non è delle migliori per nessuno, bisogna che noi cattolici testimoniamo la bellezza della vita in tutti gli ambiti.

I commenti sono chiusi.