Contenuto riservato agli abbonati

Perché amare la Russia «nonostante tutto»

Di Pietro Piccinini
29 Giugno 2022
Monsignor Francesco Braschi, studioso del mondo slavo, racconta l’impegno che richiede il confronto con un grande popolo in larga misura misconosciuto. E in preda a un travaglio di cui «non abbiamo idea»
Un poliziotto davanti al Cremlino a Mosca, Russia
Foto Ansa

Per dire che cosa è diventata oggi la “sua” Russia, monsignor Francesco Braschi utilizza due episodi personali. «Nel 2013 stavo andando all’aeroporto di Kiev per tornare in Italia. Il tassista si accorge che sono un prete straniero e chiede informazioni. Gli racconto del convegno a cui avevo partecipato, degli stage messi in piedi dalla Biblioteca Ambrosiana a Milano per studenti ucraini e russi e in Ucraina per italiani. “Ma che bello”, commenta lui, “pensi che fino a trent’anni fa a noi dicevano che gli occidentali ci odiavano tutti e aspettavano solo l’occasione per distruggerci, adesso invece i nostri giovani possono venire da voi e i vostri da noi”».
Due anni dopo, 2015, Braschi si trova a Mosca: «L’occasione era un incontro organizzato da una prestigiosa università legata alla Chiesa ortodossa. Durante il pranzo, dopo una divina liturgia molto intensa e festosa, a un certo punto una professoressa seduta davanti a me domanda ex abrupto: “Ma perché ci odiate così tanto?”....

Contenuto a pagamento
Per continuare a leggere accedi o abbonati
Abbonamento full
€60 / anno
oppure
Abbonamento digitale
€40 / anno

Articoli correlati