Pera: «E se avesse ragione sant’Agostino?»

Di Emanuele Boffi
24 Novembre 2022
Cronaca della presentazione a Macerata dell'ultimo libro del senatore filosofo. Che di fronte a un uditorio di giovani, ha invitato tutti ad accettare la "sfida" lanciata dal santo di Ippona
Marcello Pera (Ansa)
Marcello Pera (Ansa)

«Questo è un libro autobiografico. Un libro che rivela quali sono i miei problemi e che io non voglio nascondere. Poiché sant’Agostino ne ebbe di analoghi ho scelto lui come mio interlocutore e gli ho chiesto di aiutarmi a trovare le risposte». Martedì 22 novembre il filosofo e senatore Marcello Pera ha usato queste parole per spiegare il motivo che lo ha spinto a scrivere Lo sguardo della Caduta. Agostino e la superbia del secolarismo (Morcelliana, 18 euro, 208 pp).

Lo ha fatto durante una presentazione pubblica nell’auditorium dell’Università di Macerata organizzata dall’Ucid (Unione cristiana imprenditori cattolici), davanti a una platea attenta, composta in larga parte da giovani universitari che, oltre al suo, ha ascoltato gli interventi di monsignor Nazzareno Marconi, vescovo della diocesi di Macerata, il rettore John McCourt, Luigi Alici, professore emerito di Filosofia morale, Giuseppe Rivetti, presidente del corso di laurea in Scienze sociali, Alessandro Guzzini (Ucid Macerata) e Benedetto Delle Site (Ucid giovani).

Marcello Pera con mons. monsignor Nazzareno MarconiDi cosa parliamo noi oggi?

È soprattutto ai giovani che Pera si è rivolto spiegando che nei confronti del santo d’Ippona bisogna accostarsi così come si dovrebbe fare con i grandi classici: «Si capiscono solo se, leggendoli, poniamo loro delle domande». Così quello del senatore filosofo è un saggio che mira, innanzitutto, a interrogare Agostino a partire dalle problematiche che l’uomo contemporaneo vive nel presente. «Di cosa parliamo noi oggi? Quali sono le fonti da cui apprendiamo le nostre conoscenze», ha chiesto Pera rivolgendosi ai suoi giovani uditori. «Dobbiamo essere onesti: apprendiamo in maniera inerte».

Ma se si esce dalla bolla dei social, dalle chiacchiere dei talk show e da tutte le ninne nanne con cui l’informazione mainstream cerca di addormentarci, anche noi – se siamo onesti – dobbiamo porci questioni decisive per l’esistenza che non sono molto diverse, anche se sono trascorsi milleseicento anni, da quelle che si poneva Agostino. E cioè: si può vivere felici senza Dio? Lo Stato deve mantenere una posizione di neutralità nei confronti delle religioni? La scienza è autonoma?

Le risposte di sant’Agostino

«La cultura media – ha proseguito Pera – a tutte queste domande risponde “sì”. Dire il contrario significherebbe introdurre un elemento divisivo nella vita pubblica, significherebbe fare uscire la religione da quell’ambito “privato” in cui è stata relegata, significherebbe mettere in crisi lo Stato “laico”. Se con queste stesse domande ci mettessimo a leggere Agostino ci accorgeremmo che non c’è niente di più inattuale del suo pensiero perché il santo offre risposte ben diverse da quelle dell’uomo moderno. Ma io vi dico: e se invece avesse ragione lui?».

Ecco la provocazione, o meglio, la “sfida” che Pera ha tratto dal suo dialogo con Agostino e che poi ha rivolto a chi lo ascoltava. «Sant’Agostino a questi interrogativi offre delle risposte che sono molto più penetranti di quelle date da tanti pensatori moderni, sia laici sia cattolici. Il nostro compito è oggi non arrenderci a un pensiero gregario che vuole farci credere che a questi grandi domande esistono solo certe soluzioni, che poi soluzioni non sono perché sono piene di contraddizioni. Al contrario, l’Europa deve tornare a credere nella sua identità e a sbandierare – sì, “sbandierare” -, senza arroganza, quei principi cristiani sui quali è stata fondata. Se non lo fa, così come vediamo accadere a questi principi che sono sempre più in crisi, cadrà anch’essa».

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