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Per rispondere ai dazi di Trump «non bisogna chiudere l’Europa ma aprirla di più»

Di Emanuele Boffi
03 Aprile 2025
Perché alle mosse protezionistiche del presidente statunitense «non conviene rispondere con i controdazi». Il rapporto con la Cina, l’illusione di fare da sé e il ruolo di Meloni. Intervista all’economista Guido Lorenzoni (Chicago)
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (foto Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (foto Ansa)

Il “giorno della liberazione” è arrivato e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi reciproci e immediati su tutte le merci importate dall’estero. Contro l’Unione Europea le tariffe saranno del 20 per cento, contro la Cina del 34, contro il Regno Unito del 10, contro il Giappone del 24. Il presidente ha annunciato dazi al 25 per cento sull’import di auto straniere, in vigore da oggi, e ha invitato le aziende straniere a portare i loro impianti negli Stati Uniti: «Se volete zero dazi, fate i prodotti qui in America».
Per comprendere meglio cosa questo significhi per l’Europa, Tempi ha parlato con l’economista Guido Lorenzoni, professore alla University of Chicago Booth School of Business, che, al pari di altri esperti, predica calma e sangue freddo. Soprattutto, spiega: «Di fronte a una politica commerciale di chiusura, la risposta corretta non è una chiusura uguale e contraria, ma un’apertura maggiore. L’Europa dovrebbe cercare di diventare il punto di riferiment...

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