
Il Deserto dei Tartari
Per l’Università di Bristol esiste un modo semplice per sconfiggere la fame in Africa. Non far bere i poveri
Malthus è vivo, e lotta insieme a noi. Volete eliminare la povertà dal mondo? Agite in modo che i poveri non vivano a lungo, o che non nascano nemmeno. Se aiutate i poveri a sopravvivere, ne avrete intorno sempre troppi, e trascineranno verso il basso tutta la società. A suggerire questa cinica conclusione non è un qualsiasi dickensiano signor Scrooge, ma niente meno che l’Università di Bristol in un suo studio sugli effetti demografici dell’accesso protetto all’acqua nei villaggi dell’Etiopia. Lo studio ha scoperto, scusate il gioco di parole, l’acqua calda: la disponibilità di acqua non contaminata ha abbattuto i tassi di mortalità infantile, e quindi le famiglie sono diventate più numerose. Siccome nelle campagne etiopiche le possibilità di sviluppo economico, a partire dal semplice incremento della produzione agricola, sono molto ridotte, ecco che i giovani fanno la valigia e si trasferiscono in città. Dove dovranno adattarsi comunque a una vita di stenti, nelle baraccopoli che si espandono ininterrottamente attorno ad Addis Abeba e agli altri centri urbani. Nei prossimi quarant’anni la popolazione etiopica urbanizzata passerà dal 20 al 40 per cento del totale. Ha scritto Mahiri Gibson, coordinatrice dello studio: «Le conseguenze demografiche di iniziative di intervento nel mondo rurale raramente sono prese in considerazione, ma è imperativo che lo siano. Una delle sfide cruciali del XXI secolo riguarda la pressione demografica, e questo lavoro mette in luce il bisogno di sviluppare una migliore comprensione della relazione fra demografia e sviluppo». Tradotto per i non abituati al gergo degli esperti: lo sviluppo è più importante della vita, la qualità della vita è più importante della riduzione della mortalità. L’ha capita così anche il Daily Telegraph, che ha titolato la notizia “How charity makes life worse for Africans”, cioè “Come gli aiuti rendono la vita peggiore per gli africani”.
In queste settimane che portano al Natale, per le strade delle città italiane vedete volontari con la pettorina rossa che raccolgono offerte per Save the Children, storica Ong britannica che fu benedetta anche da Papa Benedetto XV, alla tivù o alla radio avete intercettato l’ultima campagna di Amnesty International in difesa dei diritti di rifugiati e migranti, su internet vi siete imbattuti nel sito di Oxfam Italia che cerca volontari per la sua iniziativa “Un regalo coi fiocchi. Per tutti”. E vi siete sentiti confermati nell’idea che l’Inghilterra è il paese della filantropia dai tempi della Rivoluzione industriale, o per lo meno da quelli di Charles Dickens, lo scrittore che in epoca vittoriana meglio denunciò, descrivendola, la miseria delle classi lavoratrici e di chi un lavoro non riusciva a conservarlo, dei bambini e delle donne sfruttati sul posto di lavoro o costretti al crimine e alla prostituzione. Purtroppo però l’Inghilterra è anche il paese di Thomas Malthus e di Charles Darwin, della prima società per la diffusione dell’eugenetica, promossa da Francis Galton e Leonard Darwin (figlio di Charles), e oggi è il paese che nel giro di quattro anni, dopo l’approvazione dello Human Fertilisation Embryology Act, ha prodotto 155 ibridi uomo-animale: embrioni a materiale genetico misto, nuclei umani impiantati in cellule animali e viceversa. Thomas Malthus è il tizio che avanzò la sbagliatissima teoria secondo cui la popolazione in un dato territorio aumenta sempre più rapidamente della produzione alimentare necessaria a sostenerla, e che sarebbe grazie alle carestie e alle malattie che si riesce a mantenere l’equilibrio fra popolazione e risorse. In Italia questo settecentesco teorico della sovrappopolazione non è mai stato popolare. Ma Darwin invece sì: guai a chi non riconosce a priori la fondatezza della sua teoria sull’origine evoluzionistica delle specie, portata sugli scudi da ignorantissimi che, digiuni di metodo scientifico, ne fanno un dogma. Peccato però che, oltre ad essere un geniale naturalista, Darwin fosse a sua volta di opinioni malthusiane e che la sua teoria sia stata usata come base dell’eugenetica. Scrive nel suo L’origine della specie: «Dal momento che vengono prodotti più individui di quanti ne possano sopravvivere, deve esserci per forza una lotta per la sopravvivenza, un individuo con un altro della stessa specie o con individui di specie diverse, o con le condizioni fisiche della vita. È la dottrina di Malthus applicata con una forza diversa all’intero regno animale e vegetale». A tradurre la teoria evoluzionista delle specie animali in una teoria sociale, il cosiddetto darwinismo sociale, e a derivare dalla teoria sociale i princìpi dell’eugenetica ci hanno pensato il cugino e il figlio di Charles Darwin: i sopra citati Francis Galton e Leonard Darwin. Come scrive Riccardo Cascioli, «Galton si dedicò agli studi su ereditarietà e intelligenza, portando alle estreme conseguenze il pensiero darwiniano sulla selezione naturale. (…) Galton, convinto dell’ereditarietà sia delle virtù sia dei vizi, pensa soprattutto a promuovere una eugenetica “positiva”, ovvero attraverso matrimoni selettivi privilegiando gli elementi più intelligenti della società. Il passaggio dall’eugenetica “positiva” a quella “negativa” — cioè il divieto ai deboli e agli imperfetti di riprodursi — è breve e lo compie Leonard Darwin, che invoca l’uso della forza per impedire la riproduzione dei genî “deboli”».
Palesemente gli studiosi dell’Università di Bristol sono influenzati dall’eredità di Malthus e del darwinismo sociale. Il loro studio esce negli stessi giorni in cui il ministro del Lavoro e delle pensioni Ian Duncan Smith annuncia che il governo intende «ridefinire la povertà infantile» per combatterla meglio, prendendo in considerazione non solo il reddito pro capite delle famiglie, ma altri indicatori di disagio più appropriati: il volto filantropico del sistema britannico. Ma anche dentro al governo di David Cameron si annidano neomalthusiani e criptoeugenisti: per esempio il ministro dell’Economia George Osborne si è dichiarato pronto a tagliare i sussidi di disoccupazione e altri benefit alle famiglie di disoccupati che hanno già dei figli e ne concepiscono un altro durante il periodo di assistenza sociale.
Insomma, il Regno Unito è all’avanguardia allo stesso tempo nella difesa dei diritti umani e nella negazione dell’umano. Sono prodotto della storia britannica le libertà politiche, la privacy, la democrazia, i diritti umani, ma anche il darwinismo sociale, l’eugenetica, la manipolazione genetica illimitata della razza umana, la visione materialista della vita, l’emarginazione della fede religiosa dalla vita sociale. E oggi il secondo set di valori sembra prendere il sopravvento sul primo: nelle librerie degli aeroporti internazionali britannici, per esempio a Heathrow, trovate pile di libri del divulgatore scientifico ateista Richard Dawkins e del defunto scrittore militante antireligioso Christopher Hitchens, mentre non c’è nemmeno una copia a disposizione dell’ultimo libro di Roger Scruton – il più grande filosofo conservatore europeo – sulla storia e il destino della Chiesa d’Inghilterra, o di The rage against God, il libro sulla parabola antireligiosa della società britannica opera di Peter Hitchens, il fratello credente di Christopher, non meno dotato di lui quanto a capacità e piacevolezza di scrittura ed efficacia di argomentazioni.
Spiegare la strana duplice personalità del mondo britannico – non a caso Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è stato scritto dallo scozzese Robert L. Stevenson – non è facile. Forse conta molto la combinazione fra cristianesimo protestante progressivamente maggioritario e carattere insulare-commerciale. L’interpretazione soggettiva delle verità di fede si è combinata con le esigenze del business commerciale: un’isola prospera solo se commercia con vicini e lontani o se li domina. Gli interessi commerciali hanno bisogno della massima elasticità dei princìpi, ma anche di solide giustificazioni ideologiche che li legittimino universalmente. I britannici sono filantropi e attivisti dei diritti umani a motivo della loro storia cristiana, sono cinici malthusiani eugenisti e manipolatori senza scrupoli della sostanza umana in nome delle esigenze del business. Ma in un’Europa sempre meno cristiana, Mr. Hyde prende facilmente il sopravvento sul dottor Jekyll.
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2 commenti
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più che altro sia una conseguenza del principio calvinista che i segni della predestinazione siano riscontrabili in terra pure con il successo economico (quindi povertà=non predestinato) sia la causa di tutto ciò…