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“Post coitum omne animal triste”. Io – lo dico provocatoriamente – il Sinodo dei vescovi lo farei con questo titolo. Il tema del gender, della sessualità, della pedofilia e dell’omosessualità lo prenderei di petto, con un discorso lungo e ampio su cosa sia la vita, cosa significhi amare, fin nel dettaglio dell’amore fisico e carnale. L’alternativa è il lagnoso discutere delle conseguenze, delle miserevoli mancanze umane o di come catalogare gli spasmi sotto le lenzuola del manager, del militare e del prete carogna.
Uno che aveva capito tutto era Giovanni Testori che, quando morì Pier Paolo Pasolini, scrisse per l’Espresso un articolo capolavoro intitolato “A rischio della vita”. «Cosa lo spingeva, la sera o la notte, a volere e a cercare quegli incontri?», domandava Testori. «La coscienza e l’angoscia dell’essere nati e della solitudine che fatalmente ne deriva. La solitudine, questa cagna orrenda e famelica che ci portiamo addosso da quando diventiamo cellula individua e viv...
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