Pavia, finito «l’incubo» di Chiriaco e Trivi: assolti con formula piena

Di Chiara Sirianni
13 Ottobre 2011
Secondo l'accusa, nella primavera del 2009 Carlo Chiriaco, ex direttore sanitario dell'Asl, e Pietro Trivi, ex assessore comunale, avrebbero comprato con duemila euro voti per sostenere l'elezione di Trivi in consiglio comunale. Invece il fatto non sussiste. Il pm aveva anche rifiutato i domiciliari per Chiriaco, malato, che ora dichiara: «Sono uscito da un incubo»

Assoluzione con formula piena. Perché «il fatto non sussiste». Questa la sentenza emessa dal tribunale di Pavia nel processo a Carlo Chiriaco, ex direttore sanitario dell’Asl, e Pietro Trivi, ex assessore comunale. I due erano imputati di corruzione  aggravata: secondo l’accusa, nella primavera del 2009 sarebbero stati comprati con duemila euro i voti per sostenere l’elezione di Trivi in consiglio comunale. L’indagine che ha portato a questo processo è un filone dell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia e in provincia di Pavia. Il pubblico ministero Paolo Storari aveva chiesto per entrambi la condanna a 2 anni, oltre a una multa di 900 euro, ma i giudici non hanno ritenuto attendibile la tesi accusatoria.

Il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, è stato sentito come testimone nel processo: a far partire le indagini era stata infatti un cena, risalente alla primavera del 2009, in cui a Mimmo Galeppi, infermiere e sindacalista pavese della Uil, era stato consegnato del denaro. La difesa ha sempre sostenuto che la cifra fosse un semplice rimborso per le spese sostenute per la campagna elettorale. «Non ho mai avuto il sospetto che alcuna cena fosse legata alla criminalità organizzata» ha dichiarato il sindaco. «Mi ricordo che quell’incontro conviviale era stato organizzato da esponenti della Uil sanità e da Pietro Trivi, l’altro candidato presente oltre a me. Quel pranzo doveva servire proprio a sostenere la candidatura di Trivi. Erano presenti una quarantina di persone: conoscevo solo alcuni dei commensali».

Due anni fa i giornali definivano l’ex direttore sanitario un uomo “da sempre a disposizione delle strutture mafiose”, alla luce del fatto che in un’intercettazione si sarebbe vantato di essere “il fondatore della ‘ndrangheta a Pavia”. Ora sembra tutto un lontano ricordo e si attendono le motivazioni della sentenza, che saranno depositate tra 30 giorni. L’avvocato di Chiriaco aveva denunciato quest’estate le sue cattive condizioni di salute (si muove con l’aiuto di una sedia a rotelle) e il fatto che fosse molto provato anche dal punto di vista psicologico, al punto di rifiutare il cibo. Dato il rischio di infarto cardiaco era stata presentata richiesta di arresti domiciliari, ma il Tribunale l’aveva respinta.

«Sono uscito da un incubo» ha detto Trivi, a udienza conclusa. «A pesarmi non era tanto l’accusa di corruzione elettorale, che sapevo essere assolutamente infondata, quanto la aggravante di un presunto collegamento con la malavita organizzata. Per fortuna la giustizia, nella quale ho sempre riposto la massima fiducia, ha dimostrato la mia completa innocenza».

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