Papa (Pdl): «Sono stato tre mesi in carcere senza un perché»

Di Chiara Rizzo
19 Aprile 2012
Il tribunale del Riesame di Napoli ha annullato le ordinanze di arresto per il deputato coinvolto nell'inchiesta P4 «per insussistenza di gravità indiziaria». «La custodia cautelare - dice a tempi.it - è una mostruosità».

Lo scorso 7 novembre una sentenza della Cassazione ha annullato definitivamente l’accusa di associazione per delinquere ad Alfonso Papa, il deputato del Pdl coinvolto dalle indagini dei pm John Woodcock e Francesco Curcio sulla “P4”.
La Suprema corte ha, di fatto, cancellato l’ipotesi accusatoria principale. La medesima sentenza, inoltre, ha annullato con rinvio al tribunale del Riesame di Napoli l’ordinanza di custodia cautelare per Alfonso Papa, il primo parlamentare nella storia della Repubblica ad aver scontato 101 giorni di carcere.
Lo scorso 5 marzo si è espresso anche il tribunale del Riesame di Napoli, che ha annullato le ordinanze di arresto per Papa «per insussistenza della gravità indiziaria».

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Alfonso Papa, nel frattempo, però, ha vissuto tre mesi in una cella di 30 metri quadrati a Poggioreale insieme ad altre quattro detenuti e, dal 31 ottobre al 23 dicembre, agli arresti domiciliari: durante quei cinque mesi le numerose richieste di scarcerazione presentate sono state respinte. Papa spiega a tempi.it che «dei 26 capi di imputazioni che mi sono stati contestati rimangono in piedi due concussioni per un valore minore di 6 mila euro, provenienti da accuse di due imprenditori che fecero queste dichiarazioni mentre erano indagati dal pm Woodcock per altri reati».

Dallo scorso 26 ottobre, è iniziato il processo presso la Corte d’assise di Napoli e, anche da recluso, Papa ha assistito a tutte le udienze. Il tribunale di Napoli lo scorso 27 dicembre ha dichiarato «l’inutilizzabilità delle intercettazioni che vedono coinvolto il deputato Alfonso Papa», poste a fondamento dell’ordinanza d’arresto, «per omessa richiesta alla Camera di appartenenza» in violazione alla Legge Boato.

Onorevole Papa, visto quanto è emerso sinora, e soprattutto vista la sentenza della Cassazione, perché allora, secondo lei, è stato in carcere senza un motivo valido?
Sì. Infatti questa vicenda ripropone il problema della carcerazione preventiva che è un errore tutto italiano. Sotto il profilo dei presupposti cautelari, nel mio caso la Cassazione ha riconosciuto che non esistevano le esigenze per procedere al mio arresto. Durante la carcerazione ho subìto numerosi abusi che ho sempre denunciato. Ad esempio, sono stato intercettato abusivamente in carcere nei miei colloqui con i familiari e gli avvocati, la mia corrispondenza è stata letta in barba a qualsiasi norma. Sono stato tenuto in carcere perché avrei dovuto rendere dichiarazioni sull’ex presidente del Consiglio. Sono dell’avviso che oggi bisognerebbe eliminare l’autorizzazione dell’arresto del parlamentare, perché è una procedura elusiva dal merito delle vicende giudiziarie, e usata solo per battaglie politiche. La vera battaglia politica da fare, invece, è quella all’abuso della custodia cautelare: i tempi e i numeri della carcerazione preventiva oggi sono inaccettabili. Se pensiamo che il 50,7 per cento delle persone in carcere attende ancora una sentenza, ci rendiamo conto di quale mostruosità si tratti.

In base alla sua esperienza, perché questo avviene in Italia? Nel resto d’Europa non è così, i detenuti in attesa di giudizio sono ad esempio solo il 16 per cento nelle carceri di Germania e Gran Bretagna.
È un’anomalia tutta italiana, che purtroppo si accompagna ad altre anomalie del nostro sistema giudiziario, come la lentezza dei processi, lo strapotere dei pubblici ministeri, l’assenza di totale responsabilità per chi commette errori giudiziari.

Lei ha presentato un ddl per limitare la custodia cautelare. Che cosa prevede?
Ritengo che l’accertamento dei fatti deve intervenire durante il processo: perciò propongo di eliminare la custodia cautelare e limitarla solo ai più gravi reati associativi e ai fatti di sangue. La realtà del carcere italiana è semplicemente inumana e contraria a qualsiasi criterio del diritto.

Dopo la sua scarcerazione, ogni fine settimana lei entra in visita a Poggioreale. Ha visitato anche le carceri di Roma e Milano. Perché? 
Devo la mia sopravvivenza esclusivamente ai detenuti e agli agenti, perché ogni giorno fanno uno sforzo immane perché in carcere non si muoia. Quello che ho visto con i miei occhi è che, se non fosse per l’alto grado di sopportazione e collaborazione che si sviluppa in carcere, ci sarebbe davvero da morirci dentro ogni giorno. E capisco perché si arrivi a così tanti suicidi tra i detenuti e persino tra gli agenti di polizia penitenziaria. Nelle visite che faccio raccolgo segnalazioni continue di gravi trasgressioni da quanto prevede la nostra legge, che vanno da carenze sull’assistenza medico-psicologica, alle condizioni materiali, agli abusi.

Qualche giorno fa, subito dopo lo scandalo legato alle vicende leghiste, lei ha ricordato sul Giornale quello che accadde tra lei e l’allora ministro Roberto Maroni subito prima del voto alla Camera che portò al suo arresto. Cosa vi diceste? E perché, a suo parere, la Lega fu favorevole al suo arresto?
Rispetto a quello che sta succedendo prendo solo atto che il ricambio della leadership in quel partito si sta realizzando a “botta” di azioni giudiziarie. All’epoca della richiesta del mio arresto, andai da Roberto Maroni e gli segnalai la mia difesa: gli consegnai quegli stessi atti che ora sono stati recepiti dalla Cassazione. Maroni mi rispose che avrebbero votato a favore del mio arresto perché la loro era una valutazione solamente politica, non di merito. Non gli interessavano le mie carte, per lui il voto era solo un segnale politico da dare all’opinione pubblica sulla posizione legalitaria della Lega. Il provvedimento della Cassazione e ciò che sta accadendo nella Lega dovrebbe indurre ad una riflessione su cosa sia davvero la legalità e cosa non lo sia.

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1 commento

  1. enrico

    (…) Il tribunale di Napoli lo scorso 27 dicembre ha dichiarato «l’inutilizzabilità delle intercettazioni che vedono coinvolto il deputato Alfonso Papa», poste a fondamento dell’ordinanza d’arresto, «per omessa richiesta alla Camera di appartenenza» in violazione alla Legge Boato. (…) quindi è fuori solo per un vizio di forma?

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