Arruolato dai benpensanti, Francesco indigna i rivoluzionari. Evviva il Papa dall’atteggiamento che fa casino

Di Luigi Amicone
21 Settembre 2013
Ferrara lo condanna, Scalfari lo arruola tra i i feudatari del relativismo collettivo. Ma di qua dal muro degli intellettuali, la gente chi dice che papa Francesco sia?

Il tribunale rivoluzionario di Giuliano Ferrara lo condanna per intelligenza col nemico. L’accademia della crusca dei benpensanti di Eugenio Scalfari si congratula e lo arruola tra i i feudatari del relativismo collettivo. Ma di qua dal muro degli intellettuali, la gente chi dice che papa Francesco sia?

TUTTI INCURIOSITI. Lo abbiamo sentito in tutte le salse tramite quel mezzo soporifero che però, piaccia o no, è anche specchio dell’odierna umanità. Il medium si spertica in sorpresa e lodi. Dal Papa del popolo al Papa degli ultimi, dal Papa della gente comune e delle telefonate a quello dell’apertura ai gay e a ogni genere di gente normale: un Papa che sa farsi capire quando parla e sa comprendere i problemi della gente. Insomma, Francesco ha suscitato un’onda di benevolenza, attenzione, curiosità in ogni dove. Sono rari, come gli atei nel Medioevo, coloro i quali reagiscono ancora meccanicamente, stizziti per il solo fatto che esista un’istituzione che si chiama papato e un uomo che parli con un’autorità conclamata e accettata in tutto l’universo mondo.

TRANNE VERBITSKY. Horacio Verbitsky è il solo al mondo che abbia avuto l’ardire e la sfacciataggine di parlare male di Bergoglio dal primo giorno della sua elezione. Insomma, solo chi è pietrificato nell’ora dei propri pregiudizi trova, per dirlo con un giornalista dell’Adista, per altro agenzia di stampa cattolica, che Francesco sia un parolaio populista che non si potrà apprezzare fino a quando non farà come vuole il giornalista stesso. Cioè, in pratica, sciogliere la chiesa istituzionale e gerarchica nel mondo dei poveri, delle anime belle e delle pensate poveracciste. Insomma, la variante ebete delle tesi di Martin Lutero,un protestantesimo dettato dalla adeguatio intellectus non alla realtà ma alla linea editoriale del New York Times, quando va bene, dell’Adista quando vai nella parrocchie italiane.

OSPEDALE DA CAMPO. Secondo il nostro modestissimo avviso, invece, ha semplicemente visto giusto il comune sentire del popolo. Francesco non contraddice in niente il precedente magistero. Per il momento è concentrato su altro. Ospedale da campo dopo una battaglia. Sente per prima cosa di doversi piegare, accettando gli incontri che gli capitano. Per questo ha scelto la camera 201 di un albergo non lussuoso invece di un appartamento nei palazzi apostolici. Per questo non parla nei video alle folle ma tutte le mattine durante la Messa a Santa Marta e poi al telefono e durante i corpo a corpo quotidiani. Per questo sta davanti al Santissimo ogni sera, addormentandosi per la stanchezza.

NESSUN TRIONFO DA CELEBRARE. Per questo, infine, la sua pace è chinare il capo tra le braccia del popolo. Può un Papa quasi ottantenne tenere questo ritmo? Forse no, ma con la grazia di Dio niente è impossibile. Di certo c’è la chiarezza e le decisioni di un Papa, che sono già un programma in azione. Per lui conta un inizio, un atteggiamento. Non occupare uno spazio, ma avviare un processo. Infatti, con immensa tempestività, si è già messo di traverso a una guerra, ha introdotto Cristo all’occhio appannato e distratto del tipo umano contemporaneo. Non c’è trionfo da celebrare. Ma c’è di che curiosare, guardare e ascoltare.

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1 commento

  1. Marta

    in continuita’ ? lo lo strappo lo vedo e lo sento e non c’entrano i giornalisti, perche’ chiunque puo’ leggere il testo integrale della conversazione e redersi conto che non e’ solo una questione di cambio d modo e di stile. Questa e’ una rivoluzione .

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