
Pannella/ Strik Lievers: «”L’ala non violenta” della società mi preoccupa»
La manifestazione degli “Indignados” svoltasi sabato 15 ottobre è stata definita pacifista dalla maggior parte della stampa nazionale. Gli eventi di violenza accaduti a Roma sono stati circoscritti al vandalismo dei black bloc, esclusi questi, si è parlato del resto dei partecipanti alla manifestazione come pacifisti. Purtroppo, se si guarda il video pubblicato dai radicali, dove Marco Pannella viene insultato e reso oggetto di sputi dalla folla presente, qualche domanda sul livello di pacifismo della manifestazione occorre farsela.
L’argomento è stato affrontato da Radio Tempi con il milanese radicale Lorenzo Strik Lievers, che giudica negativamente la modalità di rappresentare l’opinione degli indignados italiani: «I mezzi prefigurano i fini, cioè i mezzi diventano parte della civiltà che tenti di costruire». Le proteste dei radicali, continua durante la trasmissione Gli spari sopra, hanno sempre avuto una modalità comunicativa non violenta, aperta al dialogo: gli scioperi della fame ne sono un paradigma.
Il video che vede Marco Pannella oltraggiato, invece, «è espressione di una realtà che suscita un allarme profondo su quanto sta succedendo in questa società, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta ala non violenta». Secondo Strik Lievers, bisogna preoccuparsi proprio di questi ultimi: «Un riflesso oscuro della nostra società, causato principalmente dalla disinformazione sistematica operata dai media nazionali». Il modo rabbioso di protestare, anche se non scaturisce in violenza, pone un quesito a livello politico e in particolar modo sulla «mancanza di progetti credibili successivi all’era berlusconiana». I radicali, continua, stanno cercando di porre delle idee politiche: una fra tutte la battaglia per l’amnistia: «Nelle carceri italiane c’è una situazione contra legem, espressione della stessa violenza vista sabato perché considerare il carcere un luogo punitivo, anziché rieducativo, è un dato che ci deve far domandare: cosa vogliamo costruire?».
Twitter: @giardser
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